Corte Costituzionale, giudice della ragionevolezza legislativa

– Molto probabilmente nel prossimo futuro, quando sarà finito il bailamme di questa decadente stagione politica, si apprezzerà il ruolo di argine svolto dalla Corte costituzionale. Ciò è stato senza dubbio molto evidente sia nella giurisprudenza con la quale si è opposta all’introduzione surrettizia di forme di immunità concretamente calibrate per neutralizzare precise e puntuali attività processuali, sia in quella con la quale ha reso operante la riforma del Titolo V, contribuendo ad edificare un regionalismo cooperativo e funzionale.

Ma se questi sono, forse, i due ambiti maggiormente importanti e noti, ve ne è un altro solo apparentemente minore. La Corte è, infatti, diventata sempre più il giudice della ragionevolezza legislativa. Ruolo sempre più fondamentale se rapportato ad un legislatore troppo spesso confuso, distratto o, sempre più frequentemente, compulsivo.
Un esempio paradigmatico è fornito dalla recentissima sentenza n. 41/2011 con la quale la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma introdotta dal decreto «salva-precari» del 2009, che ha piazzato per legge in coda alle graduatorie gli aspiranti docenti che chiedevano di essere inseriti anche in una graduatoria provinciale diversa da quella di provenienza.

Per onestà intellettuale, bisogna preliminarmente precisare che il copyright è del centro sinistra che la introdusse nel 2007, ma l’attuale governo (che non ha eguali nella storia per la stessa ammissione del suo Presidente, soggetto notoriamente disinteressato e umile) ha voluto fare di più, introducendo nel 2009 una norma di interpretazione autentica, con valore retroattivo, per fissare un doppio binario: nelle graduatorie 2009/2011 chi si sposta viene inserito in coda, in quelle successive (ma anche in quelle precedenti) gli inserimenti avvengono «a pettine», cioè tenendo conto dei punteggi di ciascuno.

Ciò concretamente ha significato che l’immissione in ruolo (ossia le assunzioni a tempo indeterminato) nel biennio 2009/2011 è avvenuta in modo costituzionalmente illegittimo. È ovvio che si porrà rimedio a questa situazione degna del miglior teatro dell’assurdo, sia salvaguardando chi in ragione di ciò è già docente di ruolo, sia chi ne avrebbe avuto titolo se le graduatorie fossero state redatte correttamente: un vero capolavoro gestionale degno del governo del fare…casino!

D’altronde, l’eccentricità della disciplina è stata espressamente evidenziata dalla Corte, la quale conclusivamente ha in modo palmare ribadito che il “mero dato formale della maggiore anzianità di iscrizione nella singola graduatoria provinciale per attribuire al suo interno la relativa posizione, introduce una disciplina irragionevole che – limitata all’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011 – comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica”.

A ben vedere, la conclusione della specifica sentenza si inquadra, come dicevamo, in un fenomeno più ampio, contraddistinto dalla irragionevolezza legislativa, che sarà approfondito in un successivo intervento avente per oggetto sempre il reclutamento dei docenti, poiché è un argomento che riguarda trasversalmente alcune delle vere emergenze del paese reale: la precarietà occupazionale dei giovani, soprattutto se donne; la conseguente difficoltà di una possibile pianificazione familiare; la valorizzazione di molti ambiti disciplinari in cui ancora l’insegnamento è la principale opzione lavorativa; la capacità formativa del sistema scolastico.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

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