Il liberalismo cerca di difendere gli individui dal potere

– La parola “libertà” ha molteplici significati, spesso incompatibili tra loro, e così anche la parola “liberalismo”. I vari pensatori liberali, da Hume ad Hayek, hanno definito il liberalismo partendo da basi eterogenee: legali, economiche, costituzionali, o sociologiche.

Il vero filo conduttore che unisce autori apparentemente dissimili come Ludwig von Mises e John Locke è stata proposto da Angelo Panebianco in “Il potere, lo Stato, la libertà“: il liberalismo è la dottrina che cerca di difendere l’individuo dal potere. Potere che può essere pubblico (lo Stato), o privato (la mafia), domestico o straniero, democratico o autoritario. Liberalismo è il diritto di ogni individuo di usare il proprio corpo, le proprie facoltà fisiche ed intellettuali e le proprie risorse come meglio crede, perseguendo gli obiettivi che preferisce e percorrendo le strade che ritiene più opportune, senza dover sottostare all’arbitrio di un criminale, di un despota, o di un’assemblea di cosiddetti “rappresentanti del popolo” dai poteri sterminati e incontrollabili.

I vari pensatori liberali differiscono, o meglio, si integrano e completano gli uni con gli altri, in base al meccanismo che propongono per controllare il potere: chi la costituzione (come James Buchanan), chi il diritto (come Bruno Leoni), chi l’economia (come Ludwig von Mises), chi la sociologia (come Bertrand de Jouvenel), chi l’etica (come Murray Rothbard). Il fattore unificante è il tentativo di proteggere i diritti individuali dall’aggressione del potere: difendere la vita, la libertà e la proprietà – usando la terminologia del padre di tutti i liberali, John Locke – dall’arbitrio, dalla spoliazione, dall’ingiustizia.

Siccome la concentrazione maggiore di potere nella società si ha nello Stato, il liberalismo vuole in primis difendere l’individuo dal proprio Stato, costringendo quest’ultimo a rispettare determinati diritti individuali e ad operare secondo certi principi ed entro precisi limiti. Non è però necessario che sia così: il liberale ha tanti potenziali avversari quanto sono le potenziali fonti di potere e oppressione, che sia il proprio Stato, uno Stato straniero, o un’organizzazione a delinquere. Anche se non è sempre vero, di norma la prima e più importante fonte di aggressione sistematica dei diritti individuali è lo Stato.

Come ogni proposta politica, il liberalismo si basa su certi valori: il rispetto per la vita, la libertà e la proprietà degli individui. Liberale è il diritto di scegliere cosa fare della propria vita invece di essere sottoposto a processi decisionali in cui il cittadino è costretto a subire le scelte della classe politica con in mano l’unica arma, per giunta spuntata, di poter mettere una crocetta su un pezzo di carta ogni tot anni. È il diritto di non essere un accattone che di mestiere fa l’elettore, come afferma Dario Antiseri.

Per difendere la società dallo Stato servono in realtà garanzie ben più efficaci del voto: servono costituzioni in grado di vincolare e separare i poteri, serve un’economia libera e autonoma dallo Stato, servono vincoli di bilancio rigidi per limitare gli interventi pubblici, servono diritti di proprietà largamente indipendenti dall’arbitraria volontà dei Parlamenti e iscritti nei principi e nella prassi del diritto, servono gruppi sociali autonomi dallo Stato e in grado di sostituirsi ad esso nel produrre beni pubblici (i cosiddetti “corpi intermedi”), servono principi legali che difendano l’individuo dall’arbitrio del potere, serve trasparenza nella Pubblica Amministrazione, serve la libertà di muoversi, di esprimersi, di scrivere e di professare credenze.

Come ogni proposta politica, il liberalismo è sorretto da una serie di convincimenti riguardanti le conseguenze di determinate politiche e determinate istituzioni sulla società umana. Anche se gli interessi e le teorie professate dai vari liberali possono essere le più diverse, il liberale vede in genere di buon occhio la libertà economica, l’iniziativa privata, i processi di scelta decentrati (come il federalismo), la concorrenza e la competizione, i contratti tra privati, le iniziative sociali che hanno origine dagli sforzi dei privati, e crede che la crescita economica, la sostenibilità dei conti pubblici, la buona occupazione, la stabilità economica e l’accumulo del risparmio sarebbero obiettivi molto più a portata di mano in un contesto di libertà economica piuttosto che nell’attuale contesto di interventismo sistematico.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

6 Responses to “Il liberalismo cerca di difendere gli individui dal potere”

  1. Lucia scrive:

    Mi permetto di condividere tutto il contenuto dell’articolo scritto dal giornalista Monsurro’, e mi permetto di aggiungere una chiosa che ho sentito ripetere tante volte da una lucerna iuris come Mauro Mellini (spero non se ne abbia a male se lo considero un grande maestro), cioé che i liberali italiani sanno tutto, ma spesso non capiscono niente. Grazie.

  2. Pietro M. scrive:

    Lo prenderò come un complimento. Grazie. :-)

  3. Davide scrive:

    Articolo interessante. Basta pero’ intendersi su una cosa.. Il liberalismo cerca di difendere l’individuo dal potere, dallo statalismo etc. Ok ma.. Non e’ che se un soggetto riesce a rompere un monopolio pubblico, creandone uno privato, lo “eleggiamo” subito a simbolo del liberalismo, lo difendiamo e lo veneriamo.. Lo dico perche’ questo e’ successo in questo paese con l’imprenditore Berlusconi omaggiato di titoli di liberale dell’anno per decenni quando a me, nel mio piccolo, sembrava leggermente assurdo dare certi titoli al proprietario di un impero economico dominante nei media. Certo negli anni 80 e 90 questi media magari erano una boccata di aria fresca e davano spazio a tutti. Ma.. Per come li ho imparati io.. Viene prima la liberta’ da che la liberta’ di.. Perche’ chi “possiede” puo’ certo dare alcune liberta’ quando crede o gli fa comodo ma puo’ anche toglierle quando le cose cambiano..

  4. Pietro M. scrive:

    Berlusconi sta al liberalismo economico come Siffredi all’etica sessuale, chi ci credeva nel ’94 (anch’io, che però ero minorenne) poteva dire che era qualcosa di nuovo e magari sarebbe diventato il Reagan italiano, ancora nel 2001 aveva senso provare. Chi lo ha votato dopo pensando che fosse Reagan è stato un illuso, e ormai è difficile anche dire che è il male minore (anche se nel caso uscisse fuori una patrimoniale nei programmi dell’opposizione non ne sarei più tanto sicuro).

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