Roma tra Minsk e Mosca: ma la vogliamo dire una cosa liberale?

– Sono tempi duri per il governo e la maggioranza. Da Ruby ai dati economici che non ne vogliono sentir parlare di migliorare, o anche solo di dare una speranza di ripresa al Belpaese, passando per la leggenda della fantomatica riforma federalista dello stato. Nelle ore confuse della ricalendarizzazione del processo breve e di improbabili appelli su piani per la crescita, anche la politica estera italiana continua a collezionare brutte figure.

Non mi riferisco all’imbarazzante silenzio della nostra diplomazia sulla primavera democratica del nord Africa, magari per non infastidire il colonnello Gheddafi che non sta vivendo ore tranquille. Il problema sono i rapporti privilegiati dell’Italia con stati che l’Unione Europea sta inserendo, oppure ha già inserito, nella lista dei “cattivi” sui quali imporre sanzioni internazionali: la Russia e la Bielorussia. Le motivazioni sono sempre le stesse, ovvero costanti e persistenti pratiche poco democratiche messe in atto direttamente oppure coperte dalle istituzioni, mentre il governo italiano vanta rapporti di profonda amicizia con il Premier Putin ed il Presidente Lukashenko.

A Bruxelles da alcuni mesi si discute sulla possibiltà di imporre sanzioni su 60 cittadini della Federazione Russa accusati di aver torturato ed ucciso l’avvocato Sergey Magnitskyin. Magnitskyin lavorava per l’ufficio legale dell’azienda Americana Hermitage Capital Management ed era stato testimone di una frode fiscale di 175 milioni di euro grazie alla quale i soldi dei contribuenti pubblici erano finiti nelle tasche di alcuni funzionari dello stato. Arrestato nel novembre del 2008, Magnitskyin è deceduto in carcere un anno dopo. Organizzazioni non governative hanno denunciato che a Magnitskyin sono state rifiutate le basilari cure mediche e la morte sarebbe stata causata dalla degenerazione di una pancreatite, mentre i reperti ufficiali sono contraddittori.
La prima diagnosi del decesso parlava di una rottura della membrana addominale, mentre la seconda di un attacco cardiaco.

L’amministratore delegato della Hermitage Capital, Bill Browder, ha denunciato il fatto presso l’Unione Europea ed in dicembre 2010 il Parlamento ha votato una risoluzione che chiede di vietare l’accesso a 60 funzionari pubblici Russi. La lista include nomi importanti come il capo della commissione investigativa del ministro degli interni, Alexei Anichin, il capo della divisione di spionaggio Viktor Voronin ed il procuratore generale Viktor Grin, oltre ai funzionari responsabili del carcere nel quale si è verificato il fatto. Cosa dice l’Italia?

Il caso della Bielorussia è piú complesso. Quando Berlusconi si é recato a Minsk inneggiando alla grande capacità di Lukashenko di raccogliere consenso, il Presidente bielorusso e molti dei suoi collaboratori erano giá sottoposti a sanzioni della UE. La prima volta risale addirittura al 1998 quando Lukashenko rifiutó di rinnovare i visti delle missioni diplomatiche straniere in Bielorussia. Nel 2002, 14 stati membri della UE vietarono l’accesso a molti esponenti del governo per il rifiuto di Minsk al rinnovo della missione dell’OSCE nel paese. Nel 2006, sanzioni finanziare si sono affiancate alla proibizione di accesso nei territori dell’Unione Europea per la mancata investigazione sulla scomparsa di giornalisti e sulle costanti violazioni delle pratiche democratiche nei periodi elettorali. Queste misure erano state ammorbidite negli ultimi due anni, ma il 31 gennaio il Consiglio dei Ministri ha dato mandato a Catherine Ashton, il rappresentante EU per la politica estera, di inasprire le sanzioni contro soggetti operanti in Bielroussia. E l’Italia?

La politica estera del nostro governo è quantomeno eclettica, tanto che potrebbe essere tacciata di incompetenza o di schizofrenia. Se a Bruxelles il nostro Ministro degli Esteri approva ulteriori sanzioni contro Russia e Bielorussia, da Roma il nostro Primo Ministro Berlusconi non perde occasione per ricordare l’amicizia con Mosca e Minsk. La questione non si risolve chiudendo i rapporti commerciali con questi paesi, ma il governo di una grande nazione dell’Occidente non dovrebbe spendere due parole anche sull’importanza dei diritti umani?


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

Comments are closed.