Il debito pubblico di oggi saranno le tasse di domani – VIDEO

-Riportiamo qui l’intervento nell’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà per l’Italia di Lucio Scudiero, redattore di Libertiamo.it, membro del Comitato Promotore di Generazione Futuro e coordinatore della Commissione Programma.

Vorrei preliminarmente ringraziare il comitato promotore di Generazione Futuro, il coordinatore nazionale Mariniello e i membri della Commissione Programma che hanno collaborato con me nella redazione del programma che di qui a un momento andrò ad esporre.
Questo non è tanto un programma giovanile quanto una tavola delle condizioni di futuribilità del Paese.
In questo modo noi riteniamo di dover rispondere a quella che è la nostra missione, e cioè declinare il futuro. Come lo decliniamo?

Primo tema: lavoro. Abbiamo una disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni che tocca punte del 29%, e probabilmente stiamo utilizzando un parametro di riferimento incongruo, perché se tenessimo a mente che vengono considerate “giovani lavoratori” persone fino a 35 anni, probabilmente il tasso di disoccupazione risulterebbe anche maggiore.

Che cosa proponiamo noi per liberare il lavoro nel Paese? Una serie di misure che incidono sul lavoro dipendente, sulle professioni e sull’impresa.
Lavoro dipendente: la nostra proposta, che è stata esplicata la settimana scorsa nel meeting di Bologna, presuppone innanzitutto un contratto unico in sostituzione di tutte le forme contrattuali attualmente vigenti, con flessibilità in uscita.
A tale regime contrattuale unico noi proponiamo, però, che si accompagni un sistema di tutele welfaristiche finanziato sulla base dell’allungamento dell’età pensionabile dei nostri padri.
Dobbiamo chiedere al Paese, e ai nostri padri, di guardare in faccia alla realtà: la realtà italiana oggi dice di un Paese che spende il 30% della spesa pubblica complessiva in pensioni e che purtuttavia non riesce a garantire un futuro pensionistico ai propri giovani.

Noi dobbiamo porlo, questo problema, ce lo siamo posto e crediamo di doverlo affrontare così, con uno scambio tra welfare e pensioni, in modo da accompagnare la dovuta flessibilità, che i giovani intendono vivere nel mercato del lavoro, con tutele di tipo welfaristico.

L’altro punto su cui andiamo a incidere è quello delle professioni. Noi rifuggiamo – e in questo siamo alternativi rispetto ad una certa, come dire, Weltanschauung corporativa molto ben protetta e molto ben sostenuta in Parlamento – da un’impostazione corporativa e proponiamo un riordino delle professioni in maniera tale da aprire l’accesso agli ordini da parte dei giovani, quindi attraverso l’abolizione degli esami di abilitazione e la possibilità di anticipare il tirocinio propedeutico all’esercizio della professione stessa già durante l’ultimo anno dell’università.

Accesso al credito: quante storie di giovani italiani in fuga verso l’estero perché non riescono a sviluppare le idee brillanti, che pure avrebbero e potrebbero sviluppare in patria!
La scorsa settimana – e forse voi avete avuto modo qui di avere in mano un prodotto di quest’innovazione – Andrea Taglini, un giovane imprenditore italiano, ci ha spiegato il suo “percorso ad ostacoli” nell’implementazione di un sistema di bustine monouso che ha cambiato, diciamo, i canoni del packaging nel mercato, e che tuttavia in Italia non riusciva a trovare credito.

Ebbene, noi sosteniamo che questo Paese debba implementare le riforme necessarie affinché persone istituzionalmente votate ad assumersi quei rischi che all’inizio di un’attività d’impresa sono imprescindibili se li assumano.
Insomma, noi vogliamo – tra dieci anni, tra venti anni – che in Italia sia possibile creare Facebook, creare Google! Perché in Italia non è accaduto?
Perché mancano investitori istituzionali in grado di metterci il capitale di rischio all’inizio.

La nostra proposta dunque è quella di creare un fondo dei fondi di venture capital (si chiamano venture capitalists, questi investitori) per finanziare imprese ad alto contenuto innovativo, che negli anni a venire potrebbero dare al Paese quella spinta in avanti di cui necessita.

Questo è un Paese che rischia il declino per non rischiare le riforme necessarie, noi riteniamo che le riforme siano necessarie.

L’altra grande questione giovanile su cui voglio soffermarmi è il debito pubblico, per una considerazione molto semplice: il debito pubblico di oggi saranno le tasse di domani, il debito pubblico di ieri sono le tasse di oggi, e le tasse le pagheremo noi che oggi siamo nella “coorte” interessata dal fenomeno e che sosteniamo, diciamo, il sistema Italia coi nostri risparmi e con il nostro lavoro.

Università e scuola: noi guardiamo con favore al riordino dell’università appena varato a dicembre dal governo, purtuttavia riteniamo che il riordino dell’università vada di pari passo con un investimento crescente in capitale umano da parte del Paese, e riteniamo che debba abbattersi il tabù delle università pubbliche, delle università di stato, e quindi coinvolgere, in maniera sempre più significativa, anche donazioni private per il finanziamento della stessa università e del sistema scolastico primario e secondario.

Senza pretese di esaustività, abbiamo cercato di dare e dettare con questo programma le nostre priorità per il Paese. Ci aspettiamo dalla classe politica e dal Paese stesso che sia in grado e abbia il coraggio di guardare in faccia la realtà. La realtà ci dice che questo è un Paese in declino, respingente per chi vuole venirci dall’esterno e che riesce addirittura a marginalizzare chi ci è nato. E’ necessario cambiare rotta, e noi siamo qui per dare una mano.
Grazie.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Il debito pubblico di oggi saranno le tasse di domani – VIDEO”

  1. vittorio scrive:

    Un fondo di venture capital finanziato dallo stato?
    In altre parole finanziamenti a fondo perduto agli amici degli amici.
    Bell’idea questa, molto liberista! In Italia ci mancava proprio.

    Se si vogliono stimolare gli investimenti non è che forse sarebbe meglio riformare il sistema fiscale e giuridico del paese prendendo a riferimento modelli come la Svizzera, piuttosto che riproporre modelli di interventismo statale cattosocialista? Cosa sono le vostre? Prove di “liberismo” in salsa dalemiana?

  2. filipporiccio scrive:

    Non posso che concordare con Vittorio. L’ultima cosa di cui c’è bisogno sono altre strutture burocratiche da creare. L’unico programma ragionevole per un liberale in Italia è eliminare enti, leggi, tasse, regolamenti. Probabilmente c’è da lavorare per decenni.

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