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Amburgo 2/ Crolla la Cdu, Scholz il ‘migliorista’ sempre più guida dei socialisti

– Nove anni di governo in una delle città tedesche più importanti cancellati in poche ore con un tratto di penna. Quello sufficiente ad apporre una crocetta sul nome di Olaf Scholz, nuovo Borgomastro di Amburgo e, forse, nuova speranza socialdemocratica per strappare la Cancelleria Federale dalle mani di Frau Angela Merkel.

Giovane, non giovanissimo (52 anni) questo avvocato dall’aria timida ha già una carriera ed una posizione di tutto rispetto nell’ organigramma del partito di massa più antico d’Europa.  Parlamentare al Bundestag dal 1998, Scholz ha già occupato una poltrona ministeriale, nemmeno troppo comoda, per quasi due anni. Dal 2005 al 2007, infatti, è stato il titolare del Dicastero al Lavoro ed agli Affari Sociali.

In questa incombenza ha dovuto ricorrere a tutto il proprio sangue freddo ed una non comune abilità diplomatica per trattare una materia esplosiva come l’Agenda 2010, l’ambizioso programma di riforma del welfare tedesco che comprendeva i famosi dossiers Hartz dei quali l’ultimo, il quarto, metteva mano al consolidato sistema di ammortizzatori sociali per la disoccupazione di lungo periodo.

L’esperienza maturata in questo frangente è stata fondamentale, tantopiù in un ambiente ostile e solitamente poco produttivo del tipo di un governo di “grosse koalition” assieme ai rivali storici della CDU-CSU. Peraltro la grande riforma che affondava le proprie origini nel lavoro della commissione Hartz e nella velleità dell’Esecutivo Schroeder di rilanciare la boccheggiante locomotiva tedesca era costata carissima proprio all’ultimo Cancelliere socialista: la SPD subì una scissione a sinistra piuttosto pesante tanto da uscire fortemente ridimensionata nelle elezioni del 2005 e sonoramente battuta dalla coalizione liberal-conservatrice in quelle dell’autunno 2009.

Un vero e proprio battesimo del fuoco, quindi, per il “Maestro del Compromesso” come si iniziava a soprannominare lo stesso Scholz. Che dopo la fase governativa si adattò da par suo a tentare la difficile impresa di riportare un po’ di serenità nella disastrata casa socialdemocratica ricoprendo una delle quattro caselle di Vice-Presidente del partito. Un compito proibitivo vista la frattura interna evidentissima tra l’ala schroederiana di “Neue Mitte” e il nocciolo duro keynesiano.

Forse il vero motivo, suggeriscono i maligni, che spinge Scholz a mollare baracca e burattini e candidarsi alla poltrona di Sindaco-Presidente ad Amburgo. Ed a vincere con uno score fenomenale, superiore al 48%. Tanto per intenderci 15 punti netti al di sopra del risultato di tre anni prima e ben 21 in più del magro bottino alle consultazioni nazionali dell’anno dopo.

I Commentatori si sono scatenati, da subito, nel magnificare questa macchina elettorale in grado di annichilire la concorrenza. Non uguale unanimità da parte dei boss della SPD.Anzi il potente collega Klaus Wowereit, primo cittadino di Berlino, dopo essersi complimentato come etichetta impone ha lanciato una frecciatina avvelenata rimarcando come: “Amburgo non è Berlino”. Quasi un caveat in prospettiva BundesKanzlerei…

Strano destino quello della sinistra “migliorista” o blairiana in Europa: una sorte analoga, quella del fuoco amico, potrebbe essere riservata anche all’omologo francese Strauss-Kahn che si appresta a correre per conquistare l’Eliseo.

Ma prima di pensare alla lotta per l’investitura c’è da godersi il trionfo. Indubitabile e quasi imbarazzante nelle proporzioni. I Cristiano-democratici incassano il peggior risultato dal 1946 con un esangue 21%. Praticamente un dimezzamento dalla precedente consiliatura ed un arretramento fortissimo anche in rapporto a 16 mesi fa ( circa il 7% in meno). Ha convinto  in pochi l’arroccamento conservatore del successore di Ole Von Beust, tale Christoph Ahlaus capace solamente di rompere l’alleanza di governo inedita con gli ecologisti e condannare, in questo modo, la destra amburghese ad una Waterloo delle proporzioni cui accennavo.

Davvero un momento nero per i cristiano-democratici: a picco ovunque nei sondaggi, Von Beust ritirato a vita privata e l’astro nascente Guttemberg coinvolto in uno scandaletto insidioso.

Almeno ad Amburgo un sospiro di sollievo, invece, per i liberali che aumentano i propri consensi rientrando nell’assise municipale con 9 eletti. Non malaccio per un partito che si voleva agonizzante incapace di raggiungere l’asticella del 5% a livello nazionale.

Confermano, più o meno, i propri numeri senza sfondare Verdi e Linke anche a causa dell’effetto Scholz e sorprendono, infine, quelli del Partito Pirata che con il minimo battage superano di poco il 2%.

Fra qualche settimana si riparte: marzo sarà davvero un mese di fuoco con il rinnovo di tre assemblee di Laender: l’orientale Sassonia-Ahnalt e di seguito le ben più importanti Renania-Palatinato ed il Baden-Wurttemberg, da sempre fortino moderato. Molto probabile che anche in questa tornata le baruffe socialdemocratiche passino in secondo piano rispetto alla grave crisi in cui si trova immerso il tandem liberal-democristiano

Amburgo 1/ Ma non è un test per il governo giallo-nero – di Giovanni Boggero


Autore: Salvatore Antonaci

39 anni, salentino con aspirazioni cosmopolite. Una laurea in Lettere e Filosofia, molti interessi, scrive e si dedica, di tanto in tanto, a lavoretti (molto) precari. Già militante e dirigente radicale, collabora con il Movimento Libertario e con altre organizzazioni di area liberale come Libertiamo e Confcontribuenti. Sempre animato dallo stesso spirito curioso, laico e dialettico.

2 Responses to “Amburgo 2/ Crolla la Cdu, Scholz il ‘migliorista’ sempre più guida dei socialisti”

  1. Domanda a bruciapelo: mi potresti dare un quadro dell’FDP? Alle elezioni “nazionali” era oltre il 10%, cos’è successo in questi anni?

  2. Esattamente al 14,5% e spiccioli, massimo storico dalla nascita della Repubblica Federale. Potrei risponderti,forse, una serie di cause che ben miscelate hanno prodotto questo pessimo risultato.In primo luogo è quasi una tradizione consolidata nella politica tedesca che lo junior partner di una coalizione di governo debba fare le spese in termini elettorali di una condizione oggettivamente non semplice.Se le cose van bene, il merito è tutto del BundesKanzler(o Kanzlerin,nel caso attuale). Se,viceversa,il quadro volge al peggio il partito più piccolo fa da parafulmine assorbendo i contraccolpi più pesanti. Una situazione analoga,se vogliamo, si sta vivendo pure in inghilterra con i Libdems, partito appartenente anch’esso alla grande famiglia liberale pur con caratteristiche assai differenti dalla FDP.Inoltre, sicuramente,traspare una delusione generale per non essere riusciti ad imporre l’agenda liberale ad un governo prudente,per così dire.Se poi aggiungiamo che la guida Westerwelle non si è dimostrata così sicura e carismatica quanto sembrava il quadro è quasi completo.Dobbiamo, però, dire che il voto amburghese è andato un po’ in controtendenza, è vero, ma ciò è stato dovuto alle caratteristiche eminentemente locali del test. Già a marzo potrebbero essere dolori e anche seri per i liberali.I sondaggi li danno attorno al 5% proprio ai margini della linea di galleggiamento. Oggi come oggi credo che l’esigenza principale del gruppo dirigente sia quella di riuscire a rimanere in almeno alcuni dei 6 laeder che andranno alle urne da qui a settembre.Potrebbe non essere affare semplicissimo

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