– I lavori dell’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà per l’Italia si sono articolati in sei commissioni tematiche: Cultura; Innovazione; Ambiente; Welfare; Sviluppo; Legalità. A seguire l’intervento in plenaria di Piercamillo Falasca, relatore della Commissione Innovazione.

Decenni di mancate riforme, o di riforme timide, nei gangli che determinano la spinta innovatrice di un Paese (il sistema formativo, il mercato del credito, le infrastrutture tecnologiche, un ambiente aperto e competitivo) hanno fiaccato l’economia italiana, deprimendone la naturale creatività.
L’Italia attrae pochi investimenti stranieri, specie nel settore high tech, mentre espelle molto capitale umano: nell’ultimo decennio, circa 600mila giovani laureati hanno abbandonato l’Italia per l’estero, a caccia di quelle opportunità di vita e di lavoro che in patria non trovano più.
Trenta anni fa in Italia si registravano circa 10mila brevetti l’anno. Oggi il dato è rimasto invariato, mentre la Germania è passata da 30 a 120mila e la Cina da zero a 850mila.
Il sistema bancario e finanziario italiano presta i soldi, ma non investe nelle buone idee, mentre le forme di finanziamento alle imprese oggi vigenti seguono logiche burocratiche e conservative, poco meritocratiche ed efficienti.
Milioni di cittadini sono fuori dalla “rappresentanza digitale”, non hanno accesso alla Rete o rischiano di non beneficiare nei prossimi anni delle reti di nuova generazione: nonostante i frequenti annunci del Governo, gli investimenti nello sviluppo della banda larga sono al palo e l’Italia rischia di vedere il divario digitale allargarsi.
La PA sta perdendo la sfida della digitalizzazione: non servono le faccine del ministro Brunetta, ma un serio piano di innovazione nei servizi per il cittadino e l’impresa: sanità, servizi sociali, e-government, giustizia (ci vuole il processo civile telematico, altro che il processo breve…).

La classe politica mostra a volte di non comprendere il grado di “penetrazione culturale” della Rete nella società italiana: in molti propongono improbabili leggi ad hoc o pericolosi controlli governativi, quando la “sfida” normativa posta dal web – coniugare libertà e sicurezza – sta nell’aggiornamento continuo delle disposizioni normative, fornendo alla giustizia e ad autorità terze, non al Governo, gli strumenti per contrastare gli illeciti.
In troppi ambiti, la politica non promuove l’innovazione tecnologica, economica, sociale e civile, ma soffia opportunisticamente sulla paura della gente: vale per l’energia nucleare (che è la vera alternativa ecologica alle fonti fossili), vale per le biotecnologie, vale per la ricerca scientifica in campo medico. Un confronto alto e pacato sulla bioetica, fuori dagli steccati di chi contrappone il partito della vita al partito della morte, serve anche a questo: contribuire a fare dell’Italia una culla per la ricerca medica, con i benefici che questo comporta, per battere le malattie più dure, per migliorare la qualità della vita.

Noi chiediamo a Futuro e Libertà di diventare il partito dell’innovazione, di offrire all’opinione pubblica la visione di un’Italia che torni ad essere la terra di Leonardo Da Vinci, di Galileo Galilei, di Guglielmo Marconi, di Enrico Fermi.
Investiamo nello sviluppo della banda larga e promuoviamo, per le aree del paese più difficili da raggiungere, la tecnologia mobile.
Promuoviamo tra i giovani la cultura dell’innovazione, spieghiamo loro cosa è un brevetto, stimoliamo in loro il desiderio di fare impresa (e non la velina). E allo stesso tempo, immaginiamo un piano serio di alfabetizzazione informatica delle persone più mature, affinché siano più consapevoli dei loro diritti digitali.

C’è da avere un atteggiamento severo nei confronti della PA che non si adegua agli obblighi di trasparenza e modernizzazione dei servizi, soprattutto nella sanità e nella giustizia, anche attraverso forme di sanzione comminate da un’autorità indipendente.
Destiniamo una porzione di entrate extra-tributarie alla ricerca pubblica di base e avanzata, e offriamo ai nostri ricercatori maggiori tutele.

Proponiamo come partito la redazione di un’Agenda Digitale per il futuro del Paese e chiediamo l’istituzione di una Commissione d’eccellenza – sul modello della Commissione Attali – per individuare i settori strategici su cui l’Italia deve provare ad essere o a tornare sulla frontiera dell’innovazione.
Spingiamo per la creazione di una vera Banca dell’Innovazione, che sostituisca l’erogazione di fondi a pioggia alle imprese, puntiamo sul venture capital.
Torniamo a investire, senza paura, nei trasporti e nelle infrastrutture fisiche.
Facciamo dell’Italia un approdo per le menti più creative del mondo, favorendo un clima di tolleranza nei confronti di tutti, senza distinzione di razza, di religione, di identità sessuale.

Infine, proseguiamo sul cammino ambizioso di essere il primo vero partito a trazione telematica della Terza Repubblica. La sfida che dobbiamo vincere è quella di offrire forme avanzate di partecipazione e condivisione delle decisioni, oltre che di trasparenza ed etica nella conduzione dell’attività politica.

Per battere il declino e restituire all’Italia il posto che la storia le ha assegnato, tra i popoli che tracciano la rotta del futuro, c’è bisogno di una politica – e di un partito – che alzi lo sguardo da un presente sudicio e punti all’orizzonte. Questo è il compito di Futuro e Libertà.