– La notizia è che ci sono Paesi dove ancora esiste la politica. Basta alzare la testa dalle colate di intercettazioni o dai masochismi di partiti appena nati (copyright Falasca) e si scopre un mondo in pieno fermento. Prendiamo, ad esempio, il Regno Unito.

Sono almeno tre, fra gli altri, i fronti aperti di recente da David Cameron: un fortissimo braccio di ferro con la Corte europea dei diritti dell’uomo che, con una importante pronuncia, ha chiesto di riconoscere il diritto di voto ai detenuti. La controversia ha portato ad un voto della House of Commons che si è espressa in modo nettamente contrario rispetto a quanto sostenuto dalla Corte di Strasburgo innescando così una diatriba che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare il Regno Unito alla clamorosa decisione di ritirarsi dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ questa l’ipotesi suggerita dall’influente think tank Policy Exchange nel paper Bringing Rights Back Home. Come se non bastasse, George Osborne ha ben pensato di far mancare l’approvazione britannica al budget dell’Unione europea per il 2009.  Per Osborne in un periodo di crisi le istituzioni dell’Unione non possono chiedere un aumento della contribuzione da parte degli Stati senza un maggiore esercizio di trasparenza sui bilanci. Dopo quello con Strasburgo, Londra ha quindi deciso di aprire un fronte anche con Bruxelles.

Sul piano interno ha generato un vigoroso dibattito l’annuncio di Lynne Featherstone, ministro per le pari opportunità, di una revisione e di un eventuale ampliamento della legge sulle unioni civili. Dovrebbe essere infatti presentato a breve un progetto di legge che abolisce in maniera definitiva il divieto di celebrare le nozze gay nei luoghi di culto britannici. In realtà, e pochi lo hanno sottolineato, la proposta non è nuova. Già la scorsa estate erano infatti circolate le prime bozze del progetto di legge redatto dagli uffici della Featherstone. Il ministero dopo le prime polemiche aveva deciso di rinviare il tutto ed ora il progetto ha ripreso nuovo vigore anche se si annuncia una riforma molto più soft rispetto a quella ipotizzata qualche mese fa. Il testo del progetto di riforma non è ancora disponibile ed è quindi impossibile andare a valutare analiticamente le proposte della Featherstone, ma, come aveva sottolineato a luglio Marco Ventura sul Corriere della sera, la sfida inglese sulle unioni omosessuali porta in dote una importante domanda che non riguarda il solo Regno Unito, ma che invece, prima o poi, verrà a porsi in tutti gli Stati: “È in questione se lo Stato debba consentire ai cittadini di usare lo spazio civile per quella creatività religiosa, per quella novità teologica, per cui non vi è spazio nelle chiese ufficiali. Se la mia chiesa non mi fa sposare il mio compagno dello stesso sesso, non solo lo Stato mi riconosce quella unione, ma mi riconosce persino la mia motivazione religiosa e il mio rito. Due secoli fa toccò al matrimonio civile rompere gli schemi. Ora tocca alle unioni civili di coppie dello stesso sesso. Dovrà lo Stato fare spazio a inedite forme di eretiche unioni religiose? O dovrà piuttosto proteggere le vecchie chiese, terrorizzate di perdere il monopolio del sacro e di non reggere una libera competizione tra fedi nella società complessa?”

Provando ad alzare la testa dalla melma italiana si scopre un mondo che si confronta oggi con le sfide decisive per il futuro. Dalle aspirazioni democratiche del mondo arabo, ai rapporti con le istituzioni sovranazionali europee, fino alle questioni etiche più profonde se non saremo noi a decidere, a comprendere e ad influenzare il dibattito, saranno altri a farlo.