di LUCIO SCUDIERO – Oggi pomeriggio la Camera dei Deputati si spaccherà per decidere se i pubblici ministeri di Milano potranno perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, ministro ombra delle finanze (personali) dell’onorevole Silvio Berlusconi, in arte “Papi”, presidente del Consiglio per hobby e volontà della nazione italica, innanzitutto benefattore dell’umanità (il sostantivo è femminile, e non è un caso).

Tutt’intorno è un infittirsi di rilevamenti e di smentite che confermano. Non a caso il premier già da un po’ aveva innalzato il livello della propria strategia di distrazione di massa, la settimana scorsa tentando di randellare il presidente della Camera via Ministero degli Esteri/Senato della Repubblica (quando penso che  Schifani, in ipotesi, potrebbe supplire Napolitano al vertice della Repubblica cado preda di risa isteriche), questa facendo il guerrigliero liberale dalle colonne del principale quotidiano italiano.

Francamente mi interessa poco se la Camera oggi concederà agli inquirenti l’autorizzazione a perquisire i locali di pertinenza della segreteria di Berlusconi (se volessimo andar per il sottile qualcuno dovrebbe spiegarci anche perché un ufficio privato di Segrate abbia tale status). Quasi certamente non lo farà, come non lo ha fatto per la quasi totalità dei casi in cui si è trovata a doverla decidere in passato, per personaggi sicuramente meno divisivi e polarizzanti dell’attuale premier.

Né – e ciò lo ripeterò fino allo stremo della ragione – mi interessa la sorte giudiziaria di Silvio Berlusconi, al quale anzi auguro ogni bene e assoluzioni piene. Quel che gli si contesta è il totale e irrimediabile fallimento politico. E non è poco, anzi è tanto di più delle accuse di concussione e prostituzione minorile che gli vengono addebitate.

Contestarglielo, cercando di demolire nel merito l’inconsistenza dei suoi proclami, la vanagloria sottostante i suoi presunti successi, l’illiberalità del controllo su media e opinione pubblica, è un lavoro molto più duro ma molto più utile al Paese.

Liberare l’Italia dalla presenza logora e deleteria del Cavaliere deve restare un esercizio squisitamente politico, non giudiziario. E al di là di come andrà oggi pomeriggio ci sentiamo già autorizzati a procedere.