–  “Il legislatore nazionale – esorta la Cassazione – ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di una persona singola anche con gli effetti dell’adozione legittimante”. In proposito,  la Suprema Corte ci tiene a sottolineare che nelle norme della ‘convenzione di Strasburgo del 1967 sui fanciulli’- che è la bussola di riferimento per le norme sulle adozioni – non c’è alcun tipo di preclusione a questa apertura. Allo stato attuale, comunque, l’adozione legittimante rimane consentita solo ai “coniugi uniti in matrimonio, avendo finora ritenuto il legislatore tale statuizione opportuna e necessaria nell’interesse dei minori”.

Dunque il Legislatore ben potrebbe provvedere ad ampliare l’ammissibilità dell’adozione di un minore da parte di un singolo: questa la notizia innovativa che emerge dalla recente sentenza della Cassazione – che affrontava il caso di una madre adottiva single di Genova – che ha prontamente acceso il dibattito tra le istituzioni, la Chiesa e l’opinione pubblica.

Come da prassi, lo scontro più fervido si sta consumando tra cattolici e laici, tra chi concepisce la famiglia unicamente come un’istituzione composta da almeno una madre, un padre e un figlio, e chi invece, come legame d’affetto, d’amore e di mutuo soccorso stabilito almeno da due individui. Tante le polemiche mosse da quanti ritengono inaccettabile che un bambino cresca con un solo genitore. Al di là dei giudizi di merito, di ciò che è giusto o sbagliato, forse bisognerebbe accogliere il suggerimento che la Cassazione ha rivolto alla politica e al Parlamento come un invito ad adeguarsi ai tempi che cambiano, a rimanere al passo con la realtà che ci circonda e che è sotto gli occhi di tutti. Gli steccati ideologici dovrebbero essere abbattuti.

Fermo restando che ancora è necessario intervenire per agevolare le coppie che chiedono un’adozione, e che bisognerebbe dedicarsi allo snellimento e alla velocizzazione di un complesso iter burocratico, la domanda che in me sorge spontanea è: siamo proprio sicuri che per un bambino abbandonato in un orfanatrofio, magari non più tanto piccolo, sia meglio trascorrere la vita passando da un istituto all’altro, piuttosto che avere la possibilità di essere cresciuto anche da un solo genitore, che potrebbe però garantirgli amore, attenzione e solidità per il suo percorso futuro?

Dunque, ribadisco solo “nel concorso di particolari circostanze”. Ma quando sento, leggo e ascolto tutte le polemiche, le scelte di campo e le prese di posizione in merito, penso che troppi si facciano offuscare le menti da un non ben codificato mito della famiglia perfetta. Certo, a confronto con l’idilliaca immagine della “famiglia Mulino Bianco”, tutte le altre possibilità impallidiscono. Ma come ha sottolineato anche la Cassazione con questa apertura, la vita reale ha esigenze diverse del tutto nuove rispetto alle tradizioni del passato, e la politica dovrebbe saper dimostrare sensibilità verso i cambiamenti dei tempi, verso le consuetudini.

La linea da cui partire, la priorità assoluta, è ovviamente il bene di ogni bambino. E quindi la garanzia di una famiglia composta di genitori idonei, capaci e affidabili. Ma appunto, qui non si tratta di sovvertire nessun ordine o di permettere ai singoli le adozioni “a scapito” delle coppie, ma piuttosto di ammettere in alcuni casi determinati anche solo la prevedibilità da parte della disciplina normativa. Se diciamo no a prescindere, a tutto quello che non è la coppia sposata tradizionale, mettiamo paletti ad altre possibilità. Possibilità di felicità, di stabilità, di opportunità. Che comunque possono significare amore. Perché credo che l’unica “sfumatura” che segna la differenza concettuale tra un nucleo asettico e una famiglia vera, è il rapporto d’amore. Allora perché negare a quei bambini abbandonati, cresciuti in tanti orfanotrofi diversi, magari con un bagaglio di storie di dolore, maltrattamenti e disagio, la possibilità di ricevere amore e una possibilità? Non esistono già figli cresciuti da vedovi, genitori separati, o nonni che fanno le veci di padri e madri assenti o egoisti?

Non si tratta di allargare il diritto ad avere un figlio a chiunque, ma di ampliare il bacino dei potenziali genitori. Non si cambiano gli obblighi e le priorità ma si dovrebbe cercare di rimuovere, o meglio spostare, l’estremità di un divieto. Tutto questo sperando sempre che ci si trovi di fronte ad adulti di buon senso, che non dimentichino mai che un bambino è innanzitutto una persona emotivamente fragile, che ha bisogno di essere guidata e tutelata, e non un “oggetto” per soddisfare delle mancanze, dei desideri e degli status sociali.