Il ‘volto dell’uomo di governo’. Peccato non sia quello di Berlusconi

– “Alla vigilia del lancio di un piano straordinario per la crescita, Silvio Berlusconi ha confermato il proprio ritorno alla politica.” Giubilate gente, giubilate. Il Premier ha finalmente deciso di mostrarci il suo volto vero, quello “dell’uomo di governo deciso a recuperare centralità con i mezzi della politica”. Lo scrive il Foglio, sulla Prima di ieri, dunque ci crediamo.
Il Cav starebbe insomma impazzendo dalla voglia di farlo, ‘sto benedetto “rilancio dell’azione di governo”. Di rilanciare l’esecutivo, ma nel più totale “rispetto degli equilibri istituzionali” – ché qui la condivisione degli auspici del Presidente Napolitano è totale.

Eddai
che l’abbiamo sempre saputo che il Cav, sotto sotto, è uno statista vero
. Uno – diciamolo – a cui non frega altro che la ripartenza del paese. Infatti, se fosse dipeso da lui, in questi tre anni al potere non si sarebbe certo smarrito all’inseguimento di improbabili soluzioni costituzionali ai propri problemi giudiziari. Avrebbe fatto una riforma della giustizia come si deve, che avrebbe ammutolito la sinistra, riappacificato i poteri costituzionali, sovrastato le corporazioni, con quei loro spropositatamente ostentati interessucci di bottega, tànto sarebbe stata ‘rispettosa degli equlibri istituzionali’ e concentrata dritto dritto sull’interesse dei cittadini.

E poi, sempre se fosse dipeso da lui, il piano di liberazione dell’economia nazionale, la strategia di rilancio della crescita, la riforma sistemica del mercato del lavoro e del welfare, lui le avrebbe fatte di corsa. E se solo fosse dipeso da lui avrebbe, naturalmente, pure cominciato a liberalizzare davvero, tutto. A partire dal mercato tv. Se fosse dipeso da lui, infatti, la Rai a quest’ora sì che sarebbe libera dal controllo politico. Rispetto alla crescita, poi, che non si dica che lui non avrebbe voluto togliere quel gran mucchio di fardelli che gravano sulle imprese inibendone le possibilità competitive. O che non l’avrebbe fatta subito, fosse dipeso da lui, la riforma fiscale, per riequilibrare i carichi tra persone e cose, tra ambiti produttivi e rendite, bonificare la selva burocratica, alleggerire il peso complessivo delle tasse.

Ma invece non gli hanno fatto fare niente di tutto questo. L’hanno anzi costretto ad occuparsi di Lodo Alfano e Legge anti-intercettazioni, di Eluana Englaro e di Gheddafi. Sul lavoro, poi, invece di fargli mettere mano al sistema duale che crea sì tante sperequazioni e che tanto male fa alla qualità dell’occupazione, ebbene lì lo hanno costretto a fare solo la cassa integrazione straordinaria, per una manciata di lavoratori a progetto al più.

Ora però cambia tutto
. Giuliano Ferrara gli ha parlato, o meglio gli ha fatto capire che, per il suo bene (suo del Cav) sarebbe meglio, molto meglio, se d’ora in poi il Presidente del Consiglio medesimo tacesse, e facesse parlare qualcun altro al suo posto. Uno capace di cogliere la differenza tra cazzeggiare e governare, tra occuparsi di temi confinati alla sfera delle preoccupazioni personali del Presidente del Consiglio, e preoccuparsi invece di quell’altra sessantina di milioni di cittadini per le quali, sospettiamo, lo sfacelo dell’economia è un tantino più allarmante del disagio patito dalla Minetti per le pur gratuite – e certamente non così necessarie – spiate della procura.

Ora, insomma, che a restituire a Berlusconi il suo vero volto, quello appunto dell’uomo di governo, ci pensa Ferrara, a noi non resta che sperare che il Cavaliere, prima di prendere una qualsiasi decisione, si ricordi di leggere cosa prescrive quella mattina la redazione del Foglio.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

5 Responses to “Il ‘volto dell’uomo di governo’. Peccato non sia quello di Berlusconi”

  1. “Ora, insomma, che a restituire a Berlusconi il suo vero volto, quello appunto dell’uomo di governo, ci pensa Ferrara, a noi non resta che sperare”

    …e a noi Non ci resta che piangere…e senza manco farci 4 risate. Almeno ci invitassero per un bunga-bunga :-(

  2. Eppure, io sono ancora convinto che, nonostante tutto, si tutto, Berlusconi, se non fosse per il conflitto di interessi, sarebbe preferibile a tutti gli altri, compreso Casini e Di Pietro, che sono “i mali minori”. Un calcio al conflitto di interessi e B. diventerebbe come il Duce degli anni 30. Io l’ho scritto a tanti del PdL, ma, ahimè, senza esito. Peccato. E’ un peccato, per me e per questo povero paese, alla deriva. Per cui, se si votasse domani, voterei o per Casini o per Dipietro, o per Grillo. Col naso tappato naturalmente. Cordialmente. michelericciardi.mr@gmail.com

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