– Ma l’avete visto questo tredicenne engagé rubare la scena ai professionisti della indignazione chiamati a raccolta sabato scorso da Libertà e Giustizia?
Eccolo, qui c’è il video. E si commenta da sé.
Questo bambino va salvato. Innanzitutto dai suoi, che lo hanno infarcito di luogo-comunismi come un pollo a Natale e che, così conciato, lo hanno buttato sul podio di quella parata patetica di cui – ci auguriamo per lui – da adulto si pentirà.

Gli zombi del reducismo resistenziale riuniti per l’occasione a Milano hanno catacombizzato il minore, dandogli una membership ad honorem per accoglierlo in quel loro cimitero ideologico, popolato di sì esemplari manifestazioni viventi di civiltà liberale:  dal meno costituzionalmente sensibile dei Capi di Stato mai avuti nella storia repubblicana, fino all’intellettuale che ha promesso, almeno un paio di volte in meno di due lustri, di fuggire l’Italia berlusconiana, ma che è invece sempre lì. Un altro, costui, che le promesse non le mantiene.

E spiegatelo allora al bambino che i valori repubblicani per i quali si batte l’associazione di cui Giovanni è mascotte sono ancorati al regime democratico – non a quello elitario patrocinato dai suoi familiari e dal di loro circolo amicale. Sai, Giovanni, noi non siamo la Repubblica dei filosofi. Da noi anzi una testa-un-voto, senza eccezioni e senza distinguo. Votano le teste di cazzo, Giovanni. Votano pure le teste vuote se è per questo. Ma era così anche quando votavano in massa per il Pci. Certo, forse ti hanno insegnato che quello sì che era un momento alto della nostra civiltà. Ma non lo era poi così tanto, sai Giovannino. Ed allora caro, per il tuo bene, la prossima volta invece che a Berlusconi le domande dal palco porgile ai tuoi amici adulti. Anzi, prova a fare un gioco: prendi le stesse che hai formulato al mostro e girale a quella bella fetta di classe dirigente del nostro paese che hai la fortuna ‘sociale’ di poter frequentare.