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Troppo pochi 70 deputati per la Regione Sicilia. E pure Fli ci casca…

– Ridurre il peso dell’intermediazione politica nella società, eliminare gli sprechi, i doppi incarichi, i pleonasmi istituzionali. Liberare energie e risorse per il Paese. Se lo chiedete ad uno qualunque degli “eletti” di qualsiasi schieramento, ti ci imbandisce un comizio strappapplausi. Se gli chiedete di votare una misura coerente con l’assunto iniziale, accade quel che è avvenuto nei giorni scorsi all’Assemblea Regionale Siciliana, il parlamentino della maggiore delle isole italiane, il più antico della penisola e anche il più costoso. Chiamati a decidere se modificare lo Statuto della Regione, riducendo da 90 a 70 i seggi parlamentari, gli “onorevoli deputati”, che così si chiamano nella Trinacria (l’autonomia è anche una questione di stile e stilemi), hanno fatto un fuoco di fila bipartisan, bocciando in Commissione Affari Istituzionali la proposta del PD (i cui tre membri sono stati gli unici favorevoli).

Badate bene. Non si chiedeva alla Sicilia di rinunciare a chissà quale competenza autonoma o specifico tratto istituzionale dell’Ente che la governa. Si trattava di ricondurre la politica locale nei ranghi della decenza, portando da 90 a 70 i seggi parlamentari, in linea con altre grandi regioni italiane. E’ stato addirittura calcolato che se la Sicilia riducesse i seggi della propria assemblea regionale assestandoli ai livelli della prima e più ricca regione italiana, la Lombardia (che ne ha 80), risparmierebbe 20 milioni di euro l’anno. Leggete i benefit di cui godono gli onorevoli consiglieri di Palazzo dei Normanni e capirete come sia possibile.

Roba da non crederci. Futuro e Libertà per l’Italia ha 4 deputati nel parlamentino siciliano. Uno di essi, Livio Marrocco, siede in quella Commissione Affari Istituzionali che ha bocciato la modifica allo Statuto. Un segnale pessimo. Perchè a che serve predicare senso delle istituzioni, etica pubblica, morigeratezza, buona politica, se non si coglie un’ottima occasione per dar seguito ai proclami?

Futuro e Libertà per l’Italia è un partito giovane, nato di slancio, e specialmente in Sicilia, dove governa, gioca un pezzo considerevole della propria credibilità politica. Quella dello Statuto siculo poteva essere una dimostrazione di discontinuità netta col passato. Invece è stata l’attestato di conformità al sistema partitocratico italiano.

Io dico che, a partire da Generazione Futuro, bisogna tentare il modo di far cambiare idea ai finiani siculi. Serve una sveglia. Chi ci sta a suonarla?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

16 Responses to “Troppo pochi 70 deputati per la Regione Sicilia. E pure Fli ci casca…”

  1. Pietro M. scrive:

    La casta è la casta, se si cambia acronimo non si smette di essere casta.

  2. Marcello M scrive:

    I politici sono tutti uguali

  3. Fabrizio scrive:

    VERGOGNA!!!! spero che Fini ed i deputati siciliani di FLI intervengano. Pessimo esempio di chi predica bene e razzola malissimo.
    Ricordo che é anche per atteggiamenti di “casta” di questo genere che c’é stata la secessione dal PdL ed é nato FLI.
    VERGOGNA!!!!

  4. indecenza! La Lombardia ha quasi 10 milioni di abitanti, la Sicilia circa 5.
    Le potrebbero bastare metà dei rappresentati .

  5. Marco scrive:

    Ma che vuoi farci… partito nuovo, usanze vecchie…

  6. Lorenzo scrive:

    Scandaloso. Questa gente dovrebbe essere espulsa dal partito per manifesta incompatibilità

  7. Marco B scrive:

    Come volevasi dimostrare in vari miei passati post polemici sulla nascita di FLI.
    Come ripeto da mesi, non si sentiva il bisogno di creare un partito in più se non per bloccare un faticoso processo di riforma dello Stato in senso federalista.
    Insomma FLI non serve a nulla

  8. vittorio scrive:

    Non vedo davvero cosa ci sia da sorprendersi. E non vedo che cosa si possa pretendere da un partito di proprietà di uno che abusa della sua autorità fiduciaria per arricchire cognato, suocera e moglie. Che si pretende da un “partito” guidato da uno che da un lato fa predicozzi moralisti peggio di un prete e dall’altro si sente a suo agio con società offshore in paradisi fiscali e con residenze monegasche?
    Quindi francamente trovo che lo sconcerto sia davvero fuori luogo. Anzi trovo che questi commenti scandalizzati siano leggermente ipocriti. A Fini al massimo possiamo chiedere un discorsetto generico che esalti l’etica pubblica e il senso del decoro istituzionale. Da lui al massimo ci possiamo aspettare giochi di palazzo, tiri mancini, proposte politiche irrealizzabili e completamente propagandistiche. Possiamo aspettarci trasformismo e giravolte, passaggi da posizioni laiche e liberiste a posizioni clericali e socialiste o viceversa a seconda del vento che gira. Ma non potete certo pretendere che prenda a calci le sue consorterie e affezionate clientele. A tutto c’è un limite.

  9. andrea scrive:

    Vediamo se una volta tanto Fini e Urso intervengono con decisione, invece di predicare bene e razzolare “così così”. E se Marco B. avesse ragione? Io ho aderito convinto a FLI, vengo dai radicali “moderati” alla Della Vedova, ma giorno dopo giorno le mie convinzioni me le state riducendo. Attendo 11-12-13 febbraio, ci sarò, con estrema attenzione. Ma dopo le parole voglio i fatti. La cedolare secca era una bella riforma. Bocciarla è stato sbagliato. Si poteva fare meglio, si, ma intanto facciamo qualcosa!

  10. enzo51 scrive:

    Niente di nuovo sotto il sole!
    Sembra che il soufflè politico tanto faticosamente montato si stia afflosciando.
    Voglio sperare che la valutazione mia personale espressa più di una volta sull’uomo politico Fini non venga del tutto demolita da ulteriori penosi comportamenti.
    All’attualità rimangono solo delle perplessità su tutto ciò che gli avversari politici del premier stanno( o no) mettendo in atto!
    Per il resto appaiono evidenti e più confacenti alla realtà i giudizi di Marco B,Andrea e Vittorio.

  11. Il Sig. Marrocco ha fatto benissimo a dare parere negativo a quella demagogica proposta di legge.

    Il numero dei Parlamentari, ed anche i loro stipendi, non sono per nulla un problema, questo non è altro che uno specchietto per le allodole, pura demagogia, il problema non è avere 90 o 70 deputati, non cambia nulla, io ne pagherei 1000, se invece di fare i propri porci comodi favorendo interessi stranieri, facessero tutti gli interessi dei Siciliani.

    La Sig.ra Anello su La Stampa non ha considerato che il Parlamento siciliano non è un consiglio regionale, ha ben maggiori competenze, è abbastanza ovvio che servirebbe un maggior numero di parlamentari per poterle esercitare appieno.

    Sono invece d’accordo che 19400 lordi euro al mese, pur non essendo un vero problema (sono ben altri gli sprechi della politica), siano troppi rispetto alla qualità storica dei Parlamenti siciliani, anche se quest’ultimo è chiaramente qualitativament e migliore della media, e vedrei con favore una riforma delle retribuzioni dei Parlamentari Siciliani, sì da renderla in qualche modo proporzionale al reddito medio dei cittadini Siciliani, a mo di incentivo.

    Tutto questo senza neanche contare che sarebbe una gran presa in giro per gli abitanti della provincia di Trapani, di cui il Sig. Marrocco è rappresentante, di poter contare soltanto su 5 Parlamentari, già 7 sono troppo pochi …

  12. vittorio scrive:

    Eh sì, caro Riolo. Il governo siciliano di Lombardo sembra proprio superiore alla media. Di certo non possiamo accusarlo di essere assistenzialista o clientelare. O di avere rapporti con la mafia.
    Perbacco ma siamo davvero sicuri che quei 19400 euro non li meritino tutti? Secondo me sarebbe meglio aumentare il numero dei parlamentari siciliani, in fondo i buoni risultati vanno premiati. E anche i bravi gregari.

  13. Liberale scrive:

    Lucio peccato che in sicilia il numero di parlamentari non è proporzionale alla popolazione come avviene in una regione ordinaria proprio perché la sicilia non lo è, non solo ha anche un autonomia superiore a quella delle altre regioni essendo nata prima della costituzione italiana ed essendo l’unica regione pre repubblicana esistente cosa che spesso si scorda.
    i risparmi non c’entrano proprio niente. Non l’ha prescritto né la Costituzione, né il medico che i 90 debbano avere “almeno” la stessa retribuzione dei Senatori, né possiamo chiudere gli occhi – lo dice l’articolo che sottoscrivo – su una gestione finanziaria dell’Assemblea quanto meno riformabile, per non dir altro. Dico sempre che la Costituzione Siciliana del 1848, con più di 200 tra Deputati e Senatori, dava loro soltanto il rimborso spese per trasporto, vitto e alloggio per i parlamentari non residenti a Palermo. Cito l’art. 15 di quello Statuto che dovremmo insegnare nelle scuole ai ragazzi (o anche ai nostri deputati?) per il suo valore storico:

    Art. 15 – Potranno i comuni concedere ai rappresentanti, pel periodo delle sessioni, una indennità non eccedente tarì venti al giorno, tranne a coloro che risiedono nella capitale.

    Dunque una somma che, rapportata ad oggi, sarebbe circa 75 euro al giorno per i giorni in cui effettivamente si fossero recati alle sessioni parlamentari e non ai palermitani.

    I 90 sono a numero fisso e non legato alla Popolazione come negli altri Consigli Regionali perché l’Assemblea … non è un Consiglio Regionale, bensì un vero e proprio Parlamento, ciò che resta del Parlamento più antico del mondo, frutto comunque di una tradizione plurisecolare di rappresentanza della “Nazione siciliana” e non graziosa concessione dello Stato italiano. Portarne il numero a 70 significa intanto dire che la Sicilia è una regione d’Italia qualunque, priva di una propria individualità politica, e quindi negare le ragioni stesse dell’Autonomia speciale.

    Il numero poi deve essere rapportato tanto alla popolazione quanto alla natura giuridica dell’ente. Se è vero che la Lombardia, massima regione a statuto ordinario, ha 80 consiglieri, è anche vero che lo stesso numero è quello dei consiglieri sardi, la seconda, per dimensioni, delle regioni a statuto speciale. Sommando il fatto che la Sicilia è comunque una delle più grandi regioni in assoluto (la quarta o la quinta se non ricordo male) al fatto che è certamente la più grande tra quelle a statuto speciale, il numero di 90 appare assolutamente congruo.Mettano da parte i “nostri” deputati la demagogia e si mettano a lavorare, visto che il lavoro – come ho detto e mi pare dimostrato – non manca certo. E se proprio sono preoccupati dei costi dell’Assemblea, diminuiscano del 50 % le indennità, magari a partire dalla prossima legislatura per essere realistici. E nel frattempo speriamo che l’aula bocci questo passo indietro dell’Autonomia.

    Lo Statuto va applicato non cambiato! Lo meritano i siciliani che hanno pazientato 65 anni e che, quando cominciano a svegliarsi, trovano queste cattive sorprese e imboscate. Si ricordino i Deputati che sono i rappresentanti del Popolo Siciliano e non dei partiti “nazionali”.

  14. @Vittorio: io non sono un elettore del Sig. Lombardo, né il governo del Sig. Lombardo rappresenta il mio governo ideale, ma negare che sia migliore di tutti gli altri governi Siciliani che lo hanno preceduto mi pare un esercizio abbastanza futile. Più che altro, ci si potrebbe domandare perché mai un governo che forse non arriva nemmeno alla sufficienza in una scala assoluta, sia in quella relativa alla Sicilia tanto prominente al punto da poter essere definito eccezionale.

  15. AVVOCATI CORAGGIOSI scrive:

    LA POLITICA E L’ESERCIZIO DI GOVERNO NELL’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’
    Il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso, intervenendo ad un convegno su “colletti bianchi e mafia”, a proposito delle liste compilate dai partiti per le elezioni, ha auspicato che siano preventivamente adottate soluzioni per evitare che coloro che sono già considerati nell’ambiente con contatti cosiddetti “indecenti” vengano candidati alle elezioni, locali o nazionali.
    Grasso ha anche evidenziato che “bisognerebbe trovare una legge in grado di impedire l’accesso alle candidature a chi ha determinate pendenze, pur nella presunzione di innocenza che prevale…” e che “sarebbe opportuno aspettare che la situazione personale del candidato venisse risolta…”.
    Ma purtroppo la questione morale non sembra interessare la classe politica siciliana.
    Eppure è normale credere che in una società sana solo persone dotate di un alto senso della moralità, oltre che di specifiche capacità, possono servire il bene comune.
    Invece chi ricopre incarichi istituzionali sembra agire senza l’attitudine a comprendere i problemi della società e molto spesso agisce fuori dall’etica e dall’onesta’.
    Il soggetto politico sembra spesso perseguire un interesse personale, quello cioè di portare avanti la sua carriera politica intesa come “un lavoro”.
    L’attività politica non appare percepita come un impegno ulteriore, oltre la propria attività lavorativa, ma come l’opportunità di migliorare la propria condizione economica e sociale.
    E così accade che il politico è attratto dalla logica degli affari e dello scambio dei favori, piuttosto che amministrare per il bene comune.
    In tal modo la politica non risolve i problemi della collettività e provoca un danno grave alla società che si disgrega e perde la bussola.
    Per questo ci sentiamo di condividere il pensiero del Procuratore Grasso che è intervenuto sul problema della questione morale.
    Non vogliamo che chi ci rappresenta abbia dei procedimenti penali pendenti, sia sottoposto ad indagini, abbia a che fare con logiche affaristico-clientelari.
    Non vogliamo che chi si candidi a rappresentare la collettività ed a ricoprire importanti incarichi istituzionali sia sottoposto ad indagini giudiziarie o peggio ancora faccia uso di droghe.
    La politica non è un lavoro ma lucido impegno nell’interesse della collettività.

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