Fli è in ‘crisi’, cioè ha prodotto una cesura col passato. Perciò i ‘vecchi’ se ne vanno

– Futuro e Libertà per l’Italia si spacca! il partito che non c’è!  FLI in crisi ancor prima di nascere! il nuovo partito già dilaniato dai conflitti interni!Queste e altre frasi le ho viste, come tutti, campeggiare nei titoli politici di questi giorni. Una parte dell’opinione pubblica è convinta che il neo partito sia già rotto.

La neo costituita esperienza di FLI nei giorni precedenti all’assemblea di Milano era stata decodificata, dal pubblico dei media, in base a tre presupposti tematici diversi:

FLI come fattore di rottura e di destabilizazione dello status quo berlusconiano;

FLI come tradimento del patto della destra di governo;

FLI come nuovo progetto per una nuova, e rifondata, destra liberale.

Il 14 dicembre, dopo il fallimento del tentativo di sfiducia del premier, il ruolo, immaginato, di FLI come oggetto della provvidenza e di rovesciamento del presidente del consiglio è andato in fumo. Chi considerava, invece, FLI come ingrato soggetto traditore, la pensa e la continuerà a pensare allo stesso modo. E tutto ciò va bene. Nelle ragioni e nelle intenzioni della fondazione di FLI non interessava, e non interessa, né porsi come i cavalieri dell’Apocalisse che bruciano nel fuoco Berlusconi né, ovviamente, come coloro che hanno cambiato idea e che in virtù di ciò … tradiscono.

Il problema (e l’opportunità) è che adesso bisogna comunicare un progetto politico serio e alternativo al nulla destrorso dell’accoppiata Lega-Pdl.

Andrebbe fatto intendere, al futuro elettorato, che la cosiddetta crisi di FLI può essere intesa in quanto crisi se FLI avesse voluto diventare l’ago della bilancia dell’attuale legislatura, o se avesse voluto incamerare il maggior numero di transfughi berlusconiani possibile, in una logica di breve periodo. Ciò che invece sta accadendo ora, ossia la fuga e il ritorno a casa di alcuni deputati e senatori, e l’accesa dialettica all’interno del partito, non sono altro che prevedibili e sane modalità di strutturazione di un partito che tenta di inverare il terzo presupposto di cui parlavamo sopra, ossia il progetto politico di una nuova destra liberale.

Crisi” è una parola, come tutte, complessa. Da un lato il suo significato comune, che è quello di fase della vita individuale o collettiva particolarmente difficili da superare e suscettibile di sviluppi più o meno gravi. Su questo significato si stanno distribuendo, nei loro racconti, parte dei media e, ahimè per FLI, parte dei  componenti e protagonisti politici del nuovo partito. Che lo facciano i media è ovvio, ma che lo facciano i membri attivi di FLI è grave. E’ grave in un’ottica di veicolazione di un immaginario a corto e breve raggio che spingerà i futuri elettori a considerare FLI solo per quella che è la sua attuale contingenza. La politica, quando comunica soltanto e semplicemente la difficoltà del presente, finisce per diventare l’ inconscia metafora valoriale di un unico tema: l’impotenza.

Ma “crisi” ha anche un altro significato, implicato nella dimensione profonda della parola stessa. Crisi significa (così come lo significava in greco) separazione, scelta, discontinuità, giudizio. Il valore tematico da attribuire ad una parola è una scelta che tocca a chi comunica, prima ancora che a chi interpreta. E chi comunica, soprattutto in politica, ha il dovere di far sì che ogni risorsa tematica della comunicazione vada valorizzata. E’ questo il compito che in questo momento dovrebbe svolgere chi si se occupa della comunicazione di FLI.

La diaspora degli ex Berlusconiani ora  “riberlusconizzatisi” non va fatta percepire come un problema, non gli va attribuito il valore di perdita per il partito né tantomeno quello di abbandono nei confronti del partito – ma piuttosto quello di scelta consapevole, e preventivata, del partito in nome di un progetto, di una strategia e di una tattica.

Un progetto che non ha subito defezioni, ma che ha volutamente spinto chi non era d’accordo a calare la maschera della sua condivisione opportunistica. L’errore più grave che FLI potrebbe fare in questo momento è quello di sembrare (perdonatemi il linguaggio specifico) agito e non agente – ossia, in balia degli eventi e non causa cosciente degli eventi.

Se un partito comunica la propria incidentalità e impossibilità di previsione degli accadimenti, è destinato alla sconfitta, perché produce un immaginario sconfitto, fatalista.

Un progetto, se c’è, non vive di presente, non si nutre della contingenza né della congiuntura, ma si nutre del domani e spinge oltre. E allora dev’esser chiaro, e FLI deve trovare il modo di veicolare il contenuto, che un partito neonato, e che vuole essere propulsivo, non lavora per il mantenimento in vita, con i tubi dell’ossigeno e l’accanimento terapeutico, e per la preservazione di tutte le anime del proprio passato, ma per la costruzione di quelle future e della propria storia che verrà.

I conflitti e le dialettiche di chi rimane in FLI dovrebbero, come in realtà sono, non essere drammatizzate in chiave di frattura, ma enfatizzate in chiave di fertilità dello scambio, anche se duro, tra le diverse identità di chi lo compone. Un partito, se sano, é dato e fatto da plurivocità. Un partito univoco o non è democratico o non è un partito. La complessità di un partito deve apparire come la sua ricchezza, e non come la sua fragilità.

Ma tutte queste cose, vengono comunicate? Qualcuno lo fa – certo, singolarmente – ma basta qualcuno?

FLI dovrà imparare ad organizzare le sue dinamiche di autorappresentazione, e lo dovrà fare in modo organico, altrimenti ripercorrerà, in vitro e in scala, l’esperienza del governo Prodi (mitologico esempio di anti-comunicazione), ma senza mai aver governato.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

5 Responses to “Fli è in ‘crisi’, cioè ha prodotto una cesura col passato. Perciò i ‘vecchi’ se ne vanno”

  1. inutile scrive:

    Ma c’è ancora qualcuno che crede in Fini e Bocchino come nuove anime liberali del centro-destra?
    Auguri, aspettiamo di vedere dei fatti e di capire come faranno a redimersi di 16 anni Berlusconiani.
    Chissà qual è stata la folgorazione motivo della conversione, qualcuno dice un servizio di Striscia la notizia sulla nuova damigella finiana.
    Insomma alti e valori e programmi

  2. mick scrive:

    D’accordo su tutto.
    Purtroppo quello che “passa” è proprio che le fuoriuscite il partito le abbia subite.
    E’ vero che basta ascoltare le giustificazioni/motivazioni dei transfughi per capire che sono solo pretesti, ma la cosa cambia di poco.
    Certo che questi personaggi sono stati avvantaggiati dalla poca chiarezza di FLI.
    Come bene dice nell’articolo: <>.

  3. mick scrive:

    Il pezzo mancante, citava parte dell’articolo dovo si parla di autorappresentazione.

  4. MARIA scrive:

    auguri e avanti tutta perchè tra vecchi colnonelli nuovi transfughi di cui un certo pontone da tutti acclamato come un “galantuomo” di cosa? pagliacci uscenti x fortuna, il secolo portato via dai gentiluomini come gasparri e la rissa, beh, avere la forza delle proprie idee e non farsi abbindolare dai berluscones oggi è un valore molto molto alto. auguri

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