Democrazia dal basso

di SIMONA BONFANTE – L’Occidente che voleva esportare la democrazia assiste adesso – sorpreso – alla democrazia che si importa da sé. Dal basso. In maniera caotica, drammatica talvolta, ma così travolgente da risultare in un processo che appare francamente irreversibile. Gli eventi si susseguono concitati in Egitto, come già in Tunisia. Chi li racconta nel loro divenire e chi invece li osserva da fuori – come noi – pare non avere elementi per valutarne né le dinamiche né le conseguenze.

Tony Blair, inviato speciale per la pace in Medio Oriente è uno che con Mubarak ha consuetudine come gran parte dei paesi democratici occidentali, Usa compresi d’altra parte. Ebbene, l’ex Premier britannico della guerra in Iraq ha commentato i fatti egiziani usando parole di buon senso e che tuttavia pronunciate da lui, uno che da anni in Medio Oriente ha installato la sua seconda casa, appaiono di strabiliante leggerezza.

Che l’Occidente debba aiutare chi si batte per la democrazia pare un’ovvietà. Che lo debba fare accompagnando la transizione in maniera pacifica, risulta una scontata necessità. Che lo possa fare stando a guardare la piazza che si mobilita e travolge il regime in maniera per lo più incruenta dopo avere in passato sostenuto la necessità del ricorso alla forza per travolgere dall’esterno regimi non più repressivi di quelli oggi scalzati dalle popolazioni, appare invece di spiazzante incoerenza.
La democrazia non la si può esportare. La democrazia la si può solo volere, e solo allora conquistare.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

16 Responses to “Democrazia dal basso”

  1. enzo51 scrive:

    SAI CHE GODURIA QUANDO ANCHE IL POPOLO CINESE SCENDERA’ IN PIAZZA CHIEDENDO PIU’LIBERTA E PIU’ DEMOCRAZIA RIPRENDENDO LA RIVOLTA DEL 1989 SOFFOCATA NEL SANGUE E NELLE PURGHE DEI DISSIDENTI!

    UN BATTER D’ALI DI FARFALLA IN ORIENTE PRODURRA’UN TERREMOTO IN OCCIDENTE:NOI OCCIDENTALI SIAMO PRONTI A QUESTA EVENTUALITA?

  2. Simona Bonfante scrive:

    non capisco, enzo, se la democrazia si afferma dovremmo farne motivo di preoccupazione?

  3. daniele burzichelli scrive:

    Gli algerini, i tunisini e gli egiziani non si sono ribellati per l’assenza di democrazia, ma per il fatto che sono state interrotte (poichè non ci sono più soldi) le politiche “paga-pantalone” dei governi socialisti (che in precedenza calmieravano i prezzi dei beni di consumo con denaro pubblico).
    Non capisco l’esigenza letteraria di descrivere questa protesta (in larga misura irresponsabile) contro la fine degli agi di un’insostenibile politica statalista come un improvviso anelito di democrazie e libertà da parte di popolazioni alle quali delle democrazia non gliene frega un bel niente.
    Per vagheggiare hanno inventato apposta il cinema.

  4. Simona Bonfante scrive:

    daniele caro, la componente ‘impoverimentio’ è sempre uno dei fattori scatenanti le rivoluzioni. anche gli italiano stavano benissimo sotto mussolini, prima che la guerra non li rendesse d’emblée poveri. temo tuttavia la tua lettura degli accadimenti in medio oriente sia quanto meno ingenerosa. da parte dell’autrice, alcuna velleità letteraria. lo spunto esplicito è l’apparente incoerenza tra del tony blair della dottrina dell’interventismo liberale ed il tony blair apogeta della domanda di democrazia dal basso. un po’ più di rispetto per chi scrive, asuumendosene la responsabilità, sotto proprio nome. grazie

  5. daniele burzichelli scrive:

    Nessuna mancanza di rispetto (non era questa la mia intenzione).
    Non mi riferivo al tuo articolo in particolare (e, comunque, anche io scrivo sotto il mio nome, assumendomene ogni responsabilità).
    Mi riferisco al fatto che sui giornali e n Tv si parla in continuazione delle rivolte in nord-africa per la democrazia e la libertà e, in tutto, sono state dedicate sedici righe sui giornali e 3 minuti in Tv alle effettive ragioni di politica (economica) che hanno scatenato la protesta.
    Anche il tuo articolo dà per scontato che si tratti di una battaglia per la democrazia e la libertà?
    Ne siamo proprio sicuri?
    Se Mubarak riuscisse a farsi fare un prestito dalla Cina, tornasse e dichiarasse che si torna subito al vecchio “mercato regolato” (il “paga-pantalone” di cui dicevo prima), questa rivolta andrebbe avanti?
    Stiamo davvero capendo quello che succede in Nord-Africa?
    La mia paura è che queste siano rivolte in favore dello Stato stalista e spendaccione, non in favore della democrazia.
    Spero di sbagliarmi.

    Non vale

  6. enzo51 scrive:

    Domanda: ma la democrazia è un modello adatto a tutti i popoli?

    E se sì saremmo uguali e socializzati con buona pace di tutti.

    Ma così non è,purtroppo.

    Il post di prima esprimeva soltanto la preoccupazione di noi occidentali nel non saper affrontare al meglio gli sconvolgimenti che potrebbe innescare, nel nostro sistema sociale ,un evento di si fatta.

  7. Simona Bonfante scrive:

    concordo, daniele, sul fatto che non sia affatto solo una questione di democrazia, e convengo sul fatto che noi che guardiamo da fuori – ed io per prima – non cogliamo probabilmente le motivazioni profonde che probabilmente non sono ideali ma, come osservi, strettamente economiche. in fondo è spesso – se non sempre – così che nascono le democrazie. ed è questo che mi porta a pensare che la gente, una volta che ha provato il regime, cogliendone anche gli aspetti più paternalistici – statalisti, come osservi tu – avverta alla fine, quando quei benefici naturaliter vengono meno, che non ci può essere benessere vero, duraturo, senza libertà. ovviamente non ho certezza che sia così. certo, il fatto che sia un’ onda popolare ‘contro’ e non ‘per’ muove anche in me il sospetto che si esauriusca nel caos. che alle prime elezioni libere possa trionfare il primo populista capace di promettere lo stato mamma (o manna), altro che la libertà…la società civile egiziana, tuttavia, almeno per quel poco che ne so, mi pare tuttavia composita, proabilmente attrezzata quanto meno a provare ad argomentare ragioni di civilità liberale. staremo a vedere.

  8. Simona Bonfante scrive:

    hai ragione enzo, la democrazia non è per tutti. noi italiani ad esempio non ne siamo per nulla all’altezza. ecco, pensa solo a quali preoccupazioni desti nelle civiltà liberali la nostra controversa libertà democratica

  9. enzo51 scrive:

    Touchè Simona!Sono perfettamente in linea con il tuo pensiero relativo alla nostra falsa e perversa democrazia!

  10. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    MACCHÉ DEMOCRAZIA!
    …sempre che per democrazia non s’intenda il governo delle maggioranze, o delle masse, indipendentemente dai valori propugnati e sostenuti, il che renderebbe certamente democratici i bolscevichi, i fascisti, i nazisti e i maoisti: erano certamente grandi masse, più o meno oceaniche.
    Il sinistro innamoramento con le masse, come se il numero in sé fosse portatore di valori, è alquanto penoso. Ci si dimentica l’ingiunzione biblica “non seguite le masse (o maggioranze) per fare il male”… o per i più laici, le messe in guarda di Platone, che già aveva capito l’inevitabile scivolamento nella tirannide della democrazia… Infatti, il valore non deve essere la democrazia, ma la LIBERTÀ, come bene insegna la Costituzione USA.
    Mi chiedo, in quanto ai fatti d’Egitto, quanti abbiano visto il sondaggio Pew del Giugno 2010, fatto quando l’Egitto era ancora “tranquillo”, il 59% degli Egiziani appoggiavano gli islamisti, i fondamentalisti islamici. Solo il 27% appoggiava i modernizzatori. Il 50% appoggia Hamas. Il 30% appoggia Hizbollah. Il 20% appoggia Al Qaida. Oltre il 95% vorrebbe vedere aumentata l’influenza islamica nella vita politica fino a farla divenire predominante. Una volta che il tutto è tradotto in politica governativa, è chiaro che l’Islam da loro appoggiato è qello salafista: guerra santa e taglio di teste degli infedeli, come fu fatto a Daniel Pearl, z”l.
    L’82% degli Egiziani è in favore dell’esecuzione per lapidazione delle adultere, il 77% è favorevole alle fustigazioni di piazza e al taglio di mani e piedi per i ladri.
    L’84% è completamente favorevole all’esecuzione della condanna a morte per chi abbandoni l’Islam.

    Come vedete NON SI TRATTA DI MOVIMENTI DEMOCRATICI, PER LA LIBERTÀ, PER IL PROGRESSO, MA PER IL RITORNO AL MEDIO EVO.

    Il 1979 in Iran è stato dimenticato molto in fretta.
    Fareste bene a dare un’occhiata al libro di Carlo Panella “Ayatollah Atomici”.
    All’epoca Panella era corrispondente in Iran per Lotta Continua, e capì tropo tardi che cosa stesse succedendo: non ne aveva gli strumenti, né linguistici né culturali, ed era quindi entusiasta di un movimento di massa non violento fino all’ultimo, che urlava a gran voce “Allah Hu Akhbar”: per lui, vittima come tanti dell’idea del tutto occidentale che masse siano sinonimo di progresso, giustizia e libertà, il tutto era positivo.

    Così come succede ancora oggi, del resto, a tantissimi corrispondenti in Medio Oriente, che non capiscono CORRENTEMENTE l’Ebraico o l’Arabo, e dipendono quasi in toto dai loro stringers Arabi e dalle fonti d’informazione che loro stessi forniscono, quindi quelle volute dai regimi o gruppi politici interessati, dall’ANP a Hamas, da Hizbollah a Mubarak, a Assad eccetera.
    In Israele, per esempio, non vi sono quasi mai stati giornalisti Italiani in grado di leggere veramente un giornale in Ebraico o di capire bene la radio e la televisione nella lingua locale e TUTTI si servono di stringers Arabi, APPROVATI quindi da OLP e HAMAS, o al massimo di fonti in Inglese e Francese. Nei paesi Arabi è la stessa cosa.

  11. Simona Bonfante scrive:

    dr tezza, lei pone quesiti filosoficamente cruciali. cos’è ‘democrazia’? è lo stesso che in realtà viene posto nell’articolo al quale lei attribuisce un favore acritico per le rivoluzioni in corso in MO che in realtà non era intenzione dell’autrice esprimere. non a caso, faccio riferimento a blair – teorico dell’interventismo liberale pro-democratico, ma oggi affascinato dall’esplosività della ‘massa’. l’intento era mettere in evidenza l’incoerenza e dunque, ovviamente, condividere con i lettori il dubbio su cosa debba intendersi appunto per democrazia e se duqnue individuarla sempre e comunque come uno stato istituzionalemnte positivo. nella replica al commento di un altro lettore (che troverà qui giù) osservo ad esempio la peculiarità non necessariamente positiva della democrazia italiana, senza bisogno di spingersi fino a gaza o in iran, insomma, i vizi potenzialmente devastanti del sistema democratico si offrono sempre alla riflessione. certo, lei parla di libertà. e credo anch’io che sia quello il discrimine. anche qui, è l’italia un paese libero? il cittadino non è libero di disporre delle proprie volontà, non lo è di praticare una professione senza essere iscritto ad un ordine obbligatorio. non lo è neppure di non possedere una tv, visto che il canone rai gli viene imposto lo stesso (per il possesso di dispositivi multimediali, ovvero un pc, uno smarthphone, un ipod…). non lo è infine neppure di controllare ed in caso sanzionare chi preleva e gestisce i suoi soldi – sempre di più e sempre peggio. ecco, questa è democrazia ma non libertà.

  12. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Io infatti non penso affatto che l’Italia sia un paese libero, e mi tengo volentieri il mio la cui Constitution garantisce una repubblica federale in cui sono garantiti LIBERTY AND THE PURSUIT OF HAPPINESS, piuttosto che quella “fondata sul lavoro” come se il lavoro in sé fosse un valore (anche se ci fosse), come sostenuto da chi aveva campi di lavoro e di rieducazione, che si parlasse in tedesco, cinese, russo o cambogiano, poco importa.
    No, l’Italia non è un paese libero: come accenna lei, è un paese medievale, fatto per gli azzeccagarbugli, pieno di gride e balzelli, ordini (corporazioni medievali) eccetera, dove non conta la capacità ma il titolo, dove non conta la verità ma il certificato.
    Un paese unificato malgrado e CONTRO il volere della Chiesa, che ancora controlla e inteferisce, tutte cose di cui in Italia non si può parlare liberamente, anche a causa dei moltissimi reati d’opinione e limiti de jure alla libertà di parola.
    Anche la DDR era democratica… :-) ma non libera.

  13. enzo51 scrive:

    Felice nell’aver contribuito all’intelligente dibattito sul termine “Democrazia” rifaccio a me stesso la domanda”Siamo attrezzati noi “democratici” occidentali a sopportare l’onda d’urto che,per forza di cose,ci investira’ quanto prima ?

    La democrazia delle masse,quella che ne verrà fuori dopo i fatti che stanno sconvolgendo il nord Africa e non solo,teocratica e non laica,come ci permetterà a noi occidentali di difenderci?

    Saremo all’altezza di convivere con i nuovi scenari che si stanno minacciosamente allineando nel nod Africa e nel Medio Oriente?

    Cosa succederà ad Israele e alla Palestina se,buon ultimo,sembra abbiano già attentato al gasdotto algerino che porta il gas in quella Regione?

    E il processo di pace,tanto faticosamente messo all’impiedi dall’Amministrazione Americana e supportato dalle Cancellerie Europee che fine farà?

  14. Si ragazzi, finalmente! Possiamo mettere il dito sulle principali piaghe italiane: perchè una democrazia dà questi risultati; perchè siamo ridotti così e come e chi può cambiare questo paese. Io sono convinto che se sviluppiamo questi temi, senza gelosie e senza santuari intoccabili, facciamo metà del nostro dovere di cittadini degni di questo nome. michelericciardi.mr@gmail.com; l’ultimo della classe e vinca il migliore, sempre.

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