– Un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, che per le nuove assunzioni abolisca il precariato mantenendo la flessibilità, senza l’articolo 18 ma con una serie di contropartite, come l’indennità di licenziamento e di disoccupazione. È la proposta di legge di Fli sul lavoro per i giovani che è stata presentata ieri alla Camera da Benedetto Della Vedova, Enzo Raisi, Piercamillo Falasca (Vicepresidente di Libertiamo), e Gianmario Mariniello (Coordinatore nazionale di Generazione Futuro). Una proposta di legge che, poi, per dirla con Raisi, è una “scommessa sui giovani”.

L’idea, ispirata alla precedente proposta Ichino, è di “abolire il precariato”, affiancando al lavoro alcune tutele, come una busta paga più pesante e un mercato più flessibile: più rischi, quindi, ma anche più risorse. Strategia scossa al sistema, insomma. È così che l’ha inquadrata Della Vedova. “I dati sulla disoccupazione – ha osservato – dimostrano che si è accesa la spia rossa dell’emergenza. Il miracolo italiano non c’è stato. Sono trascorsi i tre quinti della legislatura e l’idea di dire, come ha fatto Berlusconi sul Corriere della Sera, ‘cominciamo a fare quello che non è stato fatto’, rappresenta una potente autocritica”. Anche perché i numeri dicono che la disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto la soglia record del 29%, mentre la media dell’Eurozona – ha sottolineato Mariniello –  è del 20%”.

Insomma non è che ”la questione giovanile si possa affrontare con un Ministero. Sarebbero più utili interventi che – come ha osservato Della Vedova – “creino un terreno che permetta ai giovani di lavorare”. La proposta di Fli va in questo senso. Prevede, ad esempio, l’introduzione per tutte le nuove assunzioni di un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, senza la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in sostituzione di tutte le forme contrattuali – subordinate e parasubordinate. Per i nuovi assunti propone, inoltre, un’indennità di licenziamento, a carico del datore di lavoro, oltre all’indennità di disoccupazione; e poi l’innalzamento dell’età pensionabile nel range 62-67 anni e l’estensione, ai dipendenti a tempo indeterminato in imprese con meno di 15 dipendenti, delle stesse indennità di licenziamento e disoccupazione previste per i nuovi assunti, con decorrenza dall’entrata in vigore della riforma.

La proposta di legge punta a riordinare anche l’istituto dello stage, per farne davvero uno strumento di formazione – e non di sfruttamento, come in gran parte è ora. A questo proposito, gli estensori della proposta made in Futuro e Libertà prevedono un tetto massimo di stagisti impiegabili nel corso dell’anno, e l’obbligatorietà della retribuzione per gli stage sopra i due mesi.
Si propongono infine l’istituzione del Fondo dei fondi di venture capital per ”fornire – spiega Falasca – maggiore capitale di rischio a start-up tecnologiche”, e l’abolizione – udite udite –  degli esami di abilitazione per l’esercizio di professioni regolamentate dagli Ordini. “Che restino pure in attività – chiosa Piercamillo – ma che almeno accettino la sfida della concorrenza.”

Una proposta-manifesto, insomma, che, come dire, evoca un po’ di quel Futuro e di quella Libertà che Fli ha scelto di inscrivere nella propria ragione sociale.