Cameron vuol fare del Regno Unito una vera società aperta

«Una società passivamente tollerante rimane neutrale tra valori differenti. Un Paese davvero liberale fa molto di più. Crede in certi valori e li promuove attivamente» (David Cameron)

Tutti i sinceri liberali si aspettavano, prima o poi, che un leader britannico parlasse come ha parlato la scorsa settimana David Cameron in merito al comportamento che lo Stato deve tenere rispetto alle minoranze etnico-religiose, e islamiche (ma non solo) in particolare. Nella storia dell’umanità, i rapporti di questo genere sono quasi sempre stati un punto cruciale. Lasciando però da parte la storia, occorre considerare la portata delle dichiarazioni del primo ministro conservatore, una portata rivoluzionaria se saranno tradotte in una qualche realtà.

Il Regno Unito è infatti la culla mondiale del multiculturalismo propriamente inteso, ovvero un sistema organizzativo della società che permette alle persone (o alle comunità) di esprimersi profondamente all’interno della società stessa, senza rinunciare alle proprie fedi, credenze, riti, modi d’agire e di pensare. Così definito sembrerebbe il punto più elevato del principio di tolleranza. Ma non è così, e non è un caso che i politologi (uno per tutti: Giovanni Sartori, non certo estremista di destra) ritengano ormai il multiculturalismo un modello fallimentare che provoca, alla lunga, disgregazione.

Che cosa significa? Significa che il multiculturalismo, basato sull’astrattamente valida considerazione che ogni comunità abbia il diritto di mantenere intatta la sua “cultura”, cioè l’universo di credenze, di azioni, di organizzazione che le è propria, produce facilmente una società a compartimenti stagni, per fortuna senza giungere alla discriminazione insita nel dimenticabile (e dimenticato) schema del ghetto.

Questa assoluta tolleranza dell’auto-organizzazione porta però a un rischio teorico che (nella pratica britannica) si è purtroppo rivelato reale: il rischio di lasciare alla maggioranza interna ogni decisione sulle norme morali e comportamentali da seguire. La tutela democratica delle minoranze, propria del modello occidentale, si trasforma quindi in tutela delle “tante maggioranze”, al cui interno le minoranze vengono trattate a seconda del grado di tolleranza che le singole maggioranze vogliono tenere.

Gli studiosi favorevoli al multiculturalismo lo sanno bene, ma tendono ad evadere il punto sostenendo, ad esempio, che il modello multiculturale non riguarda le minoranze ma è soltanto una soluzione al problema di come le differenti culture si rapportano tra loro.
Questo potrebbe anche avere un senso: ma è evidente che chi ha un ruolo politico all’interno di uno Stato deve porsi anche l’altro problema, cioè la tutela delle minoranze interne, di tutte le culture presenti nello Stato, anche organizzato secondo il modello multiculturale. Altrimenti l’uomo politico rinuncerebbe alla funzione propria della politica come strumento per perseguire obiettivi unitari. Ammesso che esistano.

D’altra parte, chi è a favore del multiculturalismo non accetterebbe una definizione del “principio di giustizia” proveniente da una sola “parte”, perché sarebbe in antitesi col multiculturalismo stesso. Il principio di giustizia dovrebbe dunque essere continuamente negoziato tra le diverse culture presenti in un territorio. Gli effetti giuridici di questa negoziazione sarebbero deleteri quando si pensi alla sacralità con cui l’Occidente ha cristallizzato determinati principi minimi irrinunciabili, come la difesa della dignità della donna, che è il punto più dolente su cui il multiculturalismo dimostra il suo fallimento.

Qualcuno potrebbe obiettare che il multiculturalismo viene così messo alla sua prova più difficile, ma in astratto è proprio questo che si fa con le teorie scientifiche, e in concreto è proprio su questo punto che David Cameron ha parlato di fallimento del modello. Il multiculturalismo britannico infatti dimostra i suoi limiti proprio quando viene messo alla prova del rapporto tra musulmani e non musulmani. In tale quadro, i diritti delle minoranze sono essenzialmente i diritti della donna musulmana britannica, o comunque dimorante nel Regno Unito, e un uomo politico deve porsi prima o poi il problema di come tutelarli superando, se necessario, modelli che non aiutano.

Occorre rilevare, a questo punto, che alcune critiche al multiculturalismo provengono dall’area politico-intellettuale dell’estrema destra e del nazionalismo, quando non del razzismo vero e proprio. David Cameron non appartiene a questo filone né vuole strizzargli l’occhio come pure, nei giorni scorsi, è stato accusato di fare. Il multiculturalismo viene osteggiato ormai apertamente anche da coloro che intendono costruire una società democratica di eguali, rispettando così appieno la “mission” dell’Occidente moderno.

La Società Aperta non tollera l’intolleranza ovunque s’annidi, e peraltro non intende mettere sullo stesso piano tanto le comunità (che sono ipso facto sullo stesso piano, in quanto egualmente legittime), ma vuole porre un’eguaglianza giuridica per gli individui. Lungi dall’essere una guerra contro le culture minoritarie, l’intenzione del premier britannico di superare il multiculturalismo diviene invece l’adesione allo spirito autentico dell’uguaglianza tra le persone. La società plurale, oggettivamente tale e fonte di ricchezza sociale, culturale ed economica, non viene fuggita: il premier britannico vuole semmai ripudiarne la struttura a compartimenti stagni per giungere alla piena difesa individuale dei diritti: in altre parole, finalmente, nel Regno Unito potrebbe non essere più possibile tollerare (al di là della lettera della legge) comportamenti anti-occidentali e anti-egualitari nascosti nel privato delle comunità tra loro separate.

Un insegnamento, quello di David Cameron, di cui dovremmo fare tesoro anche in Italia, dove pure non conosciamo ancora l’immigrazione di seconda e terza generazione del Regno Unito, ma ancora per poco.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

14 Responses to “Cameron vuol fare del Regno Unito una vera società aperta”

  1. Parnaso scrive:

    Il problema sono solo i musulmani; con i popoli che in passato abbiamo civilizzato non ci sono mai stati questo genere di problemi.
    Se oggi si pone il problema è solo per la loro presenza.
    Una bella sfida per gli stati occidentali.

  2. Marco scrive:

    Che centra il multiculturalismo con il fatto che alcune persone/gruppi non osservano i principi costituzionali dello stato in cui risiedono e/o lo vogliono rovesciare?
    Cameron dice “That means abandoning the notion that different communities should be able to live according to their own values and traditions as long as they stay within the law.”
    E che cosa vorrebbe significare questa frase?
    Che tutti i residenti in GB devono diventare anglicani, bere la birra, andare al pub, mangiare fish and chips?
    Quali sarebbero queste forti tradizioni inglesi?
    L’unico valore che un cittadino deve osservare è la legge.

  3. Pietro M. scrive:

    Il multiculturalismo è una forma di collettivismo in cui l’individuo è considerato in primis come parte della comunità, e i diritti della comunità sono più importanti dei diritti dell’individuo. Parlare di libertà di mutilare il clitoride o di lapidare le adultere o di bruciare gli eretici o di decapitare gli omosessuali è ovviamente un gioco di parole: la libertà non c’entra nulla, anzi, tutto ciò è la più profonda negazione della libertà, perché il liberalismo è sempre stata una dottrina universalistica che parla di diritti dell’individuo in quanto tale e indipendentemente dalla comunità a cui “appartiene” (nessuno appartiene ad una comunità: ognuno appartiene a decine o centinaia di gruppi diversi), e non dei diritti del leader della comunità a fare ciò che vuole dei suoi membri. Ma questo è ovvio: il comunitarismo e il liberalismo non possono avere nulla in comune.

    Il multiculturalismo è frutto del relativismo etico di chi crede che ogni valore è uguale perché nessun valore è assoluto, che è come dire che uno è uguale a due perché l’infinito non esiste. Ma il relativismo etico non ha nulla in comune col liberalismo: il liberalismo dice “non uccidere”, “non rubare”, “non truffare”, “non costringere”, sono tutti imperativi morali, magari non assoluti né senza eccezioni, ma sempre imperativi morali.

    Il multiculturalismo è la dottrina che dà potere assoluto ai leader della comunità, è l’ideologia dunque di chi vuole avere potere politico come rappresentante di qualcun altro. Non è certo l’ideologia di chi vuole esser libero, anche di cambiare valori, interessi, ideali, e cultura.

  4. Marco scrive:

    E così io che sono italiano e vivo in Germania (definita dalla Merkel una società multiculturale che non funziona) da qualche anno obbedirei al leader della mia comunità, addirittura questo fantomatico capo potrebbe fare di me ciò che vuole. Allo stesso modo i miei vicini di origine turca obbediranno certamnte un loro capo. Ora che ci penso la mia altra vicina americana infati ha messo l’adesivo di Obama sull’auto, invece il marito che è tedesco è un eretico: non ha esposto nessun adesivo della Merkel.
    Certo, da qualche parte in Germania ci sono alcuni musulmani che sono certamente indottrinati dalla loro guida spirituale. Così come ci sono alcuni naziskin che nel week-end si ritrovano a gicare alle piccole SS.
    Ecco se magari la Merkel avesse parlato di primato della costituzione, dei diritti e doveri sanciti dalla legge avrebbe centrato il problema.
    Tirare fuori il multiculturalismo, parola difficile che il popolo non capisce , è servito alla cancelliera per buttare un po’ di fumo negli occhi degli avversari interni ed esterni.
    Furba lei ;-)

  5. Parnaso scrive:

    il limite del liberalismo è forse che riguarda solo l’individio e non gli stati intermedi tra stato è individuo. per questo per il liberalismo, ad esempio, non esistono i diritti del soggetto famiglia, ma solo i diritti dell’individuo nella famiglia: una dottrina per uomini senza relazione con l’altro, che invece è fondante per la propria identità.

  6. Pietro M. scrive:

    Parnaso: che significa dare diritti ad un corpo collettivo? I diritti sono solo individuali, of course. Nel liberalismo gli individui possono associarsi come vogliono, ma non sono membri di un corpo collettivo, ma individui: esistono un’infinità di corpi intermedi, ed è totalmente errato credere che il liberalismo non li consideri (si pensi a Hoffer, Tocqueville, Roepke, Sen, che di corpi intermedi hanno lungamente parlato). I corpi intermedi devono essere volontari: questo è ciò che richiede il liberalismo.

  7. Claudio scrive:

    Suvvia Marco, nessuno ha mai sostenuto che nelle società multiculturali non ci siano comunque stranieri che si integrini, siamo seri…

  8. @Marco. Pietro M. ti ha già risposto, credo, ampiamente, lasciami soltanto aggiungere che, per l’appunto, come tu stesso scrivi, la legge (inglese, in questo caso) è ciò che l’individuo deve seguire: ma l’organizzazione multiculturale spesso lascia in ombra comportamenti anche contro la legge (inglese, come sopra) se sono ritenuti validi dal “leader” della comunità: ovviamente non si parla di comunità italiana in Germania, il discorso ha senso se si parla di comunità in un modo o nell’altro “estranea” rispetto allo Stato in questione.

    Il multiculturalismo non c’entra, insomma, con gli italiani in Germania; ma con i turchi in Germania o i bengalesi nel Regno Unito sì. Se è “multi”, è perché si parla di culture differenti.

  9. Parnaso scrive:

    allora le società musulmani non potranno mai essere liberali, perchè in esse il destino della Ummah (la comunità) è più importante del destino individuale della persona, che infatti possono sacrificare; così abbiamo scoperto perchè i musulmani sono inintegrabili al modello occidentale che non è totalmente e solamente liberale, ma anche welfare ed assistenzialismo.

  10. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    CAmeron non fa che tornare al meglio del liberalismo e della sua filosofia cosí ben espressa da Karl Popper nel suo paradosso sulla tolleranza:

    “Unlimited tolerance must lead to the disappearance of tolerance. If we extend unlimited tolerance even to those who are intolerant, if we are not prepared to defend a tolerant society against the onslaught of the intolerant, then the tolerant will be destroyed, and tolerance with them. — In this formulation, I do not imply, for instance, that we should always suppress the utterance of intolerant philosophies; as long as we can counter them by rational argument and keep them in check by public opinion, suppression would certainly be unwise. But we should claim the right to suppress them if necessary even by force; for it may easily turn out that they are not prepared to meet us on the level of rational argument, but begin by denouncing all argument; they may forbid their followers to listen to rational argument, because it is deceptive, and teach them to answer arguments by the use of their fists or pistols. We should therefore claim, in the name of tolerance, the right not to tolerate the intolerant. We should claim that any movement preaching intolerance places itself outside the law, and we should consider incitement to intolerance and persecution as criminal, in the same way as we should consider incitement to murder, or to kidnapping, or to the revival of the slave trade, as criminal.”
    Ovviamente, il tutto va benissimo in paesi la cui cultura e Costituzione non sono basati completamente sulla libertà, come invece è negli USA, che si possono permettere la libertà d’espressione assoluta, con limiti solo nella diretta istigazione a delinquere e nel caso insegnato ovunque negli USA come limite per spiegare che cosa sia la “freedom of speech”, che non può voler dire esser liberi di gridare “al fuoco” in un teatro pieno, come stabilito dalla Supreme Court.
    Ciò detto, non si può dare nelle società libere la libertà di farlo a chi agisce per cancellare la libertà e predica la sottomissione (il significato della parola Islam) di chi non è come loro.

  11. Marco scrive:

    La signora Merkel ha spiegato molto bene il problema nel suo discorso. Ha detto: “All’inizio degli anni Sessanta abbiamo invitato i lavoratori stranieri (turchi soprattutto) a venire in Germania, e adesso vivono nel nostro paese. Ci siamo in parte presi in giro quando abbiamo detto ‘Non rimarranno, prima o poi se ne andranno’”

    Appunto, il sentimento di una parte dei tedeschi (circa un terzo) è proprio questo: “ma come, rimangono?”.

    Difficile che i 4 milioni di turchi tornino in massa al loro paese. Checchè se ne dica sono ormai troppo integrati, hanno tutto qui, casa, famiglia e lavoro. Eppure alcuni tedeschi vorrebbero che se ne andassero, che ce ne fossero di meno.

    La Merkel ha detto che il multikulti è morto, ma cosa verrà dopo non lo sa neanche lei. Quello che le premeva era bloccare sul nascere possibili rischi autoritari (idee alla Thilo Sarrazin).

    Pare esserci riuscita e di multikulti qui non si parla più.

  12. Domenico scrive:

    A me Cameron non fa impazzire. Avrei voluto che fosse lui a seguire Clegg e non il contrario. Sull’integrazione e sulle questioni dell’ordine pubblico non è così avanzato (non lo è per il vero neanche sulla politica europea). L’attuale governo inglese è un esperimento, non so se proseguirà bene.

  13. lodovico scrive:

    Dato di fatto: le costituzioni prevedono diritti di libertà estesi del tipo (1) ognuno ha diritto al libero sviluppo della propria personalità, in quanto non violi i diritti degli altri e non trasgredisca l’ordinamento costituzionale o la legge morale . (2) la libertà di fede e di coscienza e la libertà di confessione religiosa e ideologica sono inviolabili. Non esiste soluzione, se si agisce con la forza della legge.
    Ora, per integrare al vivere civile, persone eo organizzazioni religiose che non hanno desiderio di integrarsi e che preferiscono mantenere nell’educazione dei figli, nel matrimonio e nei rapporti tra uomo e donna la loro tradizione originaria che confligge col paese che li ospita o di cui fan parte, é quello di subordinare il loro riconoscimento o l’esistenza delle loro organizzazioni, che spesso godono di aiuti statali, ad un disciplinare che non confligga con i diritti della popolazione autoctona . Non si deve dimenticare che in Inghilterra i conflitti che nascono tra gli immigrati di fede “ islamica” sono risolti da appositi tribunali che applicano la loro legge.
    Quello che Cameron, in ultima analisi, sostiene, per dirla con Popper è un tentativo di correggere errori o sconfinamenti precedenti. In Italia, con la magistratura omnicomprensiva, tutto sarebbe più difficile.

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