Seimila (emendamenti radicali) contro i cinque miliardi (di dollari) a Gheddafi

– Furono seimila gli emendamenti presentati dai parlamentari radicali nel 2009 contro quel trattato Italia-Libia, che sanciva nella forma di uno ‘stretto partenariato’ l’infame complicità con un regime efferato. 
Seimila emendamenti, che Massimo D’Alema in un memorabile discorso del 20 gennaio contrastava difendendo il ‘senso politico’ di quell’accordo, che regalava al dittatore libico cinque miliardi di dollari per riparare gli antichi misfatti coloniali.

Un assegno in bianco, condito da una serie di impegni per una cooperazione in materia di difesa e industria militare.
 A votare contro furono soltanto i parlamentari radicali e due deputati del PD. Anche se Casini ai microfoni del tg3 é stato capace di farsi (falso) paladino di un’opposizione ‘sfuggita’, per cosi dire, ai resoconti stenografici dei lavori parlamentari. ‘Che faccia di tolla’, ha detto bene Massimo Bordin nella sua rassegna stampa mattutina su Radio Radicale.

Quello che avviene in Libia, e più in generale in Nord Africa, innanzitutto smentisce le teorie culturaliste spesso cavalcate dai movimenti terzomondisti. L’idea secondo la quale ci sarebbero dei popoli sociologicamente e antropologicamente inclini a forme di governo diverse dalla democrazia. Da qui il mito oscurantista dell’Occidente tronfio e presuntuoso, intento a imporre democrazia e libertà occidentali senza alcun rispetto per le specificità culturali. Tutte balle. L’aspirazione alla libertà é connaturata ad ogni essere umano. Ce lo insegnano con immenso coraggio le donne e gli uomini, che in queste ore rischiano la vita per le strade in nome del sommo valore della libertà.

E oggi più che in passato vacilla l’Occidente, l’idea stessa del primato della democrazia liberale. L’Europa, dove  l’Italia si fa alfiere di una politica di appeasement  insieme a Malta e alla Repubblica Ceca, chiede di avviare un ‘processo di riconciliazione nazionale’. Si confida insomma nelle dinamiche interne al regime libico, nell’arbitrio del despota, mentre centinaia di persone vengono falcidiate dai raid aerei. L’America fa la voce grossa, ma sa di potere poco da sola. Le Nazioni Unite, che già in passato hanno inflitto sanzioni al regime di Tripoli (con quali risultati?), sonnecchiano, mentre l’ambasciatore libico al Palazzo di Vetro parla apertamente di ‘genocidio’. Emerge la fragilità del diritto internazionale tenuto sotto scacco dalle logiche degli stati nazionali.

Lunedì sera a piazza Montecitorio si manifestava per la libertà in Nord Africa. Non c’era neppure una bandiera della pace. I pacifisti a senso unico non c’erano. Io portavo la bandiera del Partito Radicale Transnazionale.
Seimila emendamenti contro cinque miliardi di dollari. È con questi numeri che dobbiamo fare i conti.


Autore: Annalisa Chirico

Pugliese, classe 1986. Laureata cum laude in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Master in European Studies. Attualmente specializzanda in Relazioni Internazionali. Durante l'Eramus a Bruxelles ha lavorato al Parlamento Europeo per gli europarlamentari radicali. E' membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e dirigente dell'Associazione Luca Coscioni. Liberale, antiproibizionista e federalista europea.

One Response to “Seimila (emendamenti radicali) contro i cinque miliardi (di dollari) a Gheddafi”

  1. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Un vero delirio.
    Non solo si dimentica di citare il vergognoso silenzio bipartisan sulle decine di migliaia di ebrei che vivevano in Libia da oltre duemila anni (ben prima dell’Islam!) che furono depredati ed espulsi e la maggioranza dei quali finí in Italia o Israele. Ma forse anche i diritti umani di base, che non escludono il diritto alla proprietà, oltre che a non essere cacciati da antisemiti.
    Democrazia?… E dove sarebbe, di grazia? Sarebbe quella che fa stuprare Lara Logan delle CBS in Piazza Tahrir all’urlo “Ebrea, Ebrea!” da questi animali feroci?… O quella che fa disegnare Stelle di Davide sulle fronti di Mubarak e Gheddafi dai manifestanti? Quella che fa dire a Qaradawi di fronte a due milioni di Egiziani in delirio: “Libereremo Gerusalemme dagli Ebrei figli di cani e Porci”?
    Altro che terzomondismo. Perché non condannare e criticare con la certezza che i nostri valori di libertà sono MIGLIORI? Perché questo relativismo?
    Si commette l’errore “sinistro”, grossolano e tipico della sinistra, d’innamorarsi delle folle, che si cavalcano anche quando sono portatrici di totalitarismo e integralismo, di medioevo, di fustigazioni, di oppressione delle donne (sta già cominciando in Tunisia, SOLO paese arabo in cui le donne non sono – ancora – trattate come bestiame senza diritti), di mutilazioni sessuali, di diniego della libertà agli infedeli.
    Il tutto nella solita auto fustigazione tipica del terzomondismo, secondo cui le colpe son tutte occidentali, i valori dell’occidente, la libertà in primis, sarebbero equivalenti ai valori dell’oppressione e della sottomissione (il VERO significato della parola Islam in Arabo è sottomissione, NON pace). E paradossalmente accusando i terzomondisti…
    Proprio triste, e penoso da leggere da quanto è fuori dal bersaglio.
    Le Nazioni Unite, poi, non è vero che hanno osteggiato Gheddafi. L’ONU è sempre più un carrozzone inutile che serve solo ai satrapi e dittatori di ogni tipo.
    Non a caso Gheddafi fu fatto presidente della commisione ONU sui diritti umani, la Libia la presiedette per mesi, cosí come l’Iran degli Ayatollah, la Siria delle carceri e torture, eccetera.
    Il tutto mentre Israele no può neppure prendervi parte, in quanto bisogna sottostare ai diktat dei satrapi!

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