di CARMELO PALMA – E’ toccato ad un secchione riparare agli incidenti del principale con le pupe e resuscitare uno scandalo in cui Berlusconi potesse essere non l’accusato, ma l’accusatore. Il contrattacco del PdL sulla famosa “casa di Montecarlo”, che era atteso e annunciato, ha visto come protagonista il Ministro degli esteri Frattini, che si è ieri presentato in Senato per rispondere – a tempo di record, meno di ventiquattro ore – ad una interrogazione del senatore Compagna (PdL), il quale chiedeva:

se e quali atti il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo abbiano compiuto al fine di verificare la veridicità degli elementi riportati dalla stampa riguardanti la proprietà dell’immobile situato a Montecarlo e se detti elementi siano sufficienti a chiarire definitivamente e in modo rispondente alla verità dei fatti l’intera vicenda .

Che l’interrogazione sia stata presentata per dare modo al Ministro di rispondervi è cosa che sospettiamo, ma il sospetto non è, come è noto, l’anticamera della verità. Frattini ha comunque risposto confermando “l’autenticità e la veridicità” dei documenti attestanti che “la titolarità di società offshore intestatarie dell’immobile” è di Giancarlo Tulliani. Mettendo a disposizione del Cav. il Ministro e il Ministero,  Frattini ha deciso di fare una sorta di rogatoria extragiudiziaria – cioè un abuso –, acquisendo la documentazione “scottante” e recapitandola alla Procura di Roma.  Non perché l’autorità giudiziaria l’avesse richiesta, ma perché il Ministro potesse andare a volantinare in Parlamento la lettera inviatagli dal “Primo Ministro di Santa Lucia” in cui cui risulta allegato e confermato  “il documento a suo tempo prodotto a lui stesso dal Ministro della giustizia”.

E’ un modo interessante – quello di Frattini – di valutare e attestare la veridicità dei fatti. La testimonianza di un carabiniere di scorta che racconta come tutte le amiche del Cav. entrassero a Arcore con un baby-doll rosso è un’intollerabile diceria, mentre le rivelazioni dell’unico paradiso fiscale del mondo che – eccezionalmente e a beneficio del Cav. – sputtana i propri clienti, anziché proteggerli, diventa oro colato. E non osiamo pensare cosa succederebbe se un altro Ministro degli esteri sfruculiasse i paradisi fiscali che ospitano le off shore del Cav. o chiedesse al proprio omologo statunitense, scavalcando l’autorità giudiziaria, notizie sulle carte del processo Mediatrade.

Che Berlusconi scritturasse le “amiche” della scuderia di Lele, non dimostra (infatti è vero, di per sé non lo dimostra), l’abitudine del premier a farsi – direbbe Ghedini – “utilizzatore finale”. Ma l’espressione beneficial owner riferita a Tulliani da parte di chi sappiamo, diventa invece, per così dire, “Cassazione”. Intendiamoci: che la proprietà della casa di Montecarlo sia di Tulliani è assai verosimile, come l’illazione che non limita al karaoke il divertimento notturno del Cav. con le sue “amiche” a libro paga, maggiorenni e minorenni. Ma la “verità” è un’altra cosa. Va diversamente provata, in sede giudiziaria, e in altra forma documentata, fuori dai tribunali.

Ragionevolmente, nulla di quanto esce dalle cantine e dai palazzi di Santa Lucia – grazie, peraltro, alla mediazione di Valter Lavitola – può considerarsi di per sé probante. Non che non sia un indizio, ma chissà di cosa. Allo stesso modo, nessuno degli indizi sulle serate del Cav. ad Arcore (le intercettazioni, che scorrono a fiumi, le testimonianze, di cui dobbiamo immaginare si debba ancora vedere il bello, cioè il brutto) sono oggi tali da far concludere nel senso: “Boccassini ha ragione e Ghedini torto”.

Però, per tornare all’essenziale, cioè all’impegno di Frattini, viene da pensare che le cose non accadono mai invano. Da un Ministro di cui il Cav. apprezza la diligenza quanto l’irrilevanza,  l’applicazione quanto l’inconsistenza, questa prova di ottuso e desolante servilismo politico era il minimo che ci si potesse aspettare. Conferma un giudizio sul personaggio (non diciamo sulla persona, ché sarebbe troppo). Ed è l’unico dato positivo, di ordine per lo meno logico, in una giornata nera come quella di ieri, piena di cattivi pensieri e di cattivi presagi.