Frattini lascia sola la Libia. L’Europa lascia solo Frattini

di SIMONA BONFANTE – “L’Unione Europea non deve interferire nei processi in corso in tutta la regione libica ma deve limitarsi ad incoraggiarli. Occorre difendere la sovranità e l’integrità territoriale della Libia. L’Europa non deve esportare la democrazia: noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire, questo è il nostro modello europeo, prendetelo. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership.”
Così il Ministro Franco Frattini, a margine del vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, dedicato – va da sé – all’emergenza libica. Il nostro titolare degli Esteri ha dunque confermato quelli che ieri Carmelo Palma paventava solo come timori, eventualità da scongiurare – pena la credibilità e la stessa conformità del nostro profilo nazionale alla cornice diplomatica euro-atlantica.

L’idea del governo italiano è che si debba ignorare la strage decisa e messa in atto da Gheddafi, e fare come se il Colonello non avesse ufficialmente annunciato di avere intenzione di andare avanti così “fino a che anche l’ultimo dei manifestanti non sarà stato abbattuto”.
Una posizione, la nostra, legittima – ci mancherebbe. Ma certo non per un paese geo-eticamente ancorato alla civiltà democratica e liberale ancora perentoriamente rsipettata all’interno della cornice euro-atlantica. Un posizione, la nostra, non proprio conforme, insomma, alla assai più comprensibile (e condivisibile) fermezza espressa invece dagli altri partner europei. Prendiamone uno, a noi caro: il Regno Unito.

A margine del vertice di Bruxelles, mentre Frattini si scopriva così risolutamente avverso alla piattaforma pro-democracy, sostenuta invece con sì convinto ardore nel travagliato periodo della fratellanza bushiana, il Ministro Hague usava parole di tutt’altro tenore, definiva “duramente compromessa la credibilità del governo libico”, auspicava un’inchiesta sulla violenza nei confronti dei manifetsanti e sosteneva la necessità di un coinvolgimento della comunità internazionale.

“Servono osservatori che monitorino il rispetto dei diritti umani, serve avviare un dialogo genuino sulle riforme politiche ed economiche, serve rimuovere le restrizioni ad internet ed ai media e la fine delle intimidazioni verso i giornalisti.”

“Non c’è dubbio – osservava ancora Hague – che la comunità internazionale riterrà il governo libico responsabile delle sue azioni.”.

A queste dichiarazioni, il governo britannico, faceva poi conseguire i fatti, ovvero un’iniziativa “rapida ed immediata”, e certo non solo formale: all’ambasciatore libico a Londra, per dire, il Foreign Secretary esprimeva “in termini categorici” l’assoluta condanna dell’uso letale ella forza contro i dimostranti”, e questo mentre il Primo Ministro, David Cameron, che proprio ieri si trovava in Egitto, annunciava la revoca delle licenze per l’esportazione di armi in Libia. Iniziative diplomatiche e controffensive economiche, insomma.

Frattini, invece, pare non avere affatto chiara l’entità e la non opinabilità delle mostruosità commesse dall’amico di Berlusconi. Mostruosità che di ora in ora si fanno ahinoi sempre più aberranti. L’auspicio del nostro fiabesco profeta di serenità è che “il processo di riconciliazione in Libia” parta “in modo pacifico arrivando ad una Costituzione”. Questo – conviene con disincanto il responsabile della nostra diplomazia – sarebbe un obiettivo fondamentale”.

Come non essere d’accordo. Peccato però che la via pacifica alla democratizzazione dell’alleato nordafricano sia impedita, ed anzi osteggiata, proprio dal dittatore che in questa così drammatica circostanza – constatiamo – ha ri-dato il meglio di sé confermando l’inemendabile brutalità che lo ha reso così poco amato e così tanto diffidato dall’intero consesso delle nazioni libere. Da tutte le nazioni libere salvo – va da sé – la nostra.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

12 Responses to “Frattini lascia sola la Libia. L’Europa lascia solo Frattini”

  1. Condivido tutto-tutto-tutto. Complimenti.

  2. Maurizio scrive:

    L’Italia non è l’europa, ma non lo è neanche la Gran Bretagna, solitamente appiattita sulle posizioni americane, come questo blog del resto.
    Una bella democratizzazione fatta con bombe intelligenti e proiettili all’uranio impoverito, come se non bastassero gli ordigni del folle colonnello.

  3. sono fiero di fraquentare un think tank appiattito sulle posizioni anglo-americane

  4. cmq mi sono reso conto Silvio la rivoluzione liberale, l’ha fatta, ed eccome se l’ha fatta,ma in senso radicale; ne ha rivoluzionato il termine.
    Ormai avere posizioni simili a quelle della Gran Bretagna e degli Stati Uniti e’ diventato piuttosto scomodo in Italia

  5. Pietro M. scrive:

    Sarebbe una gran cosa esportare la democrazia con le bombe, come hanno fatto gli americani con l’Italia. Solo che in Italia ha dato risultati mediocri ma non osceni, e in Iraq ha fatto finora un casino, anche se forse in via di normalizzazione.

    Direi dunque che l’idea in sé fosse cretina, perché trascurava che serve un substrato culturale e istituzionale per “esportare la democrazia”. Se questo substrato ci fosse, in Libia, sarebbe una buona idea venire in soccorso della popolazione bombardando aeroporti, caserme, porti, centri di CCC (comando, controllo, comunicazioni), e altre cose.

    Le guerre risolvono grandi cose, quando lasciano la strada aperta ad alternative percorribili rimuovendo alcuni ostacoli, il problema è che non servono a niente se non c’è un’alternativa credibile.

  6. Maurizio scrive:

    @ Ciabattoni, forse un giorno si accorgerà che non sempre gli interessi degli anglo americani concidono con i nostri, magari dopo un fredda giornata invernale senza riscaldamento.
    Sull’affermazione di esportare la democrazia con le bombe poi preferisco non esprimermi, sono semplicemente annichilito da simili concetti.

  7. @ maurizio
    guarda di sicuro so che i miei interessi concideranno sempre in maniera maggiore con quelli degli anglo-americani, piuttosto che dei sovietici.
    buona lettura
    http://www.libertiamo.it/2010/01/07/nabucco-south-stream-e-il-rubinetto-di-mosca-per-il-gas-europeo/

  8. Maurizio scrive:

    @ Ciabattoni, forse le è sfuggito che l’Unione Sovetica (assieme al muro) è crollata nell’89, ma a prescindere da questo lei mi fornisce un link allo stesso sito su cui stiamo scrivendo, sito che personalmente ritengo decisamente di parte.
    Sulle sue certezze io non mi pronuncio, pienamente il diritto di averle. Personalemte preferisco curarmi da solo i miei interessi, senza demandare ad altri che giustamente curano i propri.
    E del resto lo ha detto lo stesso Kissinger che essere nemici degli Usa può essere “pericoloso”, ma che esserne (troppo) amici può essere “mortale”.

  9. @ maurizio
    la parola “sovietici” era voluta.
    sul link, se ne possono trovare mille altri, quello che ti ho postato era il primo che mi era uscito.
    kissinger? amici degli USA e’ mortale?? non ha fatto mica la fine della Politkovskaja, lui…

  10. Pietro M. scrive:

    Maurizio: forse le sfugge che la realtà e gli ideali sono due cose diverse, e che tra le due cose ci può essere una distanza abissale, soprattutto lontano dalle liberal-democrazie occidentali.

    Vorremmo vivere in un mondo dove i dittatori fermano i massacri perché noi facciamo loro prediche morali e ci indigniamo? Sì, vorremmo tutti.

    Viviamo in un mondo siffatto? No, ed è impossibile affermare il contrario.

    Se si vuole fermare il massacro, si deve fermare l’esercito libico, ad esempio bombardandone porti ed aeroporti e distruggendone le infrastrutture. Se si vuole lasciare le cose come stanno, si sta a guardare.

    Io forse sono per lo stare a guardare, ma non per questo mi sento moralmente superiore a chi propone di fare qualcosa. E non c’è altro modo di fare qualcosa che usare le armi.

    Hitler non fermò la Shoah perché i benpensanti erano contrari: ciò che pose fine alla Shoah fu che gli eserciti alleati sconfissero l’esercito tedesco. E’ merito delle bombe se quell’orrore è finito, non delle buone intenzioni delle anime belle, che servono solo a far star bene i benpensanti.

    Questa è la realtà. Ci si può illudere di vivere in un mondo diverso, ma così facendo si perde il diritto di essere presi sul serio. Se si fa una cosa, ci saranno conseguenze; se se ne sceglie un’altra, ce ne saranno di diverse: non si può far finta di non dover scegliere.

    Credere di risolvere i problemi con i buoni propositi e le prediche è come credere di poter curare l’AIDS con le preghiere. Facile avere la coscienza pulita quando non la si deve usare.

  11. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    L’antiamericanismo catto-fascio-comunista, e l’antianglismo catto-fascio-comunista, sono una malattia da cui l’Italia non si è ancora liberata, ma che, per fortuna, in questo sito si trova meno che altrove.
    America ha sempre voluto dire e vuole ancora dire LIBERTÀ, anche per chi ne è geloso, o per chi ne è semplicemente incredibilmente ignorante, e si basa o sui reportage provinciali e spesso stupidi della maggior parte dei corrispondenti RAI, Mediaset e della carta stampata, o sui pregiudizi ideologici con cui filtra tutto.
    L’America non ha la palla al piede del bagaglio medievale, e guarda sempre al futuro.
    L’Italia, invece, in un sacco di campi non ha mai superato il medioevo: dall’eccesso di legislazione e regolamenti, alle corporazioni e ordini, ai balzelli pazzeschi, alla mentalità da roghi e gogne (mediatiche o meno), ai bizantinismi da regno degli azzeccagarbugli, i notai, le farmacie ereditarie, eccetera, eccetera, fino allo stravolgimento completo dell’idea anglosassone stessa della privacy, trasformata in uno strumento di controllo centralizzato di un’autority autoritaria, le cui norme mettono persino in pericolo le vite dei bambini (come quelle che proibiscono che un insegnante (peggio ancora se di scuola materna!) sappia se qualcuno dei suoi allievi è affetto da parassiti o malattie che possono mettere in pericolo la vita degli altri e possa prendere le misure profilattiche necessarie per impedirlo…
    Sono dovuto tornare in Italia dopo 30 anni obtorto collo, dopo tre decenni passati fra gli USA e Israele, e mi pare di avere fatto un passo indietro di cento anni.
    Sveglia!

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