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Oltre il Palazzo, c’è la vera FLI. Che vuol eleggere i suoi rappresentanti

“Oltre il Palazzo, c’è il paese”, ha scritto ieri Gianfranco Fini sul Secolo d’Italia. Ho la sensazione che oltre il Palazzo (in cui pure lavoro e trascorro molto tempo…) vi sia soprattutto la vera Futuro e Libertà, fatta di gente che ancora crede in un partito aperto, partecipativo e competitivo. Persone che hanno in mente le cose da fare, più che le poltrone da occupare, che si sono avvicinate all’iniziativa politica finiana perché hanno colto il senso della sfida che questa ambiva a rappresentare per la politica italiana. Una sfida di merito e di metodo. E proprio quest’ultimo – il metodo – è invece mancato alla Fiera di Rho. Da qui sorge il disagio, molto diffuso in questi giorni, tra la “base” di FLI, soprattutto tra quanti sono nuovi dell’impegno politico.

Più che le personalità scelte a gestire e rappresentare il partito – Bocchino vicepresidente, Della Vedova capogruppo alla Camera, Urso portavoce, Menia responsabile organizzativo – a provocar malumori è stata l’assenza di condivisione delle decisioni adottate. Concluso il brillante intervento di Gianfranco Fini, l’assemblea costituente non si è esaurita, ma è di fatto iniziata in quel momento, con la contesa sui ruoli di punta del nuovo soggetto politico. “Su cosa abbiamo davvero votato?”, si sono allora chiesti in tanti.

Si poteva far diversamente? Si doveva far diversamente. Chi scrive è convinto che mettendo oggi ai voti la scelta di chi debba guidare il partito, con il neo-presidente autosospeso, Italo Bocchino sarebbe ampiamente favorito. E con merito, evidentemente. E così, se domenica scorsa, sulla base di precise regole di voto (che non c’erano, a meno che non si consideri votazione quell’alzata confusa di cartellini in sala) Bocchino fosse stato eletto vicepresidente dai costituenti, difficilmente avremmo assistito alle levate di scudi dei senatori di FLI, così come non ci sarebbero state le rimostranze dell’ex coordinatore Adolfo Urso.

C’è differenza tra un partito che elegge i suoi rappresentanti ed un partito i cui vertici, passata la festa di piazza, si chiudono in uno stanzino e per ore negoziano a chi attribuire le cariche. Anche nel primo caso ci possono essere malumori e finanche abbandoni opportunistici. Ma la differenza è appunto sostanziale: chi lascia dopo una sconfitta ai voti, viola le regole a cui volontariamente si è sottoposto; chi contesta la discrezionalità di una scelta di vertice, troverà sempre argomenti sensati e qualcuno che gli darà ragione.

Per archiviare la sbilenca Seconda Repubblica, normalizzare la politica italiana verso la terza era repubblicana, c’è bisogno di partiti che adottino con coraggio meccanismi competitivi di selezione della classe dirigente. E poi dei candidati. Per Futuro e Libertà gli sconquassi degli ultimi giorni, e soprattutto la delusione della sua “base”, debbono rappresentare un campanello d’allarme, in vista dei congressi locali e di quello nazionale.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

11 Responses to “Oltre il Palazzo, c’è la vera FLI. Che vuol eleggere i suoi rappresentanti”

  1. luca scrive:

    come sempre puntuale e preciso
    la base delusa e’ quella dei neofiti e dei giovani oppure quella delle truppe cammellate legate a questo od a quel politico ?
    subito ai congressi e poi pancia a terra per spiegare alla gente il nostro progetto politico

  2. Pietro M. scrive:

    Se si votasse democraticamente per un programma e un organigramma, si potrebbe verificare e segnalare quanto effettivamente liberale è FLI. A me non frega nulla se un partito è democratico o meno, ma far votare i suoi membri è l’unico modo per dimostrare se le spinte liberali sono forti oppure no, e probabilmente ciò aiuterebbe – sempre che siano forti, cosa che non darei per scontata – a farsi un’immagine e una reputazione. Finché non sarà così, il partito apparirà come una scatola vuota, come appare tuttora.

    Sarebbe una gran cosa andare alle elezioni con la consapevolezza che due terzi dei membri del partito sono favorevoli a liberalizzazioni di mercati e professioni, tagli di spesa e riduzione del deficit, riforma della giustizia civile, tagli alle tasse (compatibilmente col vincolo di bilancio), etc.

    Io temo che i liberali siano in realtà minoranza, però almeno mi toglierei un dubbio. Il mio voto è puramente ideologico, cioè basato su ciò che si intende fare e non sull’interesse personale o di categoria, e mi sentirei rassicurato da un tale risultato. Oppure continuerei ad annullare le schede elettorali, cosa che per me ormai è un’abitudine radicata. Però almeno si capirebbe cosa è FLI.

    E un risultato “plebiscitario” su punti liberali attirerebbe ancora più liberali.

    Prima però si dovrebbe fare una lunga discussione interna su programmi, idee, valori, per confrontarsi e “conoscere per deliberare”. Una cosa che si sarebbe potuta fare a Milano se la si fosse pensata in tempo. Io non so con tutto quel garrire di bandiere italiane e richiami alla nazione se riuscirei a trovare un linguaggio comune per spiegare perché tagliare la spesa. Però ci si può provare, a discutere del resto i liberali sono più bravi che ad organizzarsi politicamente, è un movimento di polemisti, non di politici.

    Io non ho preferenze a priori tra un partito democratico con una base fortemente liberale e un partito carismatico retto da un liberale (vero, non certo Forza Italia), però probabilmente il primo è più probabile combini qualcosa di buono, e sia in grado di durare nel tempo.

  3. Tutto preciso Piercamillo.

    Ma il coinvolgimento della base (affinchè la base si allargi generando altri simpatizzanti o comunque potenziali elettori) è un argomento che in FLI sta latitando un po’ e non solo ad alti livelli.

    Urge organizzare riunioni, incontri, interazioni con altra gente; c’è ancora troppo auto-referenzialismo.

    Siamo tutti d’accordo che le idee sono buone, che la destra vera e liberale passa per noi, che oltre i mercenari del Palazzo c’è la gente normale.

    Ma occorre andarlo a spiegare alla gente; occorre rivedere i siti web, specialmente quello di FLI; occorre radicarsi suil territorio.

    Occorre migliorare l’organizzazione.

    Occorre motivare.

  4. Andre scrive:

    Temo che quello che dice Pietro sia vero. In un partito come Fli (come altri legati alla vecchia politica) il peso elettorale “interno” rischia di essere facilmente indirizzato. Della Vedova sarebbe confermato capogruppo alla Camera se si facessero votare tutti i moderati e/o quelli di destra destra? O dovrebbe cedere su alcuni punti?
    Credo che quello che chiede Falasca sia, per ora, irrealizzabile, Fini sa che si rischia di spaccare il partito (cosa che sta già succedendo) prendendo linee troppo nette. E per ora si accontenta di fare un partito di “persone” più che di idee.

  5. GG scrive:

    E’ inutile nascondere la polvere sotto il tappeto dicendo che contano gli elettori e non gli eletti.
    Se gli eletti iniziano a fuggire in massa, lo faranno anche gli elettori, perchè riterranno FLI un partito poco strutturato, poco coeso e dunque non in grado di portare avanti le sue idee per quanto possano essere giuste.
    A me interessa che esista veramente una destra liberale solida (magari anche laica, ma quella è una pretesa eccessiva). E nel realizzare ciò, Fini si sta rivelando più d’impiccio che di aiuto, perchè si sta dimostrando incapace di mediare tra le diverse anime del partito, e sfido chiunque a dimostrare il contrario…

  6. mick scrive:

    Il coinvolgimento della base è l’unica possibilità che resta a FLI. Non si scappa. Francamente di ciò che fanno questi (e sottolineo questi) parlamentari mi interessa assai poco. Poi una proposta : iniziamo col levare il nome di Fini del simbolo. Non ho niente di particolare contro Fini ma evitaimo di scimiottare il berlusconismo .

  7. inutile scrive:

    Se veramente si crede in quello che si dice, si restituiscano le nomine fatte da Fini.
    E’ da settembre che c’è il FLI possibile che non si potevano eleggere prima delegati e candidati?
    Poi si rompevano le scatole a Berluscni per partito verticistico, chi era l’altro candidato contro Fini?
    Il FLI prende il peggio dei partiti ma FINI vuol dirvi che è il meglio.
    Auguri credetici.

  8. fabrizio scrive:

    Se Fini si comporta come Berlusconi, FLI non avrà né “futuro” e né “libertà”, ma scomparirà nel nulla, tradendo le speranze di tutti quelli che vi avevano creduto….

  9. alessandro scrive:

    Magri Fini si comportasse come Berlusconi. Almeno il Cavaliere prima di “scendere in campo” aveva lavorato, peraltro creando non pochi posti di lavoro a tant, tanti italiani. Il Fini non mi risulta che abbia mai fatto nulla prima di “salire in politica” dove altri l’hanno posto: prima Almirante, poi Tatarella, poi Berlusconi…e ora? sta attaccato a quella poltrona che avrebbe promesso di lasciare se anche altri avessero fatto altrettanto. Ma che senso ha tutto ciò e che senso critico hanno coloro che lo seguono sperando in qualche posticino più sicuro.
    Auguri all’Italia senza costoro!
    Alessandro

  10. ivan scrive:

    il nome di Fini è già stato tolto e c’è scritto FLI nel simbolo.

    Non si parla di primarie in FLI?

    si possono proporre?

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