Moralisti di lotta e libertari di governo. Il re è nudo, ma le mutande non c’entrano

di CARMELO PALMA – Dovessimo scegliere tra il libertarismo di governo che oggi andrà in scena al Teatro Dal Verme e il moralismo di lotta che domani animerà – e con che spirito – le cento piazze anti-Cav., non sapremmo, in tutta sincerità, che pesci pigliare. Come già abbiamo detto, non sempre la dialettica dei contrari presenta alternative che sono l’una “giusta” e l’altra “sbagliata”. Berlusconi non è il corruttore della città e non è neppure il martire della resistenza all’abuso di giustizia. Chi pensa l’una o l’altra cosa, riteniamo che parimenti sbagli.

Se quindi non abbiamo ragioni di parteggiare per la destra casual o per la sinistra cool (e il fatto che persone stimabili animino l’uno e l’altro palcoscenico ci consiglia di non prendere partito), abbiamo più ragioni per temere la prima che la seconda.

Convertire il femminismo “liberazionista” in un esercizio di stile e di rigore civile contro la decadenza dei costumi suona, per molti versi, improbabile. Compatire le puttane di strada e aborrire le puttane di casa, discriminare il meretricio per il censo dell’utilizzatore finale o per l’ambizione dell’utilizzata – non solo la pagnotta, ma la carriera – ha un suo astratto perché, ma non un suo concreto percome: “L’utero è mio e me lo gestisco io” fino a quale limite di reddito e di desiderio? Vogliamo allora considerare questa sfida morale tardo-femminista un segno di convulsione ideologica? E sia.

Ma come vogliamo considerare il sessantottismo libertario della destra antisessantottina? Dovevano suonare la fine della ricreazione morale di un Paese ubriacato dal permissivismo (do you remerber?) e salvare un popolo antropologicamente minacciato dai falsi miti del relativismo. Dovevano restituire dignità politica all’ordine familiare degli affetti contro la dittatura dei sensi e dei desideri. Dovevano ripristinare il senso delle cose e della vita, grazie all’esempio del premier, “simbolo vivente dell’antropologia positiva”.

E ora difendono il “privato” del Cav? Che cosa c’entra il “privato”, se l’altrui privato – quello, per l’appunto, delle “vite degli altri” – non ha mai rappresentato un argine al giudizio e alla pubblica condanna? Se la mission era la rieducazione morale del popolo è la diseducazione sessuale del Cav., non la curiosità della Procura di Milano, ad avere politicamente sputtanato il “partito dei valori”. Il re è nudo, ma le mutande non c’entrano. E definire solo ipocrita e paracula la spigliatezza anti-moralista del partito che (prima) voleva in galera prostitute e clienti è fargli un generoso complimento.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

17 Responses to “Moralisti di lotta e libertari di governo. Il re è nudo, ma le mutande non c’entrano”

  1. Andre scrive:

    Pienamente d’accordo sul complimento finale ai vari Santanchè (forse una delle più meritorie per la tua definizione) e Co.
    Però.. però tra le due scelte ho dei dubbi che sia la prima da temere maggiormente. Trovo insopportabili i bacchettoni politicamente variabili, sia a destra che a sinistra. Secondo me Berlusconi si dovrebbe dimettere per certi suoi comportamenti, non perchè moralmente sbagliati, ma perchè inadatti alla figura di un premier. Mi sembra invece che qui si faccia tutto quanto solo e soltanto in funzione anti-Cav, ovvero “qualsiasi cosa fosse uscita fuori noi avremmo chiesto comunque le dimissioni”. E allora che si usi questo come pretesto non mi piace, e forse, in fondo, spero che non si dimetta dietro questa spinta.

  2. Seba scrive:

    in America un deputato repubblicano, tal Christopher Lee, per essersi fotografato a torso nudo e aver mandato la foto ad una donna conosciuta in un sito di annunci(Craiglist)professandosi divorziato quando non lo era, si è dovuto dimettere. Quindi moralisti o semplicissima scelta politica? Sinceramente mi verrebbe da dire tutte e due, anche se la risposta preponderante ovviamente è la seconda.
    Se una persona non è capace nemmeno di gestire la sua vita privata e anzi può essere screditato(in America essere screditato personalmente equivale anche a screditare il party in cui si milita, in Italia più ci si sputtana e più si ottengono crediti per salire i gradini della politica in “certi” partiti)o ancora peggio ricattato per le proprie vicende private non può scendere in politica, perchè in prima istanza si spezza quel rapporto di fiducia tra il politico di turno e l’elettorato(cosa che da noi a livello nazionale non sussiste)e in secundis viene da sé che se un politico può essere ricattato non prenderà mai decisioni generali e per il bene del paese, ma personalistiche e dirette ad una fetta microscopica della nazione(o dello stato).

    Ritornando all’eccellente articolo: le ideologie stanno a zero( forse hanno raggiunto lo zero assoluto), quello che importa è difendere il padrone fino alla fine con il coltello tra i denti pur con tutte le contraddizioni del caso(ma intanto per certe personaggi cadere in contraddizione palese non è mai stato un gran cruccio), perchè se cade lui, come con le pedine del domino, cadono molti di coloro che stanno al di sotto della piramide gerarchica e che fino ad ora hanno ottenuto prebende e poltrone adulandolo e difendendolo nella sua indifendibilità.

    Lo definirei “leccaculismo militante” o se si vuol essere più gentili “puttanesimo d’interesse”(nuova religione pubica).

  3. Simone82 scrive:

    Parli di “diseducazione sessuale” del Premier… ma da quando il sesso è diventato anche il solo circondarsi di belle donne? Da quando il sesso è anche fare regali? Allora le donne sono tutte escort…

    Hai già emesso la sentenza senza avere uno straccio di prova che il Premier abbia anche solo una volta fatto sesso non con chi la sera legge Kant ma con una poco di buono.

    Siete oramai arrivati alla frutta pure voi se scrivete cose come queste che paiono mezze scopiazzate da La Pravda. Anche voi vi siete abbassati a proclamare prostitute le donne che vanno con il Cav solo perché vanno con il Cav… Contenti voi…

  4. Seba scrive:

    @Simone82:
    -se le donne vengono pagate dopo la prestazione sessuale molto probabilmente si prostituiscono(ergo danno il proprio corpo in cambio di un pagamento che può essere monetario o sotto forma di doni), se lo fanno per un sentimento difficilmente PRETENDONO di ricevere MINIMO CINQUE MILA euro a botta(alcune per far cassa avevano anche in mente di rubargli in casa pover’uomo).Almeno così funziona nel mondo reale, non so da lei.
    Tra l’altro molte donne che ronzavano attorno al Cav. erano esplicitamente prosituite(pardon, “escort” che è più politically correct) di professione come la Macrì, come la brasiliana(che aveva più di un numero del Cav. in agenda)a cui fu affidata la “nipote di Mubarak”, ecc…

    -“Poco di buono”? Più di una donna frequentata da B. aveva intrallazzi con la malavita, chi con rampolli della criminalità organizzata italiana, chi con trafficanti di droga che nascondevano nel box auto del condominio pagato dallo stesso B. attraverso il suo ragioniere, 12 kg(DODICI KILI)di droga, chi con ex malavitosi dell’est europeo. Se tutte queste persone non sono delle “poco di buono” viene veramente difficile definire il concetto.

    -“Scopiazzate dalla Pravda.” Un po’ come succede quasi quotidianamente con le grandi inchieste(inchiestone fenomenali che ci invidia il NYT, come la suoneria del cellulare di un giudice o gli amori pubblici di 33 anni fa di un magistrato) uscite in tandem (con il famoso monotitolone di prima pagina)di Libero ed il Giornale?

    Comunque sia non so se se ne sia accorto, ma l’articolo parlava “velatamente”(con delle sottigliezze difficilissime da intendere) d’altro che le “donne del premier”.

  5. Carmelo Palma scrive:

    Simone ’82 – La diseducazione sessuale del premier è misurata e definita non “oggettivamente” (cosa c’è di oggettivo nel desiderio…?), ma dai valori di cui il premier si fa interprete e garante.
    Io non definirei mai “diseducato” uno che mantiene un contingente di ragazze all’Olgettina, Berlusconi, che dice della Chiesa “i miei valori sono i vostri valori”, sarebbe costretto a farlo. Le parole e gli impegni sono importanti, non sono cazzate che si dicono tanto per dire qualcosa, se no tutto diventa nulla.
    Ps: le donne non sono prostitute quando “vanno col Cav”., ma quando ci vanno per interesse e guadagno. O sono mignotte solo quelle che si fanno pagare dai pezzenti, per dar sollievo alla loro solitudine e disperazione della vita?

  6. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Ma è mignotta (troia, “puttanone”, whatever) solo una che va con dozzine di uomini e accetta denaro, o anche una che ci va gratis?
    La discriminante non può essere il denaro, a meno che non si faccia del concetto cattolico del denaro come “sterco di satana” la base dell’ordinamento giuridico e s’inneggi alla povertà come valore assoluto. Per cui si avrebbe, di conseguenza, viva le masse, che sono in maggioranza povere: viva le masse dei roghi, delle ghigliottine, dei pogrom, delle esecuzioni sommarie, dei processi proletari, delle adunate oceaniche, dell’islamo-fascismo, ecc.

  7. simone82, il discorso e’ semplicissimo.
    Berlusconi negli ultimi anni ha basato la sua linea politica sui “vizi privati, proibizionismo pubblico”.
    spiegami una cosa, io radicale, che sono per l’eutanasia, biotestamento, coppie di fatto, etc mi sento chiamare relativista, degrado della societa’, laicista, libertino, etc ( li sai te, nn c’e’ bisogno di riscrivere tutto il clericalismo di Berlusconi e del suo entourage) e come Berlusconi, nei suoi comportamenti privati e pubblici (pubblici nel momento in cui rivendica che gli piacciono le donne, la bella vita etc,) io che devo fare???
    mi devo stare zitto? devo accettare questo doppiopesismo???
    oppure e’ leggittimo che io dica: Berlusconi, a me nn me ne frega nulla della tua vita privata, ma nel momento in cui mi vieni a fare a me la morale ogni santo giorno, io mi sento in dovere di farti notare che la tua vita e’ lontana anni luce da cio’ che tu predichi.
    e il coronamento di quest’assurdita’ e’ che come faccio notare quest’incongruenza, questo doppiopesismo, mi becco del moralista, del bacchettone, io che faccio della liberta’ sessuale una battaglia.
    e’ tanto difficile da comprendere?

  8. Carmelo Palma scrive:

    @Sergio: Su questo, dipende dai punti di vista. A fare la differenza fra l’una e l’altra condotta, per me non è la venalità, ma la sincerità. Fare sesso per il sesso o fare sesso per il vantaggio (economico o di altro tipo) non è la stessa cosa, non lo è sul piano dell’esperienza umana, nè per gli utilizzatori nè per le utilizzate. Per questo in genere la prostituzione appare triste e pensosa anche a chi non la giudica moralisticamente.

  9. luigi zoppoli scrive:

    Per quello che ho ascoltato e letto sulla manifestazione “se non ora quando” non mi pare affatto che fosse paleo-femminista o moralistica ovvero dicriminatoria tra puttane o non puttane di strada o meno. Il contenuto ed il senso era quello di sostenere un ruolo femminile più completo ed obiettivo, non commiisurato ad una logica che 0ggi pare prevalente. Ed implicitamente una selezione che non si fondasse sulla concessione di favori sessuali ma su consoni parametri. Se dimentichiamo donne scaraventate in parlamenti nazonali ed europei o nei cosnigli regionali,provinciali e comunali per meriti che non conosco ma comunque estranei ad una normale logica di selezione, sbaglieremmo di grosso. E rischieremmo di attribuire alla menifestazione significati che essa non ha voluto avere,

  10. luigi zoppoli scrive:

    Circa la manifestazione al Dal Verme. Per gente che non si scandalizza di uno stato e di goevernanti capaci della vicenda Englaro, capaci di mettere in piedi un testamento biologico che annulla le scelte private dell’individuo, parlare della privacy del padrone è scandaloso. Qualcuno ha rilevato:
    Evidentemente, Ferrara giustifica solo gli esempi di “educazione sessuale” propinati da Silvio B.? Vai a capire… In compenso nell’intervista aveva aggiunto: “Il Papa crede nella sobrietà dei costumi, in una sessualità umana orientata alla costruzione di significati vitali e non alla distruzione dell’amore nella caricatura del piacere”. Appunto: com’è noto, è proprio quell’opinione papale ad ispirare i festini berlusconiani.

  11. bagnascus scrive:

    c’è un punto a mio avviso che non è stato colto: la manifestazione di Ferrara non era i difesa dei costumi di Berlusconi ma nei confronti della magistrattura che fa diventare un problema giuridico un problema che è solo etico-politico.Sicuramente i costumi di Berlusconi e soprattutto il suo intervento pubblico sulla Questura possono essere considerati incompatibili con la sua carica ma quello ch e è inaccettabile è la interferenza nella vita privata di molte persone con un uso sbagliato delle intercettazioni.Una persona può essere tradizionalista sul piano etico-sessuale ma contraria al fatto chq questi problemi diventino quetsione giudiziaria.Certamente anch e sul piano politico il centrodestra per essere più credibile dovrebbe essere più tollerante nel legiferare sulla prostituzione

  12. Andre scrive:

    @bagnascus
    però la magistratura non indaga sui costumi del premier, ma su ipotesi di reato ben precise. Forse ne uscirà pulito ma la questione politica resta. Non basta l’incompatibilità, come hai detto tu, di alcuni gesti di Berlusconi alla sua carica per fargli prendere in considerazione l’idea di dimettersi? Invece assistiamo al rilancio continuo da una parte e dall’altra di accuse e contraccuse sempre maggiori.

  13. erasmus scrive:

    vedo che i difensori dei magistrati ci sono sempre ,vivi e zelanti e che neppure ci si sogna di mettere in discussione questi reati.perchè naturalmnete ai magistrati bisogna sempre portare rispetto ..che ipocrisia !

  14. massimo scrive:

    ed io che credevo che l’evidenza del reato fosse quando si è presi in fragranza e non quando i diretti interessati smentiscono… sarà che sono troppo di destra, contro i poveri magistrati oppressi. a proposito perchè non facciamo un elenco con i magistrati che hanno processato il Cav, lui assolto e loro costretti a dimettersi/licenziati dai suoi attacchi… MA SIAMO SERI SU…

  15. patrick scrive:

    Il teorema dell’accanimento giudiziario non regge. Su sedici processi solo 3 sono arrivati a sentenza… tutto il resto è “prescrizione”. Che abbia subito una serie infinita di procedimenti penali non significa nulla, per chi fa il bandito di professione rientra nella normalità. La tesi del complotti e della giustizia politicizzata poi sono roba da “prigionieri politici” stile terrorista irriducibile anni 80’… penoso! Le dimissioni non sono sufficienti, Berlusconi se ne deve proprio andare dall’Italia… chieda asilo politico all’amico Gheddafi… anche Hammamet andrebbe benissimo…

  16. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    @ Carmelo: mi pare fuorviante concentrarsi solo sul farlo per soldi o farlo perché ci si diverte, come se fosse un aut aut…
    E se uno lo fa sia perché si diverte sia per guadagnarci diventa ipso facto più troia, puttana, whatever?
    O meglio, perché non farlo se ti diverti e perdipiù ci guadagni, che, in termini utilitaristici e relativistici mette chi si fa pagare su un piano SUPERIORE a chi non si fa pagare, in quanto più furba e con un profitto aggiuntivo rispetto al solo piacere?
    Mi pare quasi che questa differenza se la siano inventata quelli che o sono brutti o sono brutte e quindi nessuno li/le pagherebbe… :-)
    Io non ragiono in termini relativisti, e per me, chi lo fa con altri che non siano il/la suo/sua uomo/donna, è un/a mignotto/a, una troio/a, un puttanone…

  17. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Per spiegarmi meglio, da buon liberal-democratico, garantista al massimo, ma non per questo neppure minimamente relativista etico… Se la Bibbia usa senza mezzi termini il termine “zonàh”, cioè puttana, e non fa giri di parole, per definire chi la dà a chi non dovrebbe, a pagamento o no, forse dovremmo tornare alle origini…
    Infatti, se il tutto è basato non sulla morale ma sull’utile o il funzionale, allora perché mai sarebbe peggio darla a destra e a manca facendosi pagare piuttosto che darla a destra e a manca senza farsi pagare?… Vorrebbe dire solo che si tratta di cosa con meno valore… A meno che non crediamo nelle storielle delle “sisters of mercy”, le sorelle di compassione, che la danno gratis “per far del bene”… Il che, se mi permettete l’espressione “dialettale”, non le rende meno troie…
    Il problema è ancora una volta uno di moralismo a-morale: come se fosse la presenza di denaro a rendere qualcosa immorale ipso facto, senza tener conto che il denaro IN SÉ non è assolutamente immorale, e anzi può essere il mezzo per le azioni più morali che ci siano: aiutare gli altri, sfamare la gente, guarire i malati.

    Fino a che non si capirà che non ci possiamo inventare la morale, ma che dev’essere trascendentale, per essere giusta e non arbitraria e costruita su maggioranze piú o meno labili, ci troveremo a discutere se sia più puttana una che la fa pagare magari una sola volta, o una che la dà a tutti gratis…

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