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L’agricoltura sana e ottimista all’assemblea di Futuragra

Giorgio Fidenato mi viene a prendere alla stazione di Pordenone verso le sei e mezza del pomeriggio di sabato, e lungo la strada per Vivaro ho finalmente l’occasione per fare due chiacchiere rilassate con lui, prima dell’assemblea di Futuragra prevista per la mattina successiva. Parliamo del suo processo ,delle associazioni e delle istituzioni pubbliche che si sono costituite parte
civile contro di lui, ma soprattutto parliamo delle sue intenzioni per il futuro.

Seminerò ancora Mais OGM, e lo farò a norma di legge” mi dice. “Se in Europa vogliono scrivere una direttiva che consentirebbe di vietare ai singoli stati membri la coltivazione di OGM sul loro territorio, allora vuol dire che ora non lo possono vietare. Lo dice la logica! Per questo non chiederò nessuna autorizzazione, questa volta. Manderò una semplice comunicazione, correlata da tutte le normative vigenti, e una diffida a violare i miei diritti e la mia proprietà…”

Certo, viviamo in un paese in cui la logica costituisce molto raramente l’ossatura del diritto, e continuiamo a discuterne a tavola, un’oretta dopo, di fronte ad un’ottima grigliata col frico, insieme a Silvano Dalla Libera, il vicepresidente di Futuragra, il bioteconologo Roberto Defez, la nutrizionista Maria Cristina Ferri e l’avvocato Pirocchi, che sta seguendo il ricorso presentato dall’associazione contro il decreto di Zaia che, lo scorso anno, bloccò la semina di Dalla Libera.

Proprio perché la logica non costituisce l’ossatura del diritto Futuragra non può permettersi il lusso di esortare gli agricoltori ad andare allo sbaraglio, e a far loro rischiare costose vertenze giudiziarie con la pubblica amministrazione: la battaglia di cui Futuragra si sta facendo carico andrà avanti nei tribunali e presso le istituzioni nazionali ed europee, fino al raggiungimento di risultati tangibili per tutti. Fino a che l’Italia non rientrerà, di fatto e di diritto, nella legalità europea. Finché non si ristabilirà il sacrosanto diritto degli agricoltori italiani ad usare una tecnologia impiegata con successo ovunque nel mondo e che potrebbe garantire ai maiscoltori italiani un incremento di reddito nell’ordine dei 400 euro per ettaro tra maggiori entrate e, soprattutto, minori costi di produzione.

E che la battaglia sia ancora lunga (e noiosa) lo si capisce già dalla mattina successiva, quando alcuni no global tentano di sbarrare il cancello di Villa Cigolotti, l’albergo di campagna dove l’assemblea sta per iniziare, ostacolando l’ingresso di alcuni partecipanti, fino all’arrivo dei carabinieri. Eppure siamo in tanti, oltre ogni aspettativa la sala è strapiena e molti restano in piedi. Ci sono circa 100 posti a sedere, e almeno un’altra cinquantina sono assiepati in fondo e lungo i lati.

Duilio Campagnolo, il presidente, racconta la storia di Futuragra, che in un certo senso è la sua storia, da quando fu espulso da Coldiretti per la sua posizione a favore delle biotecnologie. Ancora non se ne capacita, e racconta di quanto Coldiretti avesse contribuito, a suo tempo, alla diffusione del progresso tecnologico nelle campagne. E che invece oggi, di fronte all’inaspettato successo di Futuragra e in mancanza di argomenti migliori, non trova di meglio che lanciare le soliti meschine accuse su presunti finanziatori occulti.

Roberto Defez ricorda come esattamente dieci anni prima, il 13 febbraio del 2001, si teneva a Roma la prima manifestazione di piazza dei ricercatori italiani, promossa dallo stesso Defez e guidata da Rita Levi Montalcini, per protestare contro le decisioni di Pecoraro Scanio che di fatto bloccarono, con motivazioni del tutto estranee alla scienza, la ricerca sugli organismi geneticamente modificati. Sono passati dieci anni e siamo allo stesso punto di prima, la politica è sempre meno credibile, ma è senz’altro maggiore la consapevolezza degli agricoltori così come l’opportunità, merito soprattutto di Futuragra, di fare causa comune con il mondo scientifico e accademico.

Stefania Giacomello dell’ANBI ricorda la desolante vicenda dei finanziamenti pubblici che vengono assegnati ai lobbisti come Mario Capanna ,invece che agli scienziati, mentre Maria Cristina Ferri, sulla falsariga del suo libro “La città dei Leoni”, si sofferma sui tanti miti e leggende che circolano intorno agli OGM: “ora vi spiego perché, mangiando insalata, non diventiamo verdi!”

Ma è il dibattito che segue ad essere il momento migliore. Intervengono in tanti, agricoltori, distributori di sementi, gente vera, che vive del proprio lavoro. Fino all’allevatore che ricorda come da bambino, quando il mais si sgranava ancora a mano, i suoi vecchi si raccomandassero di buttar via le pannocchie che mostravano tracce di muffa e di attacchi di piralide, “ché quella roba lì fa male tanto ai cristiani quanto alle vacche”. E che ora vorrebbe poter usare il mais resistente alla piralide, che non presenta tracce delle micotossine rilasciate sulla pianta da questo diffusissimo parassita.

E che racconta anche di quante aziende agricole e quanti allevamenti stanno andando a gambe all’aria, oppresse da vincoli, divieti e burocrazia, proprio quando la domanda mondiale di cibo aumenta in maniera esponenziale.

L’ultimo dei paradossi della realtà agricola italiana. Realtà in cui oggi, più forte che mai, c’è anche Futuragra.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

One Response to “L’agricoltura sana e ottimista all’assemblea di Futuragra”

  1. SILVANO scrive:

    Complimenti. Bella relazione di una interessante assemblea.

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