Welfare ambrosiano, solidale ma non statale

– Il 7 Febbraio a Milano è stata inaugurata la Fondazione Welfare Ambrosiana, una ONLUS costituitasi con l’approvazione del Comune di Milano e il sostegno dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL. Con un capitale sociale di otto milioni di euro, l’associazione intende fornire assistenza ai cittadini del milanese particolarmente provati dalla recessione economica, siano essi precari, cassintegrati, disoccupati o membri di famiglie monoreddito.
Il nome della fondazione costituisce di per sé un importante traguardo: finalmente comincia a farsi strada l’idea per cui il welfare non sia possibile soltanto attraverso le elargizioni assistenzialiste concesse dallo stato, ma che esistano delle pratiche, quali il microcredito, che garantiscono un’assistenza alternativa a quella statale, altrettanto proficua e basata sul nobile principio della sussidiarietà: uno strumento di coesione sociale previsto dalla carta costituzionale a cui l’ideologia del compromesso cattocomunista, nonché un’errata interpretazione della dottrina sociale cattolica, ha sempre impedito un adeguato sviluppo nel tessuto sociale italiano.

Una società capace di sostenersi in assenza dell’indebito intervento statale è una società più virtuosa, perché più solidale e responsabile nei confronti di se stessa e dei suoi anelli più deboli. Inoltre, una società più virtuosa è innegabilmente una società più morale, poiché l’esercizio del libero arbitrio con cui gli individui decidono di sostenerne altri rende liberi di compiere scelte altrimenti precluse con il sistema della coercizione fiscale e la conseguente redistribuzione a pioggia.

Tuttavia è interessante constatare le reazioni scaturite dalla sempre maggiore presa di coscienza che il mercato funzioni meglio e in modo più “equo e solidale” nel mondo di assistenzialisti e statalisti di professione, dai sindacati ai partiti agli intellettuali di sinistra. Se da un lato l’universo cattolico è spaccato in due tra quanti rammentano gli insegnamenti liberali di Don Luigi Sturzo e quanti invece si ostinano a confondere lo stato con il Santo Padre, svuotando la dottrina sociale dei suoi valori fondanti, a sinistra la situazione non sembra differire di molto.
Il fronte degli oltranzisti distaccati dalla realtà dei fatti e ancorati a un’ideologia atavica e sconfitta dalla storia continua ad avere la meglio, soprattutto in termini di consenso, su quanti palesano un’apertura sincera e sentita alle logiche del libero mercato, come il segretario generale regionale UIL Lombardia Walter Galbusera che, in occasione dell’inaugurazione della suddetta fondazione, ha dichiarato che il senso del welfare oggi non è più quello di discendere dallo stato; oppure come Enrico Letta che durante il suo intervento al seminario di Libertiamo sulle multinazionali ha asserito, per la gioia degli astanti, che è grazie al mercato concorrenziale che le compagnie aeree possono sostenere piani tariffari low cost che di fatto permettono l’emancipazione dei viaggiatori, capaci ora di sostenere maggiori spostamenti in aereo.

Il qualunquismo, a tratti ignorante, di chi continua a serrare le porte al mercato anteponendo l’intervento onnipresente dello stato, cela spesso una logica elettorale subdola e irresponsabile che si serve dell’ingenuità dei propri elettori per racimolare un consenso “di pancia” facilmente intercettabile con messianiche promesse d’assistenza che, a differenza del mercato, godono di immediata comprensione.

Quanti imperterriti continuano a sostenere le teorie del fallimento del mercato dovrebbero captare i segnali inoltrati loro dalla costituzione di nuove associazioni a scopo benefico. Se le misure sociali attuate dal welfare non sono sufficienti, probabilmente oggi l’istituzione ad aver fallito è lo stato.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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