Acqua e nucleare, i referendum a marcia indietro

– La spinta riformista di inizio legislatura è durata troppo poco per porre le basi di una rinascita del nostro paese, ma abbastanza per produrre qualcosa di buono. Tra queste, occupano un posto di primo piano il rilancio del nucleare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

Il primo traguardo ci offre un’arma in più per diversificare il mix energetico, dipendere meno dalle importazioni di idrocarburi da regimi di discutibile affidabilità, di ridurre le emissioni di CO2, di assicurarci con fonti di approvvigionamento a basso costo rispetto alle fluttuazioni dei mercati internazionali di gas e petrolio. La riforma dei servizi pubblici locali è un passo in avanti per contrastare quella forma di comunismo municipale che relega un pezzo di economia ad una logica elettoralistica, per cui il controllo delle risorse pubbliche ha la meglio sull’efficiente gestione di servizi e infrastrutture essenziali per la comunità, che vengono pertanto affidate alle clientele politiche anziché a manager e lavoratori capaci. È l’Europa che ci chiede di credere nella società aperta, nel merito, nella gestione privata dei servizi pubblici.

Il dramma dell’Italia è che davanti ad una maggioranza stanca, sulla difensiva, troppo impegnata a battagliare sui propri scandali, si schierano non le forze della reazione, ma quelle del non-cambiamento. Anziché tracciare la via per riprendere a crescere dopo venti anni di stagnazione, i pezzi di sinistra più rumorosi riescono a partorire solo due referendum per la cancellazione di quel poco di buono che si è riusciti a compiere in questi quasi tre anni.

Gli argomenti a sostegno delle loro tesi trovano un’unica radice, la demagogia. I referendari cercano di insinuare il timore che la gestione da parte dei privati dei servizi pubblici possa comportare un aumento dei prezzi. Ignorano, invece, che oggi la gestione pubblica produce inefficienze e buchi di bilancio nelle municipalizzate che costano molto care al contribuente ed all’utente. Mentono affermando che si vuole privatizzare l’acqua quando, invece, l’acqua continuerà ad essere garantita a tutti, e saranno gli investimenti sulle infrastrutture, oggi in stato di abbandono e foriere di sprechi, a beneficiare dell’afflusso dei capitali privati che la liberalizzazione comporterà.

I referendari manifestano dubbi sull’economicità del nucleare, ma non riescono a spiegare perché l’Italia sia l’unico, dei paesi G7, a non esser dotato della tecnologia nucleare e perché l’Italia, pur avendo un parco di generazione capace di soddisfare il proprio fabbisogno energetico, trovi più conveniente importare energia nucleare a più basso costo dalla Francia e dalla Svizzera. Quanto al tema, spesso richiamato, della sicurezza, gli studi condotti in questi anni dall’istituto Paul Scherrer sugli incidenti verificatisi nelle centrali elettriche di tutto il mondo hanno dimostrato fin troppo limpidamente come la produzione di energia dall’atomo, dati alla mano, sia la forma più sicura.

Per quanti sperano in un futuro di crescita e credono nella libertà e nel merito, devono impegnarsi perché non si affermi la politica del ‘tornare indietro’, invece quella dell’‘andare avanti’. È necessario al contrario impegnarsi per rilanciare una stagione di riforme e premere sull’acceleratore della crescita.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

4 Responses to “Acqua e nucleare, i referendum a marcia indietro”

  1. Marco B scrive:

    Ho speranza che i due referendum non giungano al quorum

  2. Davide Iacono scrive:

    Abbiamo investito per 20anni in bolletta enel sulle energie rinnovabili, e pagato per smaltire le scorie (che tt ora abbiamo in territorio).
    Mi spiegate costi di produzione , costi assicurazione, tempi di entrata in regime etc etc ……… in nessuna nazione si investe sul nucleare ,solo sulle rinnovabili.
    Il nucleare è palesemente antieconomico e ad alto impatto ambientale.

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