di LUCIO SCUDIERO – Pensavamo che, tra le poche cose chiare partorite dall’assemblea costituente di FLI a Milano, vi fosse il posizionamento politico del partito. A destra, con coraggio sfrontato e convinzione. Lo credevamo in ragione degli splendidi interventi ascoltati durante l’assise meneghina dai principali esponenti del partito (chi legge Libertiamo.it sa che non siamo soliti lesinare critiche neppure ai “nostri”, per cui chiedo ai lettori di valutare l’attributo “splendidi” avendo a mente l’equilibrio e l’obiettività con cui di solito ci approcciamo ai fatti della politica).

Aveva cominciato Adolfo Urso, con un discorso tanto appassionato quanto appassionante, che raggiungeva qui il suo acme: “Noi vogliamo fare un nuovo polo, perché dobbiamo sostituire a breve il vecchio polo di centro destra nell’alternativa alla sinistra, dobbiamo fare quello che facemmo da destra nel 1994, creando Alleanza Nazionale. Noi siamo già oltre Berlusconi (…) noi dobbiamo creare l’alternativa alla sinistra in un bipolarismo maturo. Per noi non ci sono nemici ma solo avversari da rispettare con cui dialogare e costruire un nuovo percorso costituente. Noi non abbiamo steccati e pregiudizi (…)”

Qualche minuto dopo, e sul podio ci saliva Italo Bocchino, che sul tema si esprimeva nel modo che segue:  “Lo diciamo con chiarezza, noi oggi stiamo costruendo la destra del futuro, che ha un solo rapporto con la sinistra, considerarla come l’avversario da battere”.

E poi Fini, le cui parole (per non dire della storia), sono inequivocabili: “Nessuno pensi di toglierci l’erba sotto i piedi o l’aria nella quale respiriamo dicendo che siamo diventati di sinistra. (…) Noi crediamo negli stessi valori in cui credevamo prima di entrare nel Pdl. Non è vero che li abbiamo cambiati, è il Pdl che quei valori li ha distrutti e li ha resi ridicoli. (…)Noi non la ammainiamo la bandiera del centrodestra. Il terzo polo non è la politica dei due forni, non è un modo per dire vediamo dove ci possiamo mettere per lucrare meglio, è la casa comune per tutti coloro che, a partire da una grandissima parte degli elettori del Pdl, non si ritrovano in un confronto tra l’asse di Berlusconi e Bossi e quello di Di Pietro e Vendola”.

Devo enumerare la serie infinita di articoli, comunicati stampa, commenti e posizioni pubblicate su Libertiamo.it a firma mia, di Carmelo Palma, Piercamillo Falasca, Simona Bonfante etc. (e ometto volutamente Benedetto Della Vedova, che per lui parlano anche i resoconti parlamentari) in cui il centro destra non solo è rivendicato ma addirittura ritenuto precondizione alla stessa esistenza di FLI?

So, what’s the matter? L’organigramma, of course. Ma val la pena, per una querelle che ha questa matrice, demolire l’immagine della prima assemblea del partito e regalare a Capezzone, il più disinvolto esegeta della mistificazione berlusconiana, questo gol a porta vuota? “Veltroni e Vendola lo dicono chiaramente, per il Pd è la linea politica, per Fli è l’obiettivo vero anche se malamente nascosto, e Casini punta a essere incoronato. Ma ormai è chiara la preparazione di un’armatina Brancaleone’ con dentro tutto e il contrario di tutto”.

Io della prima costituente di Fli continuo a rammentare il coraggio. Per la prima volta dopo tanti mesi ho ascoltato parole nette e chiare, percepito lo spirito di una formazione ispirata ad un moderno liberalconservatorismo, assistito alla rivendicazione di centralità non soltanto nel panorama della destra italiana ma pure nel Polo di cui Fli è parte, nonostante Casini.

Ma, soprattutto, per la prima volta da tanti mesi ho visto, nella scelta di Benedetto Della Vedova come capogruppo alla Camera dei Deputati, la declinazione coerente e coraggiosa di un discorso politico nuovo capace di superare schemi vecchi ( “Proprio perché non siamo An in piccolo, proprio perché teniamo in vita il sogno di fare quel che doveva essere il Pdl, ci saranno anche quelli che la tessera di An non l’hanno mai avuta perché si va oltre” – ancora Gianfranco Fini, a Milano).

E dico ciò riconoscendo legittime, legittimissime, le aspirazioni di altri degni esponenti del partito, Adolfo Urso in primis. Al quale poteva, forse doveva essere riconosciuta la guida del partito, ancor più che quella del gruppo parlamentare. E, di fronte a questa scelta, avrei pensato le medesime cose dell’Assemblea costituente e della chiarezza – coraggiosa e consequenziale – sulla collocazione politica di FLI.

Ma quel che sta accadendo all’interno del gruppo senatoriale è altro. E’ la balcanizzazione di un partito appena nato, l’elevazione a casus belli di una questione non questionabile e non questionata, qual è quella del suo orientamento politico. E’, alla luce di quel che è emerso da quel congresso, un po’ come fingere di credere all’incredibile, un po’ come fingere di credere che quella sera, a Milano, Berlusconi abbia chiamato il questore credendo davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.  E questo non è lo spirito del PdL di cui parla Fini. Questo è lo spirito del PdL di Capezzone.