Finalmente la Rand sul grande schermo: ‘La rivolta di Atlante’ è un film

– Sono passati almeno 10 anni da quando si è sentito parlare, per la prima volta, di un film tratto da “La Rivolta di Atlante” di Ayn Rand. Ora abbiamo finalmente visto una prima selezione di scene. E la prima parte del film vedrà la luce il prossimo 15 aprile.

Il romanzo della scrittrice e filosofa russa fuggita in America, secondo il critico del Times Michael Shermer è “il libro più influente sulla vita dei lettori dopo la Bibbia”.

Con circa 7 milioni di copie vendute dal 1957 al 2010 (con un picco di mezzo milione di copie solo nel 2009, anno della crisi economica) “La Rivolta di Atlante” è anche uno dei libri più diffusi, dopo la Bibbia. Originariamente la Rand pensava a un adattamento televisivo con la Nbc, ma il progetto, sviluppato fra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 non è andato in porto. La morte della filosofa, nel 1982, ha interrotto qualsiasi processo in corso. Ma la frustrazione per la mancata produzione e sponsorizzazione del progetto fu tale che Ayn Rand, nel suo ultimo guizzo di genio, ne fece una teoria filosofica. L’ultimo suo saggio, “La sanzione della vittima” spiega come e perché i capitalisti, a causa del senso di colpa indotto da una cultura altruista, preferiscano finanziare le opere dei loro nemici anti-capitalisti piuttosto che i loro difensori. Fra le opere pro-capitaliste rifiutate dai mecenati del XX Secolo, la Rand include esplicitamente il suo “La Rivolta di Atlante”.

Il romanzo, pubblicato in Italia in tre volumi dall’editore Il Corbaccio, è una storia di fantapolitica che si può inquadrare sia come distopia che come utopia. Distopia: in un futuro non lontano dal periodo in cui il libro è stato scritto (anni ’50) gli Usa vanno gradualmente alla deriva verso il socialismo reale. E l’utopia? I migliori imprenditori, artisti e scienziati di quel mondo organizzano una serrata delle menti. Rifiutano di collaborare con il regime. E si ritirano in un rifugio lontano da ogni controllo, per edificare una società fondata sulla libertà individuale più completa. A guidarli è un misterioso scienziato, John Galt, inventore di una nuova fonte di energia. Ma si palesa solo alla fine del libro (nel terzo volume, nell’edizione italiana). Per il resto della trama aleggia come una misteriosa speranza. E chiunque si chiede “Chi è John Galt?” (uno dei motti più in voga nell’attuale movimento Tea Party).

Alla Cpac, la conferenza conservatrice di Washington, venerdì scorso abbiamo potuto assistere alle prime scene della prima parte del film e abbiamo intervistato il suo coraggioso produttore, Harmon Kaslow, l’uomo che ha fatto nell’ultimo anno quel che così tante persone hanno solo pensato di fare da almeno trenta.

A giudicare da quei 15 minuti che abbiamo visto, il film ha un ritmo molto serrato, è ben recitato da attori che quasi nessuno conosce (Taylor Schilling, Edi Gathegi e Paul Johansson, che è anche il regista) e comunque evocativo, nella sua estetica, delle atmosfere che ci si può immaginare leggendo il romanzo. Il libro della Rand descriveva un futuro non troppo lontano rispetto alla sua epoca. Dalle scene che abbiamo visto, il film è ambientato nel 2016: un futuro non troppo lontano dalla nostra epoca. La protagonista del libro, Dagny Taggart, è una imprenditrice, proprietaria di una grande compagnia ferroviaria, nipote di uno dei pionieri della linea transcontinentale.

I treni erano fondamentali nella vita degli anni ’50. Ma adesso e nel prossimo futuro?

Se i prezzi del petrolio volano e l’economia entra in depression” – ci spiega Kaslow – “per quanto tempo ancora la gente continuerà a usare automobili e aerei come mezzi quotidiani? Forse i treni riacquisterebbero la loro importanza prioritaria. I treni esistono e continueranno a esistere ancora per un pezzo. Lo sviluppo delle ferrovie è una previsione plausibile. Sarebbe stato del tutto implausibile cambiare la trama al romanzo. Ho fissato la data futura al 2016 per rimanere nell’ambito di una tecnologia conosciuta. Chi sa quali mezzi e quali risorse si utilizzeranno fra 20-25 anni?”.

Perché abbiamo atteso così tanto tempo prima di avere il film nelle sale?

Perché il problema era quello di trovare gli studios disposti a mettere in moto una macchina così complessa” – ci spiega Kaslow – “Per un certo tempo, nello scorso decennio, si parlava anche di un progetto hollywoodiano con Angelina Jolie. Sono trascorsi anni a cercare e approvare un regista, uno sceneggiatore e un cast che potessero lavorare al film. Alla fine nessuno di questi pezzi del puzzle è riuscito a combaciare: erano diversi i tempi e gli impegni di ciascuno”.

C’erano motivi politici dietro a questi ritardi?

No, assolutamente no. Per gli studios valgono solo logiche commerciali e per un progetto ambizioso e profondo come questo, ogni singola componente della comunità che realizza il film deve essere moralmente convinta e appassionata di quel che sta girando. Ciascuno di loro deve aver letto il libro ed esserne ispirato. Deve capirlo e capire le ragioni del perché lo stai portando sul grande schermo”.

Angelina Jolie sarebbe stata una scelta appropriata?

Io non ero coinvolto in questa fase del progetto. Posso solo dire che Taylor Schilling ha fatto un lavoro egregio e credo che abbia reso al meglio Dagny Taggart”.

Ma il libro ha venduto milioni di copie, come mai non attira grandi produzioni hollywoodiane?

Mi creda: più e più grandi case sono attratte da anni da questo progetto. Ma per realizzare un film del genere ci vuole qualcosa di più di una mera disponibilità di un grande produttore a finanziare il tutto. Occorrono certi prerequisiti per la produzione e altri per la distribuzione… John Aglialoro, sceneggiatore e produttore, assieme a me, ha deciso, grazie alle sue risorse, di procedere con il film senza alcun sostegno degli studios”.

Perché avete deciso di prendere il coraggio a due mani e lanciarvi in questa impresa?

Perché è un libro epico, perché è esaltante essere coinvolti in un’opera che è stata così influente nella vita di milioni… un’opportunità così favolosa capita una sola volta nella vita. Non avevo altra scelta se non quella di lanciarmi nella produzione del film”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

2 Responses to “Finalmente la Rand sul grande schermo: ‘La rivolta di Atlante’ è un film”

  1. filipporiccio scrive:

    Un film che sicuramente non viene prodotto grazie alle tasse sul cinema del “liberale” governo Berlusconi.

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