Osservatorio elettorale. Torino avanguardia politica?

– Il cielo è sempre più blu (e giallo, come i colori della città) sopra Torino. La campagna per le primarie del PD, previste per il 27 Febbraio, è una sfida vera, vissuta, descritta da entrambi gli staff dei candidati come una battaglia complessa, “di sostanza”. I due competitors sono Piero Fassino e Davide Gariglio, il quale ha ottenuto, inaspettatamente, 800 firme per presentare la candidatura, quando ne bastavano cento in meno. Per il giovane consigliere è già una sfida vinta per metà, la dimostrazione che tra l’autorevolezza e la competenza rappresentate da Fassino, garante di un buon governo che sa dare lustro alla città, e la propensione al cambiamento, la partita è appena cominciata.

La particolarità della vicenda torinese riguarda, poi, la posizione di SeL in un primo momento convogliata intorno alla candidatura di Giorgio Airaudo, Fiom, che ha deciso di ritirarsi dopo il referendum a Mirafiori. Oggi due candidati distinti stanno raccogliendo le firme per rappresentare quest’area politica e hanno tempo fino al 19 Febbraio: un’incognita, insomma, forse più pericolosa per Gariglio che per Fassino, il quale ha dalla sua gli uomini della tradizione del PD.

La competizione torinese, inoltre, è simbolica per il resto del Paese: questa è la patria del PD del Lingotto, del partito che funziona e sa fare bene, come dimostrato dalle giunte Castellani e Chiamparino. È la città di Mirafiori, del grande Nord che produce e si distingue, però, dalla Milano da bere, troppo yuppie per la concreta capitale sabauda. Nell’immaginario collettivo Torino è la città degli inizi, simbolo della riconversione post-industriale, della Fiat di Marchionne, del riformismo di sinistra.

Se questa è la città di oggi, quale sarà, allora, quella futura immaginata e progettata dai candidati?

Alla domanda hanno risposto direttamente i due responsabili della comunicazione elettorale, Matteo Bellomo, di Game Managers, e il Professor Marco Marturano, che ha ideato e sta seguendo la campagna di Piero Fassino, e Federico Oggian, Idee Venture, che, insieme al responsabile nuovi media, Luigino Bottega, invece guida quella di Davide Gariglio.
“Gran Torino, ecco la nostra idea- esordisce Bellomo- L’obiettivo è ricordare il film, un omaggio, a sua volta, della Ford alla Fiat e alla città di Torino”.

L’orgoglio della tradizione, verrebbe da dire, anche se Bellomo descrive il significato del claim in maniera più complessa. Gran Torino è la città capace sia di attirare il meglio delle espressioni nazionali, sia di rappresentarlo a livello internazionale. È la comunità fraterna, in cui ciascuno occupa un posto e tutti collaborano per il benessere collettivo. Piero Fassino è l’uomo giusto per raggiungere l’obiettivo perché è il leader della lungimiranza. Per Bellomo, addirittura, non ha paragoni: ha condotto due grandi cambiamenti nel partito, è riuscito a far convogliare i DS intorno all’idea di un grande partito democratico, è un lavoratore indefesso, incapace di sterile retorica e in grado di grande concretezza. Per Fassino la carta vincente è l’autorevolezza, la capacità politica dimostrata sul campo.

Entrambi i campaign manager condividono un’idea di fondo: Torino è ambiziosa, per parlare ai torinesi bisogna attivare la chiave dell’orgoglio creativo, perché qui, spiega Oggian “sono stati inventati il cinema italiano, l’auto, la tv, persino la moda. I cittadini sono bravi a farsi venire le idee, a innovare”. E proprio intorno all’idea di innovazione ruota la campagna di Gariglio.
“La nostra idea di città – continua Oggian – è quella di capitale delle idee e delle persone. Delle idee perché Torino ha la vocazione naturale ad inventare, sa farlo e deve farlo ancora di più. Delle persone perché per Gariglio la politica è prossimità: un sindaco deve pensare che per un anziano che cammina con il bastone la buca sul marciapiede è un problema, non un fatto minuto”.
Gariglio è la guida adatta, il leader modello Obama, capace di grandi visioni, perché rappresenta insieme la novità e il merito. L’esperienza, sottolineano dallo staff, non è una lista di incarichi, ma un insieme di cose fatte, come la metro cittadina cui il candidato ha contribuito in modo sostanziale. Per questa ragione Gariglio potrebbe rispondere ai detrattori con le stesse parole di Bill Clinton: “C’è un’esperienza buona e una sbagliata, la mia è stata mettermi dalla parte delle persone e lavorare per la comunità”.

Due idee, quindi, si confrontano: autorevolezza e cambiamento. Per entrambe, però, gli staff stanno raccogliendo entusiasmo e hanno messo in moto macchine simili. Tanti volontari, ragazzi, in modo del tutto gratuito, stanno animando la città: Fassino ha dato loro il compito di redigere una parte del programma, senza focalizzarsi solo sulle tematiche giovanili ma guardando alla città a 360 gradi. Lo accompagnano, inoltre, nel suo viaggio per i quartieri durante il quale raccoglie le cartoline da Torino: foto, filmati, testi scritti che raccontano l’abbraccio dei torinesi. Nelle strade, invece, mettono insieme le proposte dei cittadini con la campagne di cartoline “A Torino si può”, in cui ognuno descrive la sfida da affrontare per il futuro e il motivo per cui la città è il posto giusto per farcela.

Nel caso di Gariglio, i volontari sono addirittura 500, 300 dei quali hanno aderito al progetto durante la convention di lancio della campagna. Insieme formano il movimento NET, acronimo di Nuove Energie per Torino. È il cuore della campagna: i ragazzi gestiscono i punti Net, luoghi stanziali o mobili in cui raccolgono video-domande per il candidato, con l’obiettivo di arrivare a 1000 quesiti, ai quali Gariglio risponde durante le assemblee di quartiere. I volontari, inoltre, animano le piazze delle circoscrizioni con i gazebo e attraverso l’organizzazione di azioni concrete per mostrare come, già in campagna, si possono risolvere i problemi.

Dal punto di vista dei nuovi media in entrambi i casi è prevista un’applicazione Iphone e Ipad realizzata da due software house cittadine: ecco la vera innovazione targata Torino. Può darsi che la città, anche stavolta, a partire dalle primarie, sia capace di lasciare il segno e di innovare il panorama italiano, con una sfida giocata sul binomio, vincente, esperienza diffusa in città e mobile.

Il tema del web, poi, e della campagna on-line non è per niente secondario. In questi giorni, infatti, è nato il progetto “Torino Open Gov”, un appello ai candidati per una città aperta e per una amministrazione trasparente. Promosso da giovani professionisti, tra cui il blogger Fabio Malagnino e il giornalista Giovanni Calia, sta riscuotendo successo, anche oltre i confini cittadini.

La sfida, insomma, è complessa, persino entusiasmante. I due comitati, aperti tutto il giorno e nei quali non è difficile incontrare i candidati, raccolgono apprezzamenti dei cittadini. “Dal Lingotto di Veltroni non mi emozionavo così”, dice un signore allo staff di Gariglio.
Comunque vada, le primarie torinesi diventeranno un simbolo, sia se vincerà Fassino, sia se il candidato per la sfida da sindaco sarà Gariglio. A vincere è Torino che, anche stavolta, sta dimostrando di fare le cose per bene.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

4 Responses to “Osservatorio elettorale. Torino avanguardia politica?”

  1. Salvatore scrive:

    Ignorata l’unica candidatura liberale ovvero quell di Silvio Viale

  2. e FLI chi presenterà?

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  1. […] brava Federica Colonna, giornalista e consulente politica, pubblica su Libertiamo.it un’analisi sulle primarie torinesi, focalizzando l’attenzione sulla comunicazione e sui nuovi media. Da […]