– Le parole di Berlusconi raccolte oggi da Corriere della Sera con grande enfasi, per quel che mi riguarda sono ineccepibili e sottoscrivibili dalla prima all’ultima (compreso il no alla mega-patrimoniale una tantum). Ma queste monete che scintillano come d’oro, a guardar bene, si rivelano di bronzo.
Ciò che vale per i “valori tradizionali”, vale anche per il liberismo: se sei al Governo non conta cosa predichi, ma cosa pratichi.

Sulle liberalizzazioni e i “lacci e lacciuoli”, Bersani – anche sbagliando – aveva fatto, il centrodestra non ha fatto nulla e cerca invece di disfare, ad esempio chiudendo gli spazi di mercato per le parafarmacie e irrigidendo le bardature corporative per le professioni. Abbiamo istituito – su iniziativa nostra, che ora siamo dentro Fli – la legge annuale sulla concorrenza, ma è subito stata archiviata nei cassetti dal Governo.

Sul “drastico piano” di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico che era nel programma elettorale – da noi sempre chiesto a gran voce – non è stato fatto nulla: non si è privatizzato un chiodo in quasi tre anni, neppure nelle amministrazioni regionali e locali del centrodestra. Noi abbiamo chiesto di partire dalla Rai, prima che l’azienda faccia la fine di Alitalia, ma forse si pensa di non aprire al mercato la televisione italiana (come traspare anche dai pretestuosi ostacoli del Governo agli investimenti stranieri nel settore).

Sulla questione energetica e il nucleare, fondamentali per la crescita, idem: abbiamo approvato la legge ma siamo rimasti tranquillamente senza Ministro preposto per sei mesi e l’obiettivo della “prima pietra della prima centrale nucleare” entro la legislatura è già fallito.

A poco serve, francamente, gonfiarsi il petto per gli accordi di Mirafiori e Pomigliano: questo governo verrà purtroppo ricordato anche per aver rifiutato ogni ipotesi di riforma organica del mercato del lavoro, degli ammortizzatori sociali e delle relazioni industriali.
La pressione fiscale è aumentata e, per fare la quadra di questo federalismo, si rischia di aprire ad un aumento delle imposte e delle spese locali senza contropartita.
Infine, solo un cieco può fingere di non vedere quanto sui mercati internazionali, della finanza come dell’economia reale, pesi negativamente un’immagine dell’Italia gravemente guastata.

E tutto questo non può certo essere imputato al nemico interno Fini, visto che nessuna riforma economica è mancata a causa dei deputati oggi in Futuro e Libertà. Anzi, a Bastia Umbra chiedemmo un nuovo governo Berlusconi con base parlamentare più ampia, innanzitutto per affrontare l’emergenza economica. Avesse praticato quel che ha scritto – in luogo dei tanti “non possumus” pronunciati in tema di riforme in due anni e mezzo di scientifico immobilismo – l’attualità politica ed economica del Paese verserebbe in condizioni diverse, migliori. Non l’ha fatto, inscenando invece una farsa, quella di un paese al riparo dalla crisi, in migliori condizioni del resto d’Europa, con un governo guerrigliero capace di affrontare l’una dopo l’altra emergenze straordinarie e di risolverle in un pugno di settimane, quando non di giorni. Noi, lombardi manzoniani, non mettiamo limiti alla provvidenza, ma, messa così… too little, too late.