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Le multinazionali sono bellissime. Anche a Catania

– Sembra che il governatore siciliano Raffaele Lombardo se la sia presa, e molto, con Ikea: la multinazionale svedese del mobile a basso costo avrebbe assunto i dipendenti  del suo nuovo punto vendita catanese (31 mila metri quadrati, un ristorante, 1.700 posti auto, 24 casse e 240 addetti, mica bruscolini, in un posto come Catania) attraverso una regolare selezione del personale. E a dire la verità non sarebbe potuto essere altrimenti, dato che sul sito dell’azienda erano piovute nei mesi scorsi circa 40.000 richieste di lavoro.

Nei grandi numeri il governatore Lombardo si trova perfettamente a proprio agio, e se la cava benissimo a far favori con i soldi altrui: d’altronde, era stato proprio lui ad annunciare a Natale 4000 nuovi addetti nella sanità regionale. Sarà per questo che non riesce proprio a capire, assunzione più, assunzione meno, come non sia stato possibile allocare all’Ikea i dipendenti della ex Cesame, ai quali il governatore aveva garantito l’interessamento.

Quindi si è arrabbiato: “Prima di radunare i lavoratori ex Cesame ieri ho incontrato i vertici del gruppo Ikea. Conservano l’atteggiamento tipico dei gruppi stranieri che vengono in Sicilia per farsi i loro porci comodi”. Evidentemente pensava, il governatore Lombardo, che IKEA venisse a vendere in Sicilia per beneficienza, e che per questo dovrebbe ringraziare (ed ingraziarsi) le autorità locali magari assumendo un gruppo di persone che, come sottolinea lo stesso Lombardo, “certo, non si tratta di ragazzini che si possono anche accontentare di 400 euro”.

In cambio di cosa, poi? “Grazie alle autorizzazioni facili hanno trovato terreno fertile per fare ciò che desiderano: contratti part time da poche centinaia di euro”. L’idea che un’impresa, in cambio di uno sconto di burocrazia (cioè in cambio di qualcosa che è ancora molto meno delle condizioni normali per avviare un’attività pressoché ovunque nel mondo) debba in qualche modo rispondere sine die alle autorità locali o nazionali è radicata in Italia a tutti i livelli, e non stupisce che in Sicilia sia la regola, quantomeno per assonanza con pratiche piuttosto consolidate sul territorio (se non ti rompo le palle, in cambio che mi dai?)

Ma è proprio questa la ragione per cui ci piacciono le multinazionali: le multinazionali danno tanto fastidio ai politici e ai loro imbastitori di coperture ideologiche, perché sono (per fortuna) più forti della politica. Perché il capitale che devono far fruttare è (per fortuna) enormemente più grande di qualsiasi regalo possano ricevere dalla politica. Perché gli investitori sono (per fortuna) lontani e possono scegliere. Ci sono almeno 240 ragazzi, dalle parti di Catania, che saranno probabilmente d’accordo.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

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