di SIMONA NAZZARO – Oggi, due anni fa, si spegneva Eluana. Oggi, due anni dopo, la politica non smette di dividersi sul significato di quella vicenda straordinariamente umana. C’è chi semplicemente ricorda la battaglia di libertà e diritti civili di Englaro e della sua famiglia, e chi invece celebra la prima giornata nazionale degli stati vegetativi voluta dal Governo. Ad una delle tante iniziative promosse per oggi era stato invitato anche Beppino Englaro. Ha risposto così: “la decisione di fissare la data della Giornata nazionale sugli stati vegetativi proprio al 9 febbraio risulta inopportuna ma soprattutto indelicata. Per me il 9 febbraio sarà la giornata del silenzio”.

In un Paese in cui pochi ascoltano e troppi parlano per marcare posizioni strumentali, quella di Englaro è la più degna delle risposte: il silenzio. Tutto questo accade alle soglie dell’arrivo in aula del ddl sul testamento biologico, il 21 febbraio. Dopo la giornata degli stati vegetativi, arriverà dunque (ma forse è già arrivata) pure quella dello Stato etico. E in questi giorni quindi, avvicinandosi la battaglia “politica”, non ci può essere solo spazio per la “memoria”. La voce grossa l’hanno fatta medici e operatori sanitari che hanno lanciato un appello, promosso dalla Fp-Cgil e della Fp-Cgil Medici “contro l’accanimento terapeutico e per la libertà di scelta sul testamento biologico”. L’appello è sostenuto anche con uno spot internet dal messaggio “Io non costringo, curo”. Fra le prime 10 adesioni figurano quella dell’oncologo Umberto Veronesi, del senatore Ignazio Marino e di Amato De Monte, il direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Udine e responsabile dell’equipe medica che interruppe l’alimentazione e l’idratazione di Eluana Englaro.

Mentre il sottosegretario Roccella afferma che è necessaria una legge sul biotestamento per “fare chiarezza e dare regole certe”. Imposte dall’alto, uguali per tutti, incuranti della variegata complessità delle necessità umane e della libertà individuale.

Senza altro aggiungere, in un anniversario che dovrebbe fare riflettere tutti, riportiamo un pensiero di Beppino. “Ho notato, con amarezza, che le persone restie ai condizionamenti – delle quali Eluana era una evidente esemplare – vengono mal tollerate dalla nostra società perché, reclamando l’esercizio delle loro libertà fondamentali, sovvertono l’ordine prestabilito, e questo infastidisce e spaventa. Non si coglie che essi sono una ricchezza per la collettività, uno sprone al pensare da sè, un contributo al pacifico e prezioso fermento civile. Forse si teme il contagio che la libertà, come l’allegria, sanno muovere tra le persone dalle sensibilità affini.