– Non è forse del tutto inopportuna, nonostante le polemiche che ha suscitato, la decisione del Consiglio europeo di tornare a discutere di una dichiarazione comune sulle persecuzioni contro i  cristiani. Su quanto sia avvenuto tre giorni fa nelle stanze dei palazzi europei si specula, qualche giornalista abbozza delle ricostruzioni. Non potendo consultare la bozza presentata per la discussione, non resta che dare notizia del mancato accordo dovuto alla assenza del riferimento esplicito ai “cristiani” quale oggetto delle persecuzioni. Il ministro Frattini, finito l’incontro, ha comunque dichiarato che un nuovo testo sarà discusso nella prossima riunione del Consiglio Esteri.
Tuttavia, pochi giorni prima, grazie al fattivo impegno di alcuni europarlamentari italiani, era stato il Parlamento europeo ad approvare una importante risoluzione sulla situazione dei cristiani e la libertà religiosa loro negata in numerosi Stati. Il documento condanna fermamente tutte le violenze contro le comunità cristiane in Egitto, a Cipro, nelle Filippine, in Nigeria, in Iraq, in Iran, in Vietnam.  Viene ricordata altresì l’uccisione di Salmaan Taseer, che si era battuto in Pakistan contro la legge antiblasfemia. Mediante la risoluzione il parlamento chiede inoltre delle iniziative concrete per il monitoraggio delle violazioni della libertà religiosa.

L’Europa non è più anticristiana quindi? In realtà lo stucchevole dibattito che ha caratterizzato questa vicenda, spesso inquadrata nella dinamica cristiani vs laicisti, non è utile a comprendere davvero le dinamiche politiche, e di interessi, entro le quali si inserisce la questione religiosa. A leggere il testo della risoluzione parlamentare c’è un elemento che colpisce il lettore: nessuna menzione, nessun accenno, alle persecuzioni del regime cinese contro i cristiani. Eppure, in risoluzioni precedenti i riferimenti non erano mancati.

Lo stesso Benedetto XVI, nel corso dell’ultima udienza con il corpo diplomatico vaticano, aveva esplicitamente sottolineato la necessità della garanzia di una piena libertà religiosa e di una minore ingerenza dello Stato in Cina. E’ bene riportare le parole del Papa: “la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria, perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria. Domando in particolare che sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione, in conformità alle norme e agli standard internazionali in questo campo. In questo momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova”.

Sulla Cina, sulle sue costanti violazioni e sulla repressione sistematica contro i cristiani che contestano il regime, le istituzioni europee sembrano aver scelto l’autocensura. Nessun cristiano pronto ad inneggiare all’Europa laicista ha protestato. Nessun laico pronto a protestare contro gli interventi del Vaticano ha pensato di poter fare un intervento onorevole per difendere le comunità cristiane martoriate dal regime. Eppure, come avevamo ricordato anche su Libertiamo.it, il problema è sempre più all’ordine del giorno.
Ci piace pensare che si sia trattato di una svista, anche se lo sappiamo bene: le antenne di Pechino sono sempre attive, e domattina qualcuno dovrà acquistare i bond sul mercato del debito, comprando nel frattempo anche i nostri secoli di libertà dal dispotismo dello Stato teologo e persecutore.