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Weber getta la spugna. Draghi alla BCE?

– La decisione era nell’aria da mesi. Troppi erano gli attacchi piovuti sul presidente della Bundesbank perché questi potesse rimanere al suo posto. Venerdì è arrivata la conferma. Axel Weber non correrà per la successione di Jean-Claude Trichet alla presidenza della Banca centrale europea, né rimarrà in sella per un altro mandato alla Bundesbank, dalla quale uscirà ad aprile. Indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca ipotizzano un suo trasferimento in forze a Deutsche Bank. Una prassi davvero tutta tedesca quella di passare dal mondo dei controllori a quella dei controllati…

Cinquantatre anni, nominato nel 2004 dal gabinetto rosso-verde a capo della Banca centrale più influente d’Europa, Weber è stato un banchiere centrale non sempre gradito all’establishment, tanto a Berlino, quanto a Bruxelles. In Germania ha troppo spesso fatto mostra di volersi ingerire in questioni politiche interne, come quando nel luglio del 2009 lanciò una campagna per aumentare (ulteriormente) l’età pensionabile a 70 anni. Verdi e Linke insorsero. Qualche mese dopo, suscitò nuovi malumori la sua decisione di non censurare una controversa intervista su immigrazione e multiculturalismo rilasciata da Thilo Sarrazin, membro del board della Bundesbank. Impulsivo, scostante, poco disponibile al compromesso, Weber era già stato scaricato dal capogruppo dei democratici-cristiani al Parlamento Europeo nel gennaio del 2010. Dopo la nomina del portoghese Constancio alla vicepresidenza, Werner Langen dalle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung si era infatti espresso così: «Weber? Mario Draghi è sicuramente meglio». Il passo falso decisivo, comunque, lo ha fatto a livello europeo. Con una telegrafica intervista alla Börse Zeitung, in piena crisi ellenica, Weber criticò con veemenza la decisione della BCE di procedere all’acquisto di titoli periferici. Ventuno banchieri centrali contro uno. Trichet, parlando con La Stampa, reagì indignato: «Esiste solo un presidente della BCE ed è lui ad essere anche portavoce del consiglio direttivo!». Weber non si curò più di tanto del rimbrotto dell’Eurotower e in un discorso tenuto a New York in ottobre rincarò la dose: «Non esiste alcuna prova che gli acquisti di obbligazioni abbiano sinora avuto un qualche effetto». Anche allora rimase isolato.

Una volta compreso che non avrebbe mai ottenuto il parere favorevole del consiglio direttivo, la signora Merkel, di comune accordo con l’interessato, ha preferito non calcare la mano e sbarazzarsene. Diversamente da quanto hanno titolato molti quotidiani italiani, Weber non è mai stato un uomo della CDU, né tantomeno della Cancelliera, dalla quale non si era mai sentito appoggiato. «Al contrario noi dell’FDP l’abbiamo sempre sostenuto. E’ stata la Merkel ad abbandonarlo» dice a Libertiamo.it, Frank Schäffler, deputato liberale. Weber comunque era un uomo senza partito, nella migliore tradizione teutonica. Già nel 2004, da poco al vertice della Bundesbank, bacchettò Hans Eichel, il Ministro delle Finanze socialdemocratico, per la decisione tedesca di voler sforare i parametri di Maastricht. Anche le critiche a Trichet non piacquero alla signora Merkel, che di lì a pochi giorni si risolse a dare il via agli aiuti finanziari per Atene.

Ora la partita torna a farsi interessante. L’esecutivo tedesco sarebbe alla ricerca di un valido sostituto da contrapporre al Governatore di Bankitalia. Se Klaus Regling è considerato dai più un uomo di seconda fila, il cui compito è quello di controllare per la Germania l’erogazione di fondi dall’EFSM, Jürgen Stark, membro del comitato esecutivo della BCE, è senz’altro uno dei nomi che circola più insistentemente a Francoforte. Per la Bundesbank starebbe invece scaldando i motori il quarantaduenne Jens Weidmann, consigliere economico della Cancelliera. L’opposizione, con l’ex-Ministro degli Esteri Steinmeier, ha tentato goffamente di inserirsi nel dibattito. La candidatura di Peer Steinbrück, ex titolare del dicastero delle Finanze nel governo di Große Koalition senza alcuna esperienza di politica monetaria, è durata lo spazio di qualche ora. Ci ha pensato lo stesso Steinbrück a smentire: «Ho posizioni simili a quelle di Weber. Sarei messo subito in minoranza», ha scandito. Che la Repubblica Federale voglia a tutti i costi imporre il proprio candidato non è comunque certo. In ambienti governativi si sussurra che proporre un nuovo nome, dopo l’uscita di scena di Weber, sarebbe poco credibile. Tutto dipende forse da quanto Berlino sarà in grado di strappare sulla riforma del Patto di stabilità. Se dovesse spuntarla su ristrutturazione del debito e limiti seri al Fondo salva-Stati, la signora Merkel potrebbe accettare anche un presidente straniero. E allora l’inquilino di Palazzo Koch avrebbe il via libera.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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