Sovrani, falliscono e poi non pagano i debiti, come l’Argentina

– Un Paese può fallire? E soprattutto una volta che va in bancarotta, deve ripagare i suoi debiti?

La crisi economica ormai alle spalle ci ha tolto queste certezze, dato che in diversi casi vi è stato un intervento di altri Stati per cercare di ristrutturare il debito di Paesi in difficoltà economiche.

Prima è stato il caso della Grecia e successivamente quello dell’Irlanda. Il Portogallo è vicino al default e si prospetta che il fondo di salvataggio europeo possa intervenire un’altra volta.

In tutti questi casi sono stati i contribuenti di altri Paesi a immettere i soldi per la ristrutturazione del debito, salvando di fatto i creditori principali, gli Istituti bancari europei.

Anche per queste motivazioni gli elettori tedeschi sono “arrabbiati” (in termini elettorali) con la Cancelliera tedesca Angela Merkel, perché hanno ben capito che gli errori dei Paesi partner dell’Euro saranno pagati dagli Stati più virtuosi.

E l’errore dell’Irlanda è stato quello di nazionalizzare i giganti bancari, inglobando nel bilancio dello Stato gli errori delle principali istituti di credito irlandesi. Troppo grandi per fallire, questo è stato il refrain che si è sentito spesso tra il 2008 e il 2010.

Troppo grandi per fallire, deresponsabilizzando di fatto le imprese. Se un’azienda non è capace di stare sul mercato è normale che abbia una sola fine: il default. Questo non è successo troppe volte nell’ultimo triennio (vedere anche il caso di General Motors).

E gli Stati? In questi giorni lo Stato Argentino sta ridiscutendo con il Club di Parigi il proprio debito. In principio sono circa 6 i miliardi di dollari che il Paese Sud Americano deve ai principali Paesi creditori. Questi ultimi, in particolare la Francia, reclamano invece anche gli interessi sul debito, portando cosi la cifra a 9 miliardi di dollari, il 50 per cento in più.

Le negoziazioni andranno avanti e non è facile sapere quale sarà la conclusione di questa triste storia di malagestione sovrana.

Il caso Argentino è infatti diverso da quello dei Paesi Europei come Irlanda e Grecia.

Il Paese Sud Americano è sempre stato ricco di materie prime, ma al contempo ha visto una gestione pessima da parte della classe politica. I ricambi al vertice sono sempre stati poco “rivoluzionari” e il debito del Paese è esploso nel corso degli anni ’90.

Nel 2001 l’Argentina dichiarò il default e fece svalutare il peso nei confronti del dollaro, dopo che era stato artificialmente tenuto fermo alla parità per troppi anni. In questo modo il Paese, dopo una recessione di oltre l’11 per cento, riprese a correre. L’economia negli ultimi anni è sempre cresciuta oltre il 7 per cento, fino alla crisi economica attuale, che ha visto un blocco dell’economia.

Le esportazioni dopo essere state il traino per molti anni, continuano a crescere ma “solo” al 16 per cento, molto meno delle importazioni, che crescono ad un tasso “annuo” del 48 per cento. Inoltre, il dato dell’inflazione è preoccupante perché è pari al 10,6 per cento.

L’Argentina rischia di perdere competitività soprattutto nei confronti degli altri Paesi sud Americani, che hanno saputo riformarsi ed hanno avuto uno sviluppo economico importante. Cile prima e Brasile dopo, sono due esempi di successo per un Continente che ha sempre avuto dei seri problemi di gestione economica.

Cosa può insegnare il caso argentino?

Una gestione politica del debito pubblico pessima può portare al default uno Stato. Questo è stato il rischio principale per l’Italia a metà degli anni ’90 e rischia di ripresentarsi nel 2011 e nel 2012.

Gli Stati inoltre devono sempre pagare i loro debiti, altrimenti rischiano di vedere  la fiducia internazionale dei mercati cadere. Se la fiducia cade, vi è una fuga dei capitali che aumentano a loro volta il rischio di default dello Stato. Perciò l’Argentina, nell’interesse della propria economia, farebbe meglio a onorare integralmente il debito contratto coi creditori internazionali. Il club di Parigi si accontenterà? Staremo a vedere.

Gli eventi storici non tornano mai uguali, ma molte volte si assomigliano.


Autore: Andrea Giuricin

Nato nel 1982, ha conseguito la laurea specialistica in Economia presso l’Università di Milano Bicocca con una tesi sull’evoluzione del mercato del trasporto aereo europeo dopo la liberalizzazione. Nel medesimo Ateneo svolge attività di ricerca presso il CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario sull’Economia del Territorio, seguendo principalmente le tematiche dei trasporti; collabora inoltre con i corsi di Economia Pubblica della Facoltà di Economia. Sul settore aereo è autore di diverse pubblicazioni ed è stato relatore a convegni tra cui il BizTravelForum 2007 organizzato da UVET American Express

One Response to “Sovrani, falliscono e poi non pagano i debiti, come l’Argentina”

  1. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Sarebbe il caso di cominciare a mettere in galera per debiti ed evasione fiscale, anche in Italia, OLTRE al predisporre piani di restituzione e pagamenti.
    Quanto ai paesi, si potrebbe istituire una forma di carcerazione o espropriazione di tutte le ricchezze accumulate durante la loro permanenza al governo – senza eccezione – per TUTTI coloro che si rendono responsabili, in quanto membri dell’esecutivo, di un indebitamento del loro paese.
    A pagare non possono sempre essere i meno abbienti con l’imposizione di tassazioni indirette (le più regressive de facto) e abbassamenti di salari.

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