Contro la patrimoniale. Per le privatizzazioni e la responsabilità fiscale

di PIERCAMILLO FALASCA – La tassa patrimoniale straordinaria avanza nel dibattito pubblico italiano. Ieri ci ha pensato Pellegrino Capaldo, docente di economia aziendale alla Sapienza, con un’intervista al Corriere della Sera in cui fornisce non solo l’idea, ma persino la tecnica e le motivazioni “etiche” (i benefici del boom immobiliare degli anni passati, con l’aumento del valore dei cespiti, andrebbe “restituito” alla collettività). A sinistra, in molti – in primis Giuliano Amato e Walter Veltroni – hanno trovato nella patrimoniale la chiave di volta per fare insieme i rigoristi e i redistribuzionisti. E c’è da scommettere che tra non molto anche a destra emergeranno dotte disquisizioni sulle magnifiche virtù di un esproprio pro-quota del patrimonio privato degli italiani. Sono mesi, d’altronde, che il Governo Berlusconi gioca col fuoco, teorizzando come la ricchezza privata sia una sorta di garanzia per la sostenibilità del debito pubblico.

Nessuno demonizza la tassazione degli immobili in sé. In un serio piano di riordino dell’architettura fiscale italiana, una traslazione del prelievo dal reddito alla proprietà non è inconcepibile, per molti versi è anzi auspicabile (reintrodurre l’ICI sulla prima casa per finanziare l’alleggerimento della tassazione del reddito, ad esempio, restituendo peraltro autonomia ai Comuni). Ma qui si parla di un’estorsione una tantum, non di altro.

Facciamo un sacrificio una volta – dicono i sostenitori della patrimoniale – e ci liberiamo di metà del debito pubblico e di quasi 40 miliardi di interessi annui. Sai quante cose facciamo con quel risparmio di spesa? Riduciamo le tasse, riformiamo il welfare, magari investiamo in ricerca e finanziamo le infrastrutture della banda larga… insomma, rilanciamo la crescita!”. Senza guardare al crollo dei valori immobiliari che la patrimoniale inevitabilmente comporterebbe, ci sono almeno due grandi domande cui lor signori dovrebbero rispondere.

Prima domanda. Proponendo la patrimoniale, costoro hanno forse una preferenza per questa forma di socializzazione forzosa del debito pubblico rispetto ad un piano di dismissioni del patrimonio dello Stato e degli enti locali, fatto di immobili (per centinaia di miliardi) e di ingenti partecipazioni pubbliche in una pletora di società di servizi? Perché non promuovere anzitutto una misura capace di abbattere di almeno 20 punti percentuali il valore del debito? Cosa c’è di sbagliato nelle “privatizzazioni” perché esse non precedano – temporalmente e concettualmente – ogni altro provvedimento?

Seconda domanda. E’ giusto un provvedimento che fa gravare su chi ha una casa l’irresponsabilità della politica e del settore pubblico di aver prodotto il debito e non aver saputo e voluto ridurlo negli anni? Evidentemente no, almeno per chi ha rispetto del risparmio degli italiani, cioè del loro lavoro, e della proprietà privata. Se una barca ha una falla, togliere un po’ d’acqua con il secchio rimanda il naufragio, non lo evita. Lo stato dei conti pubblici italiani è il frutto di una falla enorme – la voracità di un sistema pubblico spendaccione e inefficiente – che la patrimoniale non sanerebbe, ma premierebbe. E invece, proprio la responsabilizzazione della politica e della pubblica amministrazione è la chiave di volta per il futuro, a partire da un serio programma di riforme sistemiche e di riduzione di spesa corrente (i margini ci sono, ampi) e dalla costituzionalizzazione dei limiti di spesa pubblica.

Consigli per la lettura: il commento di Francesco Forte all’idea di Capaldo, sul Foglio


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

28 Responses to “Contro la patrimoniale. Per le privatizzazioni e la responsabilità fiscale”

  1. luigi zoppoli scrive:

    Andrebbe presentato come terzo punto la constatazione della certezza che na gestione affidata alle grinfie di costoro, riprodurrebbe amplificato l’assalto alle casse pubbliche innescando di nuovo il malefico circuito spreco pubblico, debito.

  2. vittorio scrive:

    Personalmente sono contrario a patrimoniali, tasse sulle rendite e tasse sui capital gain costituenti in genere l’armamentario della sinistra. E quindi mi trovo d’accordo in linea di massima con l’articolo.
    Tuttavia a mio giudizio dovendo scegliere è preferibile una tassa una tantum mirata a ridurre il debito piuttosto che tasse permanenti (come quelle sui capital gain e sulle rendite) per diversi motivi. Il primo motivo è che una imposta una tantum con una finalità mirata ha il pregio della trasparenza fiscale nel senso che si sa quale “dovrebbe” esserne l’utilizzo. Invece tassazioni permanenti che generano introiti ricorrenti vengono in genere usate per finanziare spesa pubblica ricorrente: la peggior cosa che si possa fare. Il secondo motivo è che una tassa una tantum fra capo e collo è più probabile possa essere pagata da tutti. Invece per esempio la tassazione sui capital gain oggi viene pagata solo da chi non può permettersi di risiedere a Montecarlo o di costituire società offshore. Una terza motivazione è infine che imposte di natura patrimoniale ricorrenti sono più subdole perchè erodono il risparmio delle famiglie in un modo più occulto. La tassa patrimoniale una tantum è evidente e quantificabile nella sua spiacevolezza: ma almeno è trasparente.
    Piuttosto che patrimoniali o demagogiche proposte fiscali per “far piangere i ricchi”, ribadisco quanto già detto altrove. Il centro destra dovrebbe assumere a modello la fiscalità svizzera nella quale il risparmio dei residenti non viene tassato a livello federale. E nella quale la tassazione sugli immobili viene decisa e utilizzata dalle amministrazioni locali responsabilizzando questi ultime nei confronti dei cittadini. I benefici che gli italiani potrebbero ricavare da una simile politica sarebbero notevoli.

  3. Alberto Michelis scrive:

    La patrimoniale non mi piace affatto. Ma sarei anche disposto a digerirla, a condizione che contestualmente si proceda a :
    1. riforma costituzionale con l’introduzione di una norma che un vincolo di bilancio “alla tedesca”
    2. poderoso piano di alienazioni di immobili e partecipazioni pubbliche
    3. contestuale riforma fiscale (un nuovo “patto fiscale”) con sensibile riduzione delle aliquote e degli scaglioni, magari basato sull’abbandono dell’utopia del reddito effettivo globale, in favore di un sistema forfetario che incentivi il contribuente a produrre e guadagnare di più di rispetto alla soglia reddituale di riferimento

  4. GrazianoP scrive:

    Penso che la patrimoniale sarebbe esattamente equivalente a una rapina, nè più ne meno, ma sarei disposto ad ingoiare il rospo(ne) se ciò servisse a mettere una pietra tombale e definitiva sul modo di gestione delle finanze pubbliche degli ultimi decenni, in sostanza sono d’accordo con Alberto Michelis. Se con la patrimoniale si intende ridurre oggi il debito per potersi indebitare ancora in futuro, piuttosto la brucio, la casa.

  5. inutile scrive:

    Noto sul sito il silenzio dopo l’ennesima sconfitta del FLI con la vicenda Bondi ed il silenzio sulla casa di Montecarlo.
    Essendo ottimista di natura, mi auguro che sia un segnale verso la revisione della posizione nel FLI. Speriamo

  6. Lion scrive:

    No alla patrimoniale ma sì all’Ici. I conti non tornano: l’Ici E’ una patrimoniale. E, come tale, progressivamente espropriativa.

  7. inutile scrive:

    In un’intervista che uscira’ domani sul Foglio, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiega perche’ il governo non fara’ mai una patrimoniale, critica le proposte di Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo e spiega da dove ripartira’ l’esecutivo per favorire la crescita e le liberalizzazioni necessarie al paese.

  8. vittorio scrive:

    x inutile
    Sarà interessante leggere cosa dice Berlusconi in merito perchè effettivamente sono uscite diverse voci ultimamente.
    Ma più che sulla patrimoniale le voci si sono rincorse su un possibile aumento della tassazione dei capital gain (fondi, azioni, obbligazioni, polizze vita) dal 12,5 al 20%. Per esempio alcuni articoli del quotidiano MF dicevano che secondo “indiscrezioni” Tremonti sarebbe intenzionato a cedere alle pressioni di sindacalisti e della sinistra.
    Visto che alcune settimane fa è passata una mozione a firma congiunta di Cicchitto, Bersani e Tabacci che chiede di aumentare le tasse in tal senso, mi sembra che francamente ci sia da preoccuparsi.
    Una tassazione permanente di questo tipo sul risparmio è molto peggio di una patrimoniale o delle tasse sulla casa: i capitali liquidi sono mobili e chi finirà per pagare sono quelle famiglie del ceto medio che non hanno i mezzi per permettersi una residenza a Montecarlo o per costruire società offshore schermo.
    Direi a Cicchitto e a Tremonti di stare attenti perchè è sul terreno fiscale che il PdL può veramente rischiare. Non rischia certo per le stupidaggini su Ruby che al massimo servono solo ad alimentare l’isterismo bigotto della sinistra.

  9. vittorio scrive:

    x inutile
    Per esempio guarda qui: “http://www.asca.it/news-FISCO__FASSINA(PD)_A_BERLUSCONI__DA_NOI_NESSUNA_PROPOSTA_DI_PATRIMONIALE-985184-ORA-.html” .
    Fassina dice che il PD non ha proposto nessuna imposta patrimoniale e fa riferimento alla proposta del PD contenuta nella mozione passata a maggioranza alla camera. In quella mozione (firmata da Bersani, Tabacci e Cicchitto (!)) si auspica un aumento delle tasse sul capital gain al 20%. Quest’ultima è una imposta patrimoniale da qualunque punto la si voglia guardare.
    A parte la faccia tosta di Fassina e la sua tendenza a ciurlare nel manico, rimane il fatto che ci sono le voci di stampa e c’è la mozione firmata da Cicchitto. E oltre a tutto questo c’è anche il pressing di sindacalisti e confindustria che premono affinchè si alzino le tasse sul risparmio degli italiani in modo da creare gettito da “riutilizzare”.
    A mio parere il gioco del PD è forzare Tremonti ad alzare le imposte in modo da colpire il ceto medio. Per ovvi motivi.

  10. Vittorio Vezzola scrive:

    Tremonti parla di rigore ma il disavanzo galoppa. Sono d’accordo con Alberto Michelis, rispetto alla sua lista aggiungerei un punto al primo posto:

    1. Attuare una serie di liberalizzazioni per accelerare la crescita.

  11. libertyfighter scrive:

    Grandissimo articolo Pier!

  12. inutile scrive:

    Vittorio è più chiaro oggi?
    Visto i rapporti che avete con Generazione Italia, pubblicate questo articolo anche sul loro sito?

  13. vittorio scrive:

    x inutile
    Francamente no. Il fatto è che Berlusconi nega la possibilità di una patrimoniale una tantum. Ma questo non vuol dire che non siano allo studio altre forme di patrimoniali come l’innalzamento delle tasse sui capital gain o sulle rendite da risparmio. Come ho indicato prima secondo me queste soluzioni sarebbero ancora peggio della patrimoniale una tantum.
    Come ti ho detto il parlamento ha approvato una mozione bipartisan a riguardo. Una mozione non significa nulla, perchè alla fine la riforma fiscale sarà decisa da Berlusconi e Tremonti. E io sono abbastanza sicuro che Berlusconi non voglia suicidarsi elettoralmente. Però i dubbi rimangono vuoi per quelle indiscrezioni riportate da alcuni quotidiani come MF, vuoi per la mozione stessa, che magari è solo carta straccia, ma è pur sempre una mozione.
    P.S.: a scanso di equivoci, io non ho nessun rapporto nè con libertiamo, nè tantomeno con generazione italia.

  14. inutile scrive:

    Si vittorio però la dichiarazione su IL FOGLIO diciamo che qualche nuvola la leva e comunque ci mette la faccia a fare certe affermazioni che speriamo come dici tu si concretizzino.
    Si lo so perfettamente che non hai legami con libertiamo, non son stato chiaro scusa, l’invito a pubblicare questo articolo su generazione italia era rivolto ai responsabili di libertiamo che spesso appaiono anche nell’altro sito.
    Speriamo

  15. daniele burzichelli scrive:

    La tassa sul patrimonio non è uno scandalo (esiste in tutti i paesi del mondo tranne che in Italia e non è affatto una cosa illiberale).
    Ha un senso se serve a riequilibrare in modo stabile il prelievo fiscale fra proprietà e reddito da lavoro (incluso quello d’impresa).
    Anzi, da questo punto di vista è auspicabile (se contestualmente si alleggerisce il prelievo sul lavoro e l’impresa) come strumento di politica fiscale che privilegi la produttività e penalizzi l’impiego non produttivo del capitale.
    Se, invece, serve come prelievo una tantum per pagare il debito pubblico (e ricominciare il giorno dopo a spendere come e più di prima), è una cosa del tutto inconcepibile.
    Lo Stato, prima di procedere a ingiustificati espropri, dovrebbe quantomeno vendere il suo patrimonio disponibile (si abbatterebbe il debito di almeno 20 punti) e fissare limiti costituzionali al debito pubblico (incluso quello degli enti territoriali).
    A queste condizioni (compresa quella della riduzione dell’imposizione sul reddito da lavoro e d’impresa), si può tranquillamente discutere di patrimoniale, che, ripeto, è persino auspicabile.
    Diversamente, la proposta della patrimoniale sarà un terribile boomerang per i suoi vari sostenitori attuali (come Veltroni e Amato).
    Però trovo molto provinciale e italiota questo atteggiamento di scandalo verso l’ipotesi di una patrimoniale (alle condizioni che ho detto).
    La patrimoniale esiste in tutti i paesi del mondo (tranne l’Italia), inclusi UK, USA e gli altri templi del liberismo.
    A meno che non stiamo parlando di un liberismo tutto italiano (fondato sull’abolizione di tutte le tasse e, in genere, di tutte le regole).
    Ma non lo chiamerei liberismo.
    Si tratta di anarchia (per la quale siamo già famosi in tutto il mondo).

  16. vittorio scrive:

    x Burzichelli
    Da quello che capisco dal suo intervento, lei è favorevole a tassare rendite e capital gain (patrimoniali permanenti) ma non è favorevole a una patrimoniale una tantum.
    A mio parere qualsiasi tipo di patrimoniale è illiberale, in quanto si tratta di un’agressione dello stato nei confronti della proprietà privata.
    Detto questo la sua posizione è doppiamente incomprensibile. Perchè tutto sommato la patrimoniale una tantum è preferibile a quelle permanenti, per motivi che ho già citato ma che ripeto volentieri.
    1: Una tassazione una tantum con uno scopo preciso volto a ridurre il debito ha una finalità diretta e trasparente. Tassazioni ricorrenti invece finiscono invariabilmente per finanziare la solita spesa pubblica corrente.
    2: Imposte di natura patrimoniale permanenti sono più subdule perchè erodono il risparmio delle famiglie in modo più occulto. La patrimoniale una tantum invece è evidente e quantificabile nella sua spiacevolezza: ma è almeno trasparente.
    3: Le patrimoniali una tantum è più probabile che vengano pagate da tutti. Tassazioni come quella sulle rendite e sui capital gain vengono pagate soltanto da quei ceti che non hanno i mezzi per spostare la propria residenza a Montecarlo o che non sono in grado di costituire società holding site nei paradisi fiscali. In altre parole queste tassazioni ricadono in genere sui piccoli risparmiatori. Non a caso nel dibattito di questo giorni Confidustria ha mostrato una feroce opposizione alle ipotesi di patrimoniali una tantum che inevitabilmente colpirebbero asset societari ed immobiliari. Invece il club confindustriale assieme ai sindacati è assolutamente favorevole ad aumentare le tasse sui capital gain e sulle rendite proprio perchè queste sono pagate soltante dalle famiglie del ceto medio.
    4: Le tassazioni patrimoniali permanenti fanno fuggire i capitali molto più di quanto non facciano le una tantum fra capo e collo. La Svizzera ha una fiscalità che non tassa i capital gain e grazie a questa fiscalità riceve in modo ricorrente flussi positivi di capitali e di persone che contribuiscono alla crescita economica del tessuto elvetico. Tassare le rendite e i capital gain oltre ad essere un danno per il risparmio delle famiglie, è anche un ingente danno all’economia italiana.
    La sua posizione, signor Burzichelli, è quindi incomprensibile.
    Le uniche forze a cui queste tasse piacciono sono i sindacalisti, la confindustria e molte forze politiche: i grandi utilizzatori della spesa pubblica italiana. Dire che queste tasse si accordano al liberismo è una cosa che fa ridere i sassi.
    E non è certo un buon segno che il terzo polo di Casini nasca sotto l’insegna del tassa e spendi.

  17. daniele burzichelli scrive:

    Caro Vittorio,
    le imposte patrimoniali esistono ovunque e affiancano, anche nei paesi liberali, le imposte sui redditi.
    Ovviamente è del tutto lecito discutere sulle modalità in cui la tassazione (partimoniale o sul reddito) debba avvenire.
    Io cercavo solo di fare un discorso obiettivo di carattere generale, tenendo conto della realtà inconfutabile delle cose (le imposte patrimoniali esistono ovunque, anche il più liberista degli Stati ha bisogno di un minimo di prelievo fiscale; nessun pensatore o economista liberista direbbe o ha mai detto che le imposte sul reddito vanno bene e quelle sul patrimonio no).
    Se poi, siccome Lei è proprietario di qualche casa o ha investito i suoi risparmi in borsa, dobbiamo dire che la tassazione sul patrimonio è assolutamente inconciliabile con qualsiasi forma di liberismo, lo possiamo benissimo fare.
    Però non scordiamoci che non è vero e che http://www.libertiamo.it non è la sede giusta per minuscole recriminazioni di tipo personale (si tratta di un sito in cui si parla di politica in generale).

  18. vittorio scrive:

    Caro Burzichelli,
    le posso assicurare nel modo più assoluto che le mie non sono recriminazioni di natura personale. Inoltre mi permetta di obiettare che la sua realtà inconfutabile delle cose (realtà inconfutabile!) mi sembra alquanto traballante.
    Io ho esposto motivi assolutamente politici e razionali in base ai quali la tassazione delle rendite e dei capital gain sono quanto mai inopportune soprattutto in contesto liberale e liberista. Tassazioni di questo tipo finiscono anche per essere inique dal punto di vista sociale. Non è un caso che confindustria sia favorevole a tassare il risparmio dei ceti medi: queste tasse non vanno a colpire i patrimoni degli Agnelli o dei De Benedetti; e neppure di quei furbi con la residenza a Montecarlo. Vanno solo a colpire i piccoli risparmiatori.
    Inoltre non è affatto vero che in tutti i paesi esistono tasse sulle rendite e sui capital gain. In Svizzera i capital gain non sono tassati e questo incentiva l’afflusso di capitali e di persone. E non è un caso che la qualità della vita nella confederazione elvetica sia molto più alta che in Italia.
    E’ vero che anche in altri paesi occidentali i capital gain vengono tassati. Ma negli Stati Uniti, per esempio attualmente c’è un range di aliquote cha va dal 5 al 15%. Se adottassimo questa scaletta di aliquote al posto di quella flat al 12,5% il gettito per lo Stato italiano sarebbe assai probabilmente inferiore a quello attuale. Inoltre gli Stati Uniti non vengono considerati modelli di liberismo: anzi le critiche che i liberisti e i tea party fanno al sistema americano troppo statalista sono spesso sferzanti. Nazioni come la Svizzera sono modelli di liberismo molto più adeguati di quanto non siano gli Stati Uniti.
    In tutti i paesi in cui ci sono tasse patrimoniali di questo tipo (USA, UK, Francia, Germania, Italia) esiste un problema comune: la fuga di capitali e persone verso quei paesi che non sono tanto stupidi da imporre queste tipo di vessazioni sulla proprietà privata. Quando la sinistra e Casini propongono questa tipologia impositiva non fanno altro che favori alle banche monegasche ed elvetiche.
    Questa tassazione produce soltanto danni. E ha anche un effetto recessivo perchè ormai in Italia il risparmio privato ha anche una funzione previdenziale. Ridurre i tassi reali con aumenti impositivi ho il sospetto che produca effetti depressivi perchè obbliga le persone a risparmiare ancora di più.
    Una fiscalità come quella elvetica per l’Italia sarebbe l’ideale: nessuna tassa sulle attività finanziarie e tasse immobiliari gestite dalle amministrazioni locali. Questo è l’unico modo per competere con paesi come la Svizzera. Le soluzioni della sinistra e del cattosocialista Casini ci fanno invece competere solo con il terzo mondo: propongono un paese di proletari attaccati alla catena di montaggio e asserviti a un’elite di baroni confindustriali con holding lussemberghesi. Posso capire che a Casini questo vada bene, visto che suo suocero si chiama Caltagirone. Ma a me non piace di sicuro.
    Forse, caro Burzichelli, piuttosto che ribadire l’inconfutabilità delle sue affermazioni e rimproverarmi di fare minuscule recriminazioni personali farebbe meglio ad entrare nel merito delle mie critiche.

  19. daniele burzichelli scrive:

    Caro Vittorio,
    Lei parla di “tassazione delle rendite e dei capital gain”, ma le rendite e i guadagni sul capitale sono redditi (sebbene prodotti dal patrimonio o dal capitale).
    Quindi lei sta parlando di tasse sul reddito (non si tratta di reddito da lavoro, ma ma sempre reddito è).
    L’Irpef che si paga sulle case e sui terreni è un’imposta sul reddito (è reddito figurativo, ma è sempre reddito).
    L’Ici, invece, è una tassa patrimoniale.
    Io non ho contestato le sue affermazioni sul fatto che le rendite e i capital gains è meglio non tassarli.
    Ho solo detto che tutti i paesi del Mondo (inclusi quelli tradizionalmente liberisti) hanno imposte patrimoniali (che sono una cosa diversa dalla tassazione delle rendite e dei capital gains) e che le imposte patrimoniani non sono illiberali (anzi, se servono a ridurre la tassazione sul reddito di lavoro e di impresa costituiscono un’opportuno strumento di politica fiscale per incentivare l’operosità e disincentivare l’impiego non produttivo del patrimonio e del capitale).
    Su questo discorso della patrimoniale stanno sorgendo un sacco di equivoci e si sta facendo un sacco di confusione.
    E’ ovvio che la proposta di Amato è delirante.
    Ma una bella patrimoniale per alleggerire il carico fiscale su chi produce ricchezza (lavoratori autonomi, lavoratori subordinati, imprenditori) non sarebbe affatto male.

  20. io le tasse su risparmi mobili e liquidi le potrei accettare però ho bisogno di chiarimenti:

    1) mi devono assicurare che pagati i debiti statali , poi non si ricomincia daccapo a spendere. Altrimenti ci ritroviamo con il debito pubblico e neanche i risparmi privati stavolta.

    2) se si tassano le transazione finanziarie eccettera…. poi come si fa perchè ciò non si faccia la fine del paziente dal dentista , dove l’iva gira e rigira ricada nuovamente sul paziente.

    3) ma tutti quegli italiani che sono proprietari di immobili in montagna od al meridione, emigrati in città e/o al nord andrebbero a pagare tasse su una proprietà che non possono sfruttare? non bastano le imposte che già vi pagano?
    e mica sono beni di lusso quelle case, sono eredità familiari con scarso valore economico … non basta che si è dovuta ricomprare casa a nord/città , ora bisogna anche pagare un’alta corvee alla propria origine in territori non sviluppati?!

  21. vittorio scrive:

    x Burzichelli
    La tassazione sui capital gain è una tipica imposta patrimoniale. Non tassa il reddito ma la rivalutazione del bene. Per esempio la recente patrimoniale proposta da Capaldo e ripresa da Veltroni è una tassa dal 5 al 20% sul plusvalore che un immobile ha accumulato nel corso degli anni.
    La tassazione sulle rendite (rendite da crediti: cedole di titoli di stato e obbligazioni) sono anch’esse riconducibili finanziariamente a una tassa patrimoniale una tantum.
    Probabilmente gli unici redditi che gli strumenti finanziari producono sono quelli legati ai dividendi, parimenti tassati in Italia al 12,5%. Tuttavia questa tassazione è solo una parte del reddito di impresa. Gli utili di un’azienda vengono prima tassati a livello aziendale (35-45%) e poi vengono tassati una seconda volta al momento della distribuzione agli azionisti (12,5%). In totale fa una tassazione già piuttosto elevata.
    Dal suo discorso non capisco bene che cosa lei intenda per patrimoniale. Mi pare di capire, ma mi corregga se sbaglio, che lei con patrimoniale intenda l’usuale tassazione sugli immobili, quella che noi chiamiamo ICI. In pratica una tassa non troppo elevata e ricorrente gravante sui beni di una persona. E’ questo che lei intende? Se è questo, allora sì è vero che questo tipo di patrimoniali è in uso in altri paesi e anche in Svizzera, paese che prendo spesso a riferimento. Solo che in Svizzera è gestita dagli enti locali e in Svizzera non esistono patrimoniali come le tasse sui capital gain per evitare gli effetti controproducenti dovuti alla mobilità dei capitali. Ma allora lei cosa sta invocando? Una ici più elevata e magari estesa alle attività finanziarie? E’ un’altra novità ancora.

  22. daniele burzichelli scrive:

    I capital gain (o plusvalenza mobiliare) e le plusvalenze immobiliari sono considerati redditi dal nostro legislatore (e, infatti, sono disciplinati dal Testo Unico delle Imposte sui REDDITI).
    Le imposte patrimoniali sono quelle dovute semplicemente perchè si è propietari di un bene mobile o immobile (e non perchè si è conseguito un guadagno, tramite plusvalenza, sul quel bene mobile e immobile).
    Io non voglio (ovviamente: mica sono matto) una patrimoniale sul denaro o sui titoli.
    Io sollecito una patrimoniale sugli immobili.
    L’Ici è una patrimoniale, ma il suo gettito è minimo, sia perchè non si paga sulla prima casa, sia perchè il suo importo è modesto.
    Sarebbe auspicabile una patrimoniale sugli immobili più consistente, da affiancare a una riduzione delle imposte sul reddito e sul lavoro.
    Così chi ha un reddito medio o medio-basso e nessuna casa (o solo una casa) ci guadagnerebbe e chi ha un reddito medio-altro e tre, quattro o cinque case ci perderebbe.
    Quello di cui parlo io non c’entra niente con gli espropri proletari che propone Amato.
    Si tratta solo di una redistribuzione del carico fiscale fra proprietà e lavoro in armonia con quello che succede in tutto il resto del mondo: l’Italia è l’unico paese dell’orbe terracqueo a non avere una patrimoniale (o meglio ad averne mezza, visto che l’Ici non si paga sulla prima casa).

  23. vittorio scrive:

    x Burzichelli
    Se si trattasse di introdurre un sistema fiscale come quello Svizzero sarei d’accordo , perchè è un sistema intelligente: nessuna tassa sui capital gain a livello federale e tasse sugli immobili gestite dalle autorità locali. Se si fa in modo di rendere l’Italia un paese attraente fiscalmente per le persone come è la Svizzera, l’insediamento di nuovi soggetti con ampia capacità di consumo stimola l’economia e l’afflusso di capitali beneficerebbe il sistema bancario. Tutto l’indotto dei servizi alla persona ne avrebbe benefici. Ma in Svizzera le tasse sulla prima casa non sono state tolte. In questo modo le nuove residenze vanno a contribuire direttamente alle finanze delle amministrazioni locali creando un ulteriore circolo virtuoso. Per replicare più fedelmente il modello svizzero è probabile che sarebbe necessario ripristinare l’ici sulla prima casa. Una riforma di questo tipo sarebbe comunque un disegno organico e con una sua razionalità intrinseca.
    Però non sono d’accordo su discorsi che parlano di nuove imposte ricorrenti svincolate dal contesto come soluzioni al forte indebitamento dello stato italiano. Le entrate ricorrenti rischiano di essere utilizzate per finanziare nuova spesa corrente. Piuttosto meglio le una tantum trasparenti (anche al limite come quella di Capaldo) e con una finalità precisa. E in ogni caso prima di parlare di nuove imposte sarebbe il caso di ridurre la spesa pubblica.
    P.S.: sul concetto di patrimoniale non voglio questionare più di tanto, perchè in fondo si tratta, mi pare solo di una definizione. Io ho sempre saputo che le tasse sui capital gain e sulle plusvalenze in genere afferiscono alla tipologia delle imposte patrimoniali. Poi comunque uno le classifichi come vuole. Quello che conta è la sostanza.

  24. Simone Berti scrive:

    complimenti alla posizione di daniele burzichelli. Sottoscrivo in pieno. Da liberale mi costa un pò condividere tesi pro-patrimoniale però realisticamente mi sembra che l’ipotesi di una patrimoniale immobiliare in concomitanza con una riduzione delle tassazione sui flussi reddituali sia auspicabile. L’eliminazione dell’ici sulla prima casa è stata una follia populista del solito signore del bunga bunga.
    In ultimo noto un pò di confusione in Vittorio sul concetto reddito e di patrimonio e relativo assoggettamento a tassazione ma il dibattito è giusto che resti politico e non tecnico.

  25. vittorio scrive:

    Ribadisco che la questione se una certa tassa sia della tipologia patrimoniale o non lo sia non è fondamentale. Però faccio notare che se le tasse sui capital gain cioè sulle plusvalenza di titoli mobiliari non sono tasse patrimoniali, allora anche la tassa proposta da Pellegrino Capaldo di cui sopra non lo è. Quest’ultima prevede una tassazione fino al 20% delle plusvalenze latenti accumulate nel corso degli anni dalle proprietà immobiliari. Quindi è in tutto e per tutto una tassa sulle plusvalenze, mi pare.
    Le tasse sulle plusvalenze patrimoniali le ho sempre considerate tasse patrimoniali, magari sbagliando nella semantica. Però sembrerebbe che non sia il solo.

  26. inutile scrive:

    Certo che ora allearsi con D’Alema fa presupporre che la patrimoniale proprio non spiaccia a quelli del FLI

  27. Alberto scrive:

    Identificare tutti coloro che hano realizzato i maggiori profitti,in questi ultimi dieci anni e fare in modo che paghino loro,in modo proporzionale,seppure in tre anualità, per il soddisfacimento di tutto il debito publico

  28. Dario scrive:

    perchè partendo dalla redistribuzione del reddito, si può rilanciare l’economia. Perchè piuttosto che fare tagli all’istruzione, alle infrastrutture, o tassare chi a stento arriva a fine mese…si tasserebbero i ricchi… quelli a cui qualcosina in meno non li fa di certo smettere di arrivare a fine mese.
    Non continuare a parlare di tassa su una casa che uno si suda…eccc…la patrimoniale non graverebbe sulla prima casa…ma su valori immpobiliari al di fuori di quella e magari sulle azioni finanziarie….bhè non certo su chi poverino non può arrivare a fine mese!!!

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