Ossessione Pil(u)

di LUCIO SCUDIERO – Uno,  più uno virgola quattro, corretto meno zero virgola uno. Uguale due virgola tre in due anni. Questo e il prossimo. Che sommati ai decimi scarsi di crescita del 2010 non fanno la metà dei quasi 7 punti percentuali di Pil persi dal Paese tra il 2008 e il 2009. Bingo. Il debito pubblico, al contrario, è sempre più in salute e si invola verso la fatidica soglia del 120 per cento di ricchezza nazionale. Son soddisfazioni: champagne! E la settimana scorsa sono aumentati i redimenti sui titoli di Stato nazionali, insieme a quelli di Belgio e Spagna.

Ma non preoccupatevi, ché non sentirete una parola al riguardo da parte del circo equestre della politica nazionale. Eccetto quelle del Capo dello Stato, s’intende, unico ad aver ammonito ieri che è necessario “forzare la crescita”  le cui stime sono “al di sotto delle nostre esigenze”. Unico ad aver denunciato, nientemeno che nel messaggio di fine anno, l’immoralità, anche generazionale, del nostro debito pubblico. E della politica che lo nutre. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale. Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente (…)”.  

Ad oggi, tolti gli avanzi putrescenti degli scandali connessi alle vicende giudiziarie del premier, l’unica pietanza seria sul piatto della politica italiana è il federalismo fiscale. La cui declinazione di dettaglio è però al momento piuttosto indigesta, risolvendosi in un accrocchio centralista di ridefinizione dei criteri di ripartizione del gettito condito di molta confusione e troppe tasse.

Per cui, se la crescita asfittica del Paese non lascia presagire nulla di buono sul piano della sua competitività e della sua tenuta sistemica, il federalismo fiscale made in Lega Nord rischia di introdurre un’alchimia letale nel funzionamento del rapporto tra i diversi livelli di governo.

Oggi la Lega Nord, che non ha preoccupazioni di sorta rispetto alla caduta degli dei che investe il sistema politico italiano, ha in mano una fiche per rilanciare la posta in gioco e fare un federalismo reale con le forze più responsabili del Terzo Polo. Da quelle parti nessuno farebbe mancare collaborazione. Il Pidielle ha altro a cui pensare, chiuso a testuggine nella difesa tetragona del capo.

Sbrigata la pratica federalista, questo Paese deve trovare, e pure in fretta, la strada di una crescita sostenuta. Di cui l’intera classe dirigente, se fosse tale, avvertirebbe l’ossessione quotidiana, immaginando il ticchettìo del contatore del debito che cresce minuto dopo minuto, le derapate delle aziende italiane in fuga verso il mondo e la snobberia delle straniere che in Italia non mettono piede, lo scricchiolio delle fondamenta sempre più consunte dei patrimoni privati.

Serve un PdP. Un Partito del PiL, con l’ossessione della crescita. Quello du Pilu c’è già e la sua ossessione è diventata collettiva.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

6 Responses to “Ossessione Pil(u)”

  1. vittorio scrive:

    L’ossessione per il PIL nasconde una malattia mortale: il socialismo. Quando i governi cominciano ad intervenire sull’economia con stimoli alle aziende pagati dal contribuente non si fa altro che creare spesa pubblica, debito e tasse. Le politiche concertative e corporative uscite dai tavoli a cui erano seduti sindacati, industriali e politici (di destra e sinistra) hanno prodotto il disastro attuale del debito e della stagnazione. Quindi meglio stare alla larga dai partiti del PIL.
    L’ideale sarebbe un governo liberista che smantelli l’intervento statale nell’economia e quindi anche la spesa pubblica. Ma è meglio un governo che non faccia nulla piuttosto di un governo socialista. Quindi, se vogliamo metterla così, meglio il partito del PILU che il partito del PIL.

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Vittorio, grazie delle precisazioni. Non sia mai che qualcuno intendesse il mio articolo su Libertiamo.it come un invito all’interventismo da parte del Governo. D’altra parte quello in carica è un Governo interventista e socialista pressochè su tutto; Bunga Bunga e Pilu ne sono una evidente dimostrazione.

  3. vittorio scrive:

    Prego, sono contento di aver contribuito alla chiarezza.

  4. Gianmarco scrive:

    Io penso che sarà molto difficile mettere in carreggiata l’andamento del debito. Ho provato a tastare il terreno con alcuni conoscienti. Tutti si sentono incolpevoli. Non pensano che queste pensioni, le sovvenzioni delle CCIAA alle imprese, welfare troppo magnanimo, ecc, ecc (la lista è lunga) contribuiscono a creare debito pubblico. Si risolvono il problemi dicendo che sono stati i politici a crearlo.

  5. luigi zoppoli scrive:

    La mancata percezione della drammaticità della situazione delle pubbliche finanze è discendente diretta del monopolio mediatico e di una stampa mediamente confomista e dilettantesca. D’altronde, rappresentare al paese, all’opinione pubblica la situazione e la necessità di porvi rimedio è proprio della politica. Politica non c’è con un PdL impegnato a serrare le fila intorno al bungabunga dell’ometto di Arcore e la Lega a carrettino disposta ad n federalismo che fa ridere e piangere per essere una follia di farragine ed a rischio peggioramento dell’imposizione fiscale.

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