– La minacciosa lettera che Mario Capanna ha indirizzato all’ANBI (associazione Nazionale Biotecnologi Italiani) e che qualcuno, forse lui, forse qualche suo ammiratore, ha postato nei commenti all’articolo della settimana scorsa, ci chiama in causa e mi permette, con la scusa di una risposta dovuta, di tornare sull’argomento e di evidenziare alcuni aspetti che avevo trascurato nel precedente articolo. Ma andiamo per gradi.
L’ANBI sarebbe colpevole (e probabilmente anche noi lo siamo) di avere espresso dubbi e perplessità sul finanziamento, da parte di numerose istituzioni pubbliche, di un progetto di ricerca discutibile per tre ordini di ragioni:

“Competenza. La tecnologia MAS, proposta erroneamente dalla Fondazione Diritti Genetici come innovativa e contrapposta a quella che porta alla produzione di OGM, risulta già applicata da anni con successo nel nostro paese da diverse decine di Università, Centri e Fondazioni di Ricerca con pubblicazioni scientifiche sulle più prestigiose riviste internazionali e il rilascio di nuove varietà di interesse agronomico. La Fondazione di Mario Capanna non rientra tra questi.
Uso delle risorse
. La quantità di risorse da investire nel progetto, 20 milioni di €, è pari ad 1/5 dell’intero fondo PRIN che l’Italia dedica alla ricerca “libera” in tutti i settori del sapere. Affidare una tale quantità di denaro pubblico, senza criteri di merito o sistemi di valutazione della fattibilità tecnico-scientifica del progetto, ad una Fondazione privata che non presenta alcuna competenza nel campo di ricerca per il quale tali fondi sono stati erogati, oltre che uno schiaffo ai Centri che da anni si occupano di MAS, è una garanzia di insuccesso.
Finalità politiche
. Accanto alle attività di ricerca sono previste, dal progetto della Fondazione Diritti Genetici, attività di comunicazione e formazione. Anche in questi ambiti tale istituzione si è in questi anni distinta per essere portatrice di una visione di parte profondamente ascientifica. Nella sue campagne contro gli OGM ha peraltro ignorato tutti i pareri espressi dalle Società Scientifiche italiane attraverso Consensus Document e tutti i pronunciamenti delle diverse Accademie delle Scienze arrivando inoltre, per voce del suo Presidente, anche a dileggiare pubblicamente stimati ricercatori del settore perché non allineati alla posizione della Fondazione”.

Questo è quanto scrive ANBI (supportata oggi anche dalla Società Italiana di Genetica Agraria e dalla Federazione Italiana Scienze della Vita che riunisce al suo interno 14 società ognuna formata da 4-500 scienziati iscritti). L’ex capo dei Katanga ribatte, pretendendo scuse formali e minacciando azioni legali, che:

“La FDG non ha mai “annunciato di avere raccolto 20 milioni di euro attraverso 7 ministeri e altre istituzioni statali”.
Ha semplicemente comunicato che, per il progetto GenEticaMente, l’investimento previsto è di 20 milioni per il quinquennio 2011-15, somma da reperire da fonti private e pubbliche che lo condividano”.

Mario Capanna, nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, contornato da Gianni Letta e Nichi Vendola (quanto è trasversale la casta…), ha detto testualmente  “abbiamo reperito delle risorse al punto tale che siamo in grado adesso di investire in questo progetto, tra il 2011 e il 2015, 20 milioni di euro“, ed anche i comunicati che la stessa fondazione aveva diramato alle agenzie non lasciano intendere una realtà molto diversa, se non per il fatto che viene citata anche Coop Italia (quindi un privato) tra i sostenitori del nascituro polo di ricerca.

Anche se non aver citato Coop è una dimenticanza imperdonabile, della quale ci scusiamo dal profondo del cuore, Capanna può stare tranquillo: se anche l’investimento pubblico nella sua fondazione fosse di 18 o 19 milioni di euro invece che 20, considereremmo quell’investimento uno spreco intollerabile di denaro pubblico. Anche 50 centesimi sarebbero buttati alle ortiche se non venissero assegnati attraverso un rigoroso criterio di selezione meritocratica dei progetti. C’è stata una selezione di questo tipo? E’ quello che attendiamo di sapere dalle interrogazioni parlamentari presentate alla Camera da Benedetto della Vedova e al Senato dai radicali Perduca e Poretti (buon senso e logica suggerirebbero di no, ma attendiamo di essere smentiti).

Per il resto Capanna ci fa sapere sdegnato che il suo progetto è stato presentato al pubblico a Roma e non a Ladispoli (grazie, prendiamo nota) e prosegue con queste parole:

“Tutto il resto dei Suoi “argomenti” (noterà la generosità dell’eufemismo) attinge al repertorio ideologico, trito e ritrito, della lobby ultra-filo-ogm, che in nome di una tecnologia bocciata da 3 europei su 4, da anni è l’ostacolo allo sviluppo condiviso della ricerca genetica in Italia e in Europa: dunque non entro nel merito dato che, come sosteneva Leonardo, “chi poco pensa, molto erra”.”

Su questo mi vorrei soffermare un momento di più, e non me ne vorrà Capanna se insisto a entrare nel merito, ambito nel quale evidentemente non si trova a proprio agio. Chi è favorevole (o comunque non è contrario) all’uso degli OGM è l’ostacolo allo sviluppo della ricerca genetica? Bum! E’ vero, Capanna dice “sviluppo condiviso”, lasciando intendere che l’unica ricerca scientifica ammissibile sia quella sulla quale lui e i suoi vecchi (e nuovi) amichetti hanno espresso parere favorevole, o che comunque godano del consenso popolare (la Terra è piatta, lo dice la gente…).

Ma è proprio questo il punto del Capanna-pensiero sul quale torno volentieri: già nella presentazione del programma di sviluppo e innovazione della Fondazione Diritti Genetici leggiamo:

“La ricerca partecipata si distingue dal modello di ricerca tradizionale per il coinvolgimento di soggetti portatori di interesse e dei beneficiari dei suoi risultati in tutte le diverse fasi del suo svolgimento. La partecipazione rappresenta una forma di alta democrazia dei processi di conoscenza, dove i beneficiari ultimi determinano sia i processi di ricerca che l’interpretazione delle azioni che devono seguire”.

In realtà i “beneficiari” e i “portatori di interesse” partecipano da sempre alla ricerca attraverso il sistema più semplice e trasparente: il finanziamento dei progetti stessi. Dietro questa serie di parole fumose e suggestive altro non c’è che il tentativo di far entrare la politica più deteriore, quella che non ha nessun rispetto per le libertà individuali e i diritti di proprietà (e che usa con disinvoltura e irresponsabilità il denaro dei contribuenti), nei processi di indirizzo della ricerca scientifica, autoproclamandosi rappresentante di interessi che il mercato trascurerebbe. In quanti, parlando di OGM, si dichiarano paladini dei contadini dei paesi in via di sviluppo? In quanti pretendono di parlare a nome degli agricoltori italiani?

Nei giorni scorsi si è svolta a Pordenone l’udienza preliminare che vede imputato Giorgio Fidenato, reo di aver seminato nei terreni di sua proprietà una varietà di mais ammessa nel catalogo comune europeo (e coltivata in tutto il mondo), mentre gli squadristi che hanno devastato il suo raccolto ancora non sono stati chiamati a rispondere dei loro reati. Contro Fidenato si sono costituite parte civile due istituzioni pubbliche (la regione Friuli Venezia Giulia e la provincia di Pordenone) e tre organizzazioni private (Slow Food, Coldiretti e Codacons) che devono molto, praticamente tutto, alla generosità dei contribuenti italiani.

Minacciare (come fa Capanna) e intraprendere azioni legali contro chi la pensa diversamente disponendo di ampie risorse pubbliche, mentre gli accusati dovrebbero difendersi col proprio portafoglio privato, non dimostra una particolare attitudine al dialogo, ma piuttosto una qualche consuetudine con le “verità ideologiche”. Anche per questo il paragone con il sovietico Lysenko, che avevamo usato la volta scorsa, non ci sembra affatto fuori luogo.