‘Fuori classe’, la fiction porta soldi veri al Liceo Cavour di Torino

– Diciottomila euro. E’ questa la cifra che lo storico Liceo Classico Cavour di Torino ha incassato dai produttori della fiction “Fuori classe”, andata in onda domenica sera su Raiuno. L’idea non è nuova: far fronte alla penuria di fondi pubblici appoggiandosi agli sponsor privati. Sull’esempio statunitense, sono molti gli istituti scolastici italiani che hanno seguito questa via alternativa di finanziamento. Prima del Cavour di Torino erano balzati agli onori della cronaca i casi della scuola elementare Pistelli di Roma e della provincia di Barletta-Andria-Trani, dove l’assessore all’istruzione aveva invitato gli imprenditori locali ad investire nell’arredo scolastico per supplire alla carenza di denaro pubblico. Non tutti l’hanno presa bene. Il segretario della FLC-CGIL Mimmo Pantaleo parlò di “farsa” e di “scuole supermercato”.

La professoressa Maria Clelia Zanini, preside del Liceo Cavour, non la pensa così. «Mettiamo da parte l’ideologia», ricorda con una buona dose di pragmatismo in un colloquio con Libertiamo, «il compito di un dirigente scolastico è quello di garantire che la scuola possa funzionare. Sia la legge sia il decreto interministeriale 44/2001 (approvati da governi di colore diverso da quello attuale) consentono il ricorso allo sponsor, sempre nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’istituto. Le scuole che si muovono in questa direzione non sbagliano, è un valido strumento per poter sopravvivere».*

Al di là della CGIL, come è stata accolta l’idea da parte dei docenti?
Molto bene. Il Consiglio d’Istituto, che è una sorta di CdA della scuola, ha deliberato all’unanimità in favore del progetto, con tutto ciò che esso comportava: da un lato il beneficio economico e dall’altro gli aspetti di impegno dei locali, pur nel rispetto e senza alcun sacrificio dell’attività didattica. Il Liceo ha mostrato di essere aperto al territorio. E così anche la Provincia di Torino, che ha dovuto dare il suo placet. Il denaro della prima tranche (il secondo pagamento lo stiamo ancora attendendo…) è stato utilizzato, secondo le direttive impartite dal Collegio docenti, per estendere l’informatizzazione delle singole aule (lavagne multimediali, computer con videoproiettori). Chi ne beneficia sono in primis gli studenti.

I flussi finanziari alle scuole negli ultimi dieci anni sono cambiati parecchio. Si parla di autonomia finanziaria e didattica delle scuole, ma qual è realmente l’autonomia di gestione dei presidi oggi in Italia?
E’ nulla. Non voglio essere polemica, ma è così. Mai da quando è stata data l’autonomia, la scuola è così poco autonoma. Faccio un esempio. Non è possibile che si scriva un’ordinanza ministeriale (la n. 92/2007, ndA) nella quale mi si dice quando, come e chi debba fare i corsi di recupero, perché se ho autonomia didattica sono io che all’interno della scuola con il mio progetto formativo decido come, quando e a chi affidare i corsi di recupero.

E per quanto riguarda l’autonomia finanziaria?
Il nostro budget è composto di queste voci: i contributi delle famiglie (che sono volontari, ma senza i quali chiuderemmo la scuola), gli interessi bancari, che sono ormai irrisori e la dotazione finanziaria che dà il Ministero. Poi c’è l’avanzo di amministrazione, che è più o meno cospicuo ed è in parte vincolato, in parte non vincolato. Infine i contributi dei terzi, come quello della troupe. Come capisce anche Lei l’autonomia finanziaria è praticamente nulla.

Per attribuire davvero autonomia finanziaria ai presidi l’economista Michele Boldrin, dalle colonne de Il Fatto quotidiano, suggeriva di «decentralizzare per davvero le decisioni di assunzione e impiego del personale (…), trasformare ogni scuola in una cooperativa di insegnanti a cui lo Stato dà in concessione (…) le strutture fisiche»; lasciare al soggetto gestore la facoltà di decidere «chi assumere (e a che condizioni), chi promuovere, premiare o licenziare» e di vendere i propri servizi ad un prezzo maggiore se si offre un servizio di alta qualità. Al Ministero resterebbe l’importante compito di indicare, con programmi «minimi e uniformi a livello nazionale» – arricchiti da «aggiunte volontarie locali». E’ una cosa un po’ forte detta in Italia?
E’ una cosa un po’ forte, di sicuro, ma probabilmente potrebbe essere un’ipotesi, perché fintantoché non esiste un criterio meritocratico per l’attribuzione dei fondi e il dirigente scolastico ha funzioni sì di gestione, ma ha un sacco di vincoli esterni, alla fine la sua bravura consiste nel mantenersi in equilibrio, senza riuscire a dare un’impronta. L’ultima riforma è stata all’insegna del risparmio, ma se vogliamo che la scuola migliori bisogna rivedere i contratti dei dirigenti e degli insegnanti, non più adeguati ai tempi. E’ lì la chiave di volta. Vanno ridisegnate le modalità di gestione del personale. E bisogna avere il coraggio di mettersi una mano sul cuore e accettare anche una rivoluzione copernicana.

E sui licenziamenti e sui premi?
La voce del preside dovrebbe contare di più, naturalmente. Ci sono ancora troppi ostacoli. Il giudice del lavoro tende a dare ragione al docente e non al preside. Il sindacato, in particolare la CGIL, ha difeso per troppo tempo i fannulloni, senza preoccuparsi dei lavoratori onesti. Per quanto mi riguarda, poi, si dovrebbero avere visite ispettive annuali, come si fa in Francia.

Sulla falsariga delle ispezioni, è partita qualche mese fa la sperimentazione del Ministero, ideata dal professor Andrea Ichino, intesa da un lato a valutare le scuole misurando sulla base dei parametri Invalsi l’incremento dei livelli di apprendimento; dall’altro valutando i docenti attraverso una commissione di pari interna e premiando quelli meritevoli con un aumento in busta paga. I docenti del Liceo Cavour sono pronti a sottoporsi alla valutazione?
La delibera del Collegio docenti c’è già stata ed è stata negativa. E’ un peccato, lo so… Non mi faccia dire altro…

*  Il Tar di Bari, con sentenza del 28 dicembre 2010 ha dato il via libera alla sperimentazione della Provincia di Barletta-Trani-Andria, ragionando come la Preside Zanini. Qui il link all’articolo tratto da Il Sole 24 Ore.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

4 Responses to “‘Fuori classe’, la fiction porta soldi veri al Liceo Cavour di Torino”

  1. filipporiccio scrive:

    Ma il produttore di “Fuori classe” non è la RAI? Come si può dire che si tratta di “sponsor privati”?

  2. filipporiccio scrive:

    @Giovanni Boggero

    Quindi non è stato pagato dalla RAI? Ottimo!

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