Categorized | Partiti e Stato

A Milano, Pdl in cupio dissolvi

– Le dimissioni di Guido Podestà, ex amministratore delegato di Edilnord (e quindi uomo di fiducia di Berlusconi da molto tempo) nonché attuale Presidente della Provincia, da coordinatore regionale del PdL erano nell’aria, nonostante alcuni meriti come la conquista della “rossa” Mantova. La componente ciellina del PdL aspirava già nel 2009 (per Lupi) a questo ruolo. Ma la fretta con cui sono arrivate è sospetta, tanto che nessuno crede nella casualità. La motivazione ufficiale è che Podestà ha bisogno di lavorare a Palazzo Isimbardi a tempo pieno, ma il successore Mario Mantovani, fedelissimo di Formigoni, non è esente da impegni: è sindaco di Arconate, senatore e sottosegretario alle Infrastrutture. E allora sembra più corretto parlare di testa che cade.

Due i capi d’accusa che pendono su Podestà: non avere difeso la Minetti e aver preso una posizione troppo morbida con Sara Giudice, paladina della campagna ‘sovversiva’ anti-Minetti lanciata già all’indomani della designazione da parte del Premier per l’inserimento dell’ex igienista dentale (o ‘mentale’, come qualcuno insiste nel definirla!) nel listino bloccato del presidente Formigoni. La Giudice è figlia d’arte: suo padre Vincenzo è consigliere comunale del PdL e (da ex socialista) fa parte della stessa componente di Podestà, il che forse rende ancora più grave il mancato controllo della “scheggia impazzita”.

Ma cosa poteva fare, oggettivamente, Guido Podestà per fermare la giovane consigliera di zona, più che far scrivere sui giornali che “è un’iniziativa fuori dal PdL”? Non poteva certo eliminarla fisicamente. Per di più, anche se la Giudice è stata l’unica a esporsi (con alto rischio di strumentalizzazione), non è l’unica della “base” ad agitarsi. Difficile quindi il ruolo del coordinatore che, mettendosi contro la Giudice, rischia di mettersi contro metà della base del partito. Morbido infatti l’entusiasmo (quando c’è e se c’è) di detta base, circa le iniziative di piazza a difesa di Berlusconi. “Fatele raccogliere alla Minetti le firme”, malumoreggiano i consiglieri di zona interpellati da La Russa e Gelmini.

Oggi poi, anche il più accanito dei berluscones non può sottrarsi all’evidenza di una Nicole Minetti che sembra in qualche modo abbandonare il Capo, dandogli del “pezzo di merda” nelle nuove conversazioni intercettate. Togliere di mezzo Podestà, un galantuomo che non ha fatto mistero della sua contrarietà all’iniziativa della giovane consigliera di zona, ma non l’ha fatto urlando perché non è nel suo stile, non risolve niente.
La difficoltà del PdL è intrinseca. Sia a Milano sia a livello nazionale. E’ una difficoltà comunicativa e di appeal. Identificare un partito col suo leader provoca inevitabilmente una disaffezione quando il leader è in crisi. Il moralismo sotterraneo e umorale dell’italiano medio, che non ha nulla a che fare con il piano giuridico, per ora sembra non avere spostato i voti, ma non è detto che non li sposti più avanti.

Il PdL, insomma, a Milano e di riflesso nel Paese, cerca in tutti i modi di riacquistare un’immagine positiva, e sostituire il coordinatore regionale è fin troppo banale. Dall’altra parte c’è il silenzio di Formigoni e soprattutto della Moratti, che a maggio rischia il posto di sindaco. Si parla addirittura di una spesa preventivata di 40-50 milioni di euro per la campagna elettorale, giustificabili visto che in ballo ci sono l’Expo e l’intoccabilità del Piano di Governo del Territorio, con interessi oggettivamente più che milionari. E un Terzo Polo che, nonostante gli appelli del sindaco a Fli e Udc, sembra intenzionato ad andare per la sua strada, con la possibilità, quantomeno, di costringere la Moratti al difficile ballottaggio con Pisapia: perché al ballottaggio, si sa, tutto può succedere. Sempre che non riesca, a Fli e Udc, il pur quasi impossibile “colpaccio”.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

Comments are closed.