di BENEDETTO DELLA VEDOVA – I cicli politici hanno sempre una fine, quale che sia la latitudine, quale che sia il regime. É normale. É sano.

Berlusconi ha scelto invece di resistere oltre il resistibile, di sfidare – o di sfondare – le convenzioni sulle quali si reggono le società libere ed ordinate: l’etica pubblica che richiede agli uomini delle istituzioni il buon esempio (la Costituzione repubblicana vi dedica un comma, il secondo dell’Articolo 54) e una linearità tra i valori professati e quelli praticati, ad esempio.

Berlusconi é arrivato cavalcando l’onda giudiziaria, ma nel ’94 ha vinto offrendo un speranza di riforma e di libertà ad un trasversale schieramento riformatore. É un merito storico che nulla potrà cancellare. Ha fatto molto di buono per la politica italiana, ma oggi, come accaduto a tanti leader, fa parte dei problemi e non piú delle possibili soluzioni.

Il Cavaliere che si é imposto contro i poteri costituiti e l’informazione “di regime” oggi resiste perché é divenuto egli stesso un potentato economico e ha assunto una posizione dominante nell’informazione.

Noi abbiamo scommesso su un PdL “normale”, reso vivo dalla competizione di idee e di personalità e siamo stati messi alla porta. Ci siamo organizzati in Parlamento e offerto a Berlusconi di risalire la china con un “suo” nuovo Governo riformatore. Era un’offerta seria, ma é stata rifiutata. Lasciando la maggioranza al suo destino, abbiamo commesso un errore? Certamente piú di uno! Ma abbiamo fatto ció che dovevamo, leali con noi stessi e con le ragioni per le quali avevamo chiesto i voti nel PdL.

Berlusconi ha vinto la partita dei numeri, il suo Governo ha la maggioranza: risicata e contraddittoria, ma certa. I 315 deputati che hanno votato senza incertezze sul presupposto che Berlusconi chiamó davvero la questura nella convinzione che Ruby Rubacuori fosse nipote di Mubarak, non cambieranno idea. Da parte nostra avranno un’opposizione rigorosa e senza pregiudizi; la maggioranza imploderà per ragioni politiche o resisterà inutilmente. Le elezioni comunque arriveranno: Il nostro appuntamento ora é quello. Quel “movimento d’opinione organizzato” che é Futuro e Libertà deve diventare l’alternativa piú credibile alla destra di Bossi e Berlusconi: alternativa nei comportamenti istituzionali e nei modi della lotta politica, ma soprattutto negli obiettivi e negli strumenti di una stagione riformatrice europea, repubblicana e liberale che dobbiamo a noi e soprattutto ai più giovani. Alternativa alla schizofrenia di questo centrodestra che oscilla tra il racconto di un’Italia al riparo dalla crisi economica e la vuota promessa di “frustrate” per rilanciare la crescita. Alternativa a un centrodestra bigotto in pubblico e in Parlamento, ma che poi propone l’esempio di una vita disinibita e sregolata. Alternativa ad una politica internazionale che si compiace del legame a doppio filo con i tiranni alla Gheddafi, alla Putin, alla Lukashenko. Alternativa a chi si autoassolve in una lotta mediatica senza quartiere contro la magistratura e si guarda bene dal proporre riforme liberali della giustizia per tutti.

La nostra battaglia è ancor di ieri più quella della novità, delle idee e delle proposte. La nostra scommessa è quella della credibilità. Possiamo vincerla.