Finalmente dichiarata illegittima la tassa di concessione sui cellulari

– La capacità di sopravvivenza di un’imposta supera spesso quella di qualsiasi cosa animata o inanimata. Dalla tassa sui carburanti per la guerra d’Etiopia alla più recente Robin Tax in funzione anticiclica, i balzelli resistono alla propria primitiva giustificazione in forza della ragion di Stato. Per fortuna, vi sono delle eccezioni. È il caso della tassa di concessione governativa sui cellulari, un balzello anacronistico contro cui più volte si è scagliato in passato Benedetto Della Vedova. Un’imposta pagata dai titolari di contratti di abbonamento per i servizi di telefonia mobile. Nata come tassa di lusso negli anni Ottanta, è sopravvissuta alla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, per essere solo oggi minacciata di illegittimità. La commissione tributaria regionale del Veneto, con sentenza 5 gennaio 2011, ha infatti ritenuto implicitamente abrogata la norma che la prevedeva.

Caso volle che diversi comuni del Nord Est contestassero l’applicazione dell’imposta dinanzi alle commissioni tributarie provinciali competenti. Non tanto o non solo perché anacronistica (che senso ha una tassa sulla concessione se l’attività non è più svolta in regime di concessione?), quanto perché per legge le amministrazioni pubbliche dovrebbero godere di un’esenzione. Ma la Commissione tributaria regionale, adita in appello, non si è limitata a dar ragione ai comuni di Arsiero, Malo e Santorso, ma si è spinta a dichiarare la norma istitutiva implicitamente abrogata dalla recente normativa di settore, attualmente contenuta nel d.lgs. 259/03.
Ciò significa una sola cosa: se oggi i tre comuni potranno risparmiare rispettivamente 1600 euro, 2600 euro e 3822 euro, per il rimborso di una tassa non dovuta, domani milioni di privati cittadini potranno far valere i propri diritti confidando in una giustizia che una volta tanto pare orientata a riconoscere le ragioni dei contribuenti e i torti di uno Stato predatore, restìo a mollare la presa anche quando il mondo cambia e le sue pretese si rivelano palesemente prive di ogni fondamento.

Con la liberalizzazione del settore e la privatizzazione delle società operanti nel mercato delle telecomunicazioni, il contratto tra privati ha sostituito la vecchia concessione su cui gravava la tassa. A riprova della recidiva con cui il policy maker si accanisce contro i contribuenti, val la pena ricordare che solo quattro anni fa, con la Finanziaria 2007 (l. 296/06), il legislatore era intervenuto per escludere dall’applicazione dell’imposta le sole agenzie fiscali. In pratica metteva mano su una tassa illegittima e anacronistica non per abolirla, ma per sollevare dall’onere tributario solo le pedine dello Stato di polizia fiscale.

A seguito della sentenza dello scorso 10 gennaio, potranno richiedere il rimborso della tassa tutti i titolari di abbonamenti telefonici (il 15% dei possessori di un cellulare). Un primo effetto dell’abolizione della tassa sarà la maggior convenienza dei contratti di abbonamento. In altre parole, i consumatori conosceranno, con qualche ritardo, un beneficio del processo di liberalizzazione che lo stato ha voluto negare loro per tutti questi anni. Non si tratta di cifre irrisorie: 5,16 euro al mese, che diventano 12,91 per il ramo business. In precedenza le commissioni provincia chiamate a esprimersi sul punto si erano mosse in ordine sparso. La maggior parte delle sentenze erano favorevoli al ricorrente, ma rimaneva una minoranza di giudizi favorevoli al fisco. D’altro canto, la giurisprudenza italiana ha più volte contribuito ad alimentare la prepotenza dell’esattore: lo testimoniano numerose sentenze relative all’onere della prova, a carico dell’imputato, nonostante la natura ibrida tra civile e penale della giurisdizione tributaria; per non parlare delle anche recenti sentenze che di fatto cristallizzano una presunzione di colpevolezza in capo al contribuente (vedasi a tal proposito le recenti sentenze della Cassazione che impongono al taxpayer di interpretare nel modo più sfavorevole le disposizioni in materia fiscale).

Questa volta è prevalso il buon senso. In un quadro a tinte fosche come quello dipinto dalla legislazione e dal sistema giudiziario italiano, il requiem intonato ad una tassa assurda e anacronistica come la tassa di concessione governativa sui servizi di telefonia mobile è un canto di vittoria e un atto di civiltà.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

5 Responses to “Finalmente dichiarata illegittima la tassa di concessione sui cellulari”

  1. Roberto scrive:

    scusate un’informazione di servizio, ma questa tassa è stata abolita o no? perchè non ce n’è notizia altro che su libertiamo…
    nemmeno nei siti degli operatori telefonici che ne avrebbero grande vantaggio…

  2. valerio scrive:

    Ottimo possibile però che dieci link che ho guardato in nessuno ci sia il riferimento dell’anno o da quale anno si può chiedere il rimborso , solo riferimenti al giorno e al mese

    DA QUALE ANNO PARTE ??????????????????????????????????????

  3. vitale cominelli scrive:

    Ho contattato il mio operatore telefonico il quale mi ha detto che deve continuare a farmi il prelievo mensile per conto dello Stato. Chi farà un’altro passo per fare in modo che questa sentenza diventi esecutiva?

  4. pixelw scrive:

    La Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con sentenza n.5 del 10 gennaio 2011, non solo ha riconosciuto che a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice delle Telecomunicazioni questa tassa non è più prevista, ma ne ha addirittura affermato l’illegittimità e l’anacronismo, in un mercato in cui vigono le regole della liberalizzazione!
    Si può agire con il Codacons, tutte le informazioni, i moduli etc sono disponibili sul sito internet : http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=132501&id=46

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