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G20 / 1 – Vade retro Bruxelles, Tremonti esorcizza ma non scongiura il ‘rischio patrimoniale’

– Ancora una volta, un meeting internazionale (questa volta quello del G20) ha prodotto un comunicato di quattro pagine, sul quale hanno indefessamente lavorato per tre giorni e tre notti le delegazioni dei paesi partecipanti, nel quale ci si dice sostanzialmente d’accordo su quali saranno i criteri su cui cercare un accordo…al prossimo meeting!

Leggere per credere:

«Per completare il lavoro richiesto per il primo passo, il nostro obiettivo è di accordarci, entro il nostro prossimo incontro di aprile, su linee guida indicative rispetto alle quali questi indicatori saranno valutati, riconoscendo il bisogno di tenere in considerazione circostanze nazionali o regionali, inclusi i grandi produttori di materie prime»

Ed anche questa volta, come da attese, i comunicati di soddisfazione si sono sprecati. Il nostro paese, in questa diluizione semantica, porta a casa (forse) il principio che debito e risparmio privato dovrebbero essere tenuti in considerazione, nella prevenzione degli squilibri macroeconomici. Ma il comunicato finale del G20, così ricco di subordinate, congiunzioni e cautela diplomatica è praticamente inutilizzabile sul piano operativo, visto da vicino. In particolare, il paragrafo finale, corsivi nostri:

Pur non essendo degli obiettivi, queste linee guida indicative saranno usate per valutare i seguenti indicatori: i) debito pubblico e deficit fiscali; e risparmi privati e debito privato ii) e lo squilibrio esterno composto da saldo commerciale e flussi di reddito netto da investimenti e trasferimenti, tenendo nella dovuta considerazione il tasso di cambio e politiche fiscali, monetarie ed altro.

La traduzione è fedele, l’utilizzo delle congiunzioni è massivo, la cautela regna sovrana. Si è deciso di non decidere, rinviando al prossimo G20 la fissazione di ulteriori regole. Tanto rumor per nulla. Ma c’è anche spazio per il grottesco: visto che la Cina rifiutava recisamente la possibilità che il comunicato finale contenesse riferimenti al saldo delle partite correnti (dove il surplus di Pechino è massiccio), il testo è stato emendato per fare riferimento, come visto sopra, a “saldo commerciale e flussi di reddito netto da investimenti e trasferimenti”. Che altro non è se non la definizione del saldo delle partite correnti. Ogni commento è superfluo.

Una considerazione sullo sbandierato criterio che suggerisce di considerare la sostenibilità macroeconomica di un paese anche in base a risparmio e debito privato. Si è più volte detto (lo ha fatto anche il premier, di recente) che gli italiani sono “ricchi”, che hanno elevato risparmio ed elevata ricchezza. Non è chiaro cosa questo ragionamento sottintenda. Infatti, se l’elevato tasso di risparmio italiano (che è tuttavia in un trend di medio-lungo termine apparentemente calante, per motivi demografici e per le pessime condizioni del mercato del lavoro) viene immaginato come il puntello della possibilità di sottoscrivere titoli del nostro debito pubblico, questa è un’affermazione fallace, visto che circa metà del nostro debito pubblico è in mano a non residenti. Se questi ultimi smettessero di sottoscrivere Btp e Bot, saremmo in guai molto seri. Ma soprattutto, senza crescita non si producono le risorse fiscali ordinarie necessarie per rimborsare il debito e restare solvibili, e si apre la strada ad interventi di finanza pubblica straordinaria, leggasi patrimoniale.

La considerazione del risparmio privato e dello stock di debito detenuto dai privati ha valore ancillare e preventivo rispetto alla sostenibilità dello stock di debito pubblico. Ancillare perché le risorse per servire il debito pubblico devono comunque venire dalla gestione “ordinaria” dei conti pubblici (cioè dall’equilibrio tra entrate fiscali ordinarie e spesa pubblica); preventivo perché la presenza di elevato debito privato in un paese è certamente un campanello d’allarme riguardo ai conti pubblici, che in caso di crack privati rischiano di dover sopportare un onere molto pesante, come dimostra quanto accaduto in Usa, Regno Unito, Spagna e Irlanda. Ma questo criterio nulla ci dice e nulla può rispetto all’obiettivo di ridurre il rapporto debito-Pil, che è sfida di risanamento futuro.

Sappiamo che Giulio Tremonti ha disperato bisogno di far passare un criterio ibrido di debito pubblico e privato per disinnescare, in sede europea, il rischio che al nostro paese venga richiesta una correzione annua dei conti pubblici tale da tagliare, ogni anno e per i prossimi vent’anni, circa il 3 per cento del rapporto debito-Pil, obiettivo che, allo stato attuale, è del tutto irrealizzabile in assenza di una patrimoniale straordinaria. Il trionfalismo per gli esiti del G20 è fuori luogo, quindi. Possiamo solo aspettare e sperare nella clemenza della corte, cioè nell’ennesimo compromesso europeo.


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

6 Responses to “G20 / 1 – Vade retro Bruxelles, Tremonti esorcizza ma non scongiura il ‘rischio patrimoniale’”

  1. vittorio scrive:

    Non credo sia sbagliato ricordare che c’è un ampia ricchezza privata. Se non altro ciò forse può contribuire a ridurre lo spread btp-bund. Questo tasto fiscale è però un discorso più adatto alla sinistra i cui esponenti al solo pensiero raggiungono l’orgasmo.
    Per un governo di centro destra invece la patrimoniale sarebbe politicamente devastante. Vista la sua collocazione politica, a Tremonti sarebbe più consono evocare un collaterale al debito ricordando che c’è un’ampia spesa pubblica da tagliare. Il problema è che farebbe ancora meglio se iniziasse a tagliarla. Quando si tratta di allocare delle risorse, i fatti contano mentre con le sole parole ci si pulisce il culo.

  2. Mario Seminerio scrive:

    In realtà il mercato ha già perfettamente presenti i fattori da considerare per prezzare lo spread Btp-Bund, non attende illuminazioni da Tremonti e dal G20. Se il mercato non prezzasse già oggi il tasso di risparmio italiano, e le potenzialità di prelievi straordinari se la situazione precipitasse, l’Italia sarebbe già andata a fare compagnia a Grecia e Irlanda.

  3. Andrea B. scrive:

    @ Vittorio:

    il risparmio privato, come già spiegato nell’ articolo, poco può nei confronti del debito pubblico, se non come “riserva straordinaria” a cui attingere in caso di estremo bisogno per evitare il default (leggasi patrimoniale d’emergenza).

    Certamente, come tu affermi, non è sbagliato il ricordare che in Italia esista un ingente rispermio privato, ma il PERCHE’ lo si voglia far presente ai mercati ed alla Europa dovrebbe far riflettere, almeno su due punti:
    – In primo luogo svegliamoci ed usciamo dalla mistica convinzione per la quale solo e soltanto la sinistra metterebbe la patrimoniale
    – Poi smettiamola di illuderci che questo centro-destra voglia veramente tagliare i conti pubblici: il criterio misto richiesto da Tremonti serve proprio ad evitare questo nodo.

    Si, certamente si potrebbe agire sul lato del PIL e delle conseguenti entrate fiscali … ma quale spettacolare tasso di crescita “cinese” servirebbe all’uopo all’ Italia ?
    E soprattutto speriamo che la crescita avvenga in forza della riscrittura dell’ art. 41 della Costituzione ?
    Ridiamoci (amaramente) sopra, va …

  4. vittorio scrive:

    x Seminerio
    Un operatore professionale certamente tiene conto (o dovrebbe tener conto) dei diversi fattori. Tuttavia il mercato non è un’entita divina che decide razionalmente. E’ un insieme di soggetti con culture differenti, percezioni del mondo differenti e che operano scelte spesso prodotte dall’emotività e dalla natura umana, piuttosto che da un freddo e razionale calcolo. In questo senso i discorsi di Tremonti FORSE, dico FORSE, contribuiscono a ridurre lo spread.

  5. Mario Seminerio scrive:

    Vittorio, da chi è fatto il mercato? Da operatori professionali. Questo posso garantirglielo personalmente.

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