Tasse, se le conosci le detesti

– Sono stati diffusi in questi giorni i risultati di una ricerca realizzata del Censis sul rapporto tra cittadini e sistema tributario.
I dati confermano una generica percezione di un fisco troppo esoso; per l’81,1% degli intervistati, infatti, le tasse risultano troppo alte, mentre oltre un contribuente su tre (il 36,2%) giudica ingiusto l’attuale sistema fiscale.
Tuttavia, al di là di questi dati generali, quello che colpisce maggiormente è la graduatoria delle tasse più “indigeste” che emerge da questo studio.

Secondo il 47,3% degli intervistati la tassa più sgradita ai nostri concittadini è il canone RAI, seguita dal bollo auto (14,5%), dall’ICI (12,7%) e dalla tassa sulla nettezza urbana (12,1%), mentre l’IRPEF (11,6%) si colloca solamente al quinto posto, dietro a tutte le imposte precedenti.
Questa classifica è molto significativa e dovrebbe essere l’oggetto di una riflessione approfondita e non solamente di una mera registrazione statistica.
Perché la gente odia così tanto il canone RAI e non prova invece lo stesso sentimento di avversione – che so – per il fatto che parte dei propri soldi vadano al Fondo Unico per lo Spettacolo o ai finanziamenti alla pro loco?
E perché alla gente stanno antipatici il bollo auto o la tassa sulla nettezza urbana più che la frazione delle loro tasse che va a finanziare l’Istituto Agronomico per l’Oltremare, l’Ente Italiano della Montagna, l’Opera Nazionale dei Figli degli Aviatori e l’Ente per le Ville Vesuviane?
La risposta non è difficile. Le tasse detestate dalla maggior parte delle persone sono quelle visibili, quelle che la gente paga in modo esplicito togliendosi i soldi di tasca.
L’impatto psicologico di dover mettere mano al portafoglio, da un lato, dà una percezione immediata del fatto che quanto lo Stato offre è davvero finanziato con il denaro della gente, dall’altro conduce ad una considerazione più critica della qualità (e dell’effettiva utilità) dei servizi offerti.
Così, sono in parecchi a destra come a sinistra ad essere infastiditi dall’idea di dover pagare il canone RAI, perché “questa RAI non vale i nostri soldi”. Invece sono molti meno quelli che giungono alla conclusione che “questo cinema italiano non vale i nostri soldi”,  che “questa gestione del patrimonio artistico e culturale non vale i nostri soldi” o che “questa scuola pubblica non vale i nostri soldi”.

I dati più recenti mostrano come l’Italia sia ormai il terzo paese al mondo per pressione fiscale in rapporto al PIL ed il primo in assoluto per pressione fiscale effettiva cioè rapportata al PIL non sommerso, quello sul quale insistono le imposte.
La vera ragione per la quale gli italiani, al di là di un’insofferenza di maniera, all’atto pratico restano tolleranti verso un fisco così vorace è che, con pochissime eccezioni (come appunto il canone RAI o le tasse sui rifiuti), il sistema di prelievo è strutturato con l’obiettivo di occultare agli occhi del cittadino la destinazione delle tasse ed i veri costi della macchina pubblica.
Questo avviene sia negando al contribuente un breakdown trasparente delle tasse pagate in effettive voci di spesa, sia attraverso il meccanismo del sostituto d’imposta che sembra fatto apposta per alimentare in una larga porzione del paese l’illusione della gratuità dei servizi statali.

Nei fatti un lavoratore subordinato ha una percezione concreta esclusivamente del “netto” e tende ad attribuire la sua entità alle sole dinamiche di negoziazione individuale e collettiva con il datore di lavoro. Di conseguenza in molti casi i dipendenti si sentono persone dallo stipendio basso, bisognose dei servizi resi disponibili dallo Stato e – va da sé – colpite da qualsiasi tentativo di ridurre tali servizi, fosse anche per efficientare il sistema.
Sono invece sovente indifferenti alla questione della riduzione delle imposte, per la semplice ragione che non hanno la reale sensazione di pagarle – quando invece secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate pagano più tasse degli stessi lavoratori autonomi.

La mancanza di trasparenza del sistema tributario è naturalmente strategica per la classe politica, in quanto fa sì che i contribuenti non possano esprimere nessun giudizio analitico sul modo in cui sono spesi i loro soldi e che debbano accontentarsi del generico assunto che le tasse siano – per usare le parole di Padoa Schioppa – “un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili”.
Al tempo stesso la possibilità di giocare sul mix tra tasse visibili e tasse meno visibili consente a chi governa di fornire all’occorrenza agli elettori l’illusione che le imposte stiano scendendo. E’ il caso dell’attuale premier che grazie ad alcune mosse ad effetto quali l’abolizione della tassa di successione e dell’ICI sulla prima casa si è potuto guadagnare un’immeritata patente di amico dei contribuenti – indipendentemente dal fatto che sotto i suoi governi la pressione del fisco si sia nel complesso accresciuta.

Sarà impresa improba rilanciare un processo di riduzione della presenza dello Stato e della mediazione politica, se non si lavorerà prima per diffondere in questo paese una vera consapevolezza fiscale. Questa è senz’altro una delle sfide culturali che ci attendono nell’immediato futuro.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

10 Responses to “Tasse, se le conosci le detesti”

  1. Luca Pozzoni scrive:

    Ottime riflessioni! Basterebbe una tax card sulla quale far confluire tutti i dati relativi a prelievi di natura fiscale.

  2. Marcello M scrive:

    OTTIMO ARTICOLO MARCO.. e ottima osservazione… E’ proprio così. La prima battaglia che noi liberali dovremmo fare è per una completa trasparenza dei costi dello stato. Innanzitutto abolizione del sostituto di imposta. Poi un bilancio pubblico consultabile su internet in modo facile e immediato.

  3. Paolo Luchessa scrive:

    Le detesti anche se non le conosci! Il sostituto di imposta prima di essere iniquo é anticostituzionale (se sono dipendente non posso evadere, se autonomo ci posso provare). In Italia l’evasione fiscale é un atto di legittima difesa! Il cosiddetto canone RAI non é un canone ma una gabella annua sulla propretá di apparecchi visivi. Idem la cosiddetta tassa di circolazione. Peró siccome abbassare le tasse presupporrebbe abbattere la spesa pubblica, e quando ci si prova il paese si ribella (tutti d’accordo a tagliare, purché si tagli “quello degli altri”)non lamentiamoci. Il problema non é l’ovile. Il problema é essere pecore. Meditate beeeeee, gente, beeee meditate……

    Paolo Luchessa – Milano

  4. antonio scrive:

    le tasse non piace pagarle a nessuno…è una banalità..ma quello che indigna i contribuenti è vedere come vengono sperperati i loro soldi..senza dare servizi minimamente efficienti.Basta e avanza quello che tutte le sere ci mostra Striscia la notizia..senza che poi cambi mai niente veramente!

  5. GrazianoP scrive:

    A mio parere l’abolizione del sostituto d’imposta e il perseguimento della massima trasparenza sull’ammontare delle tasse pagate e sul loro utilizzo dovrebbe essere ai primissimi posti – se non al primo posto – nel programma di qualunque movimento che si dica liberale, come propedeutico a tutti gli altri.

  6. marco fabio garozzo scrive:

    Condivido ciò che ha lucidamente espresso Marco Faraci. Aggiungo che se è verissimo che la percezione del peso delle tasse e della loro iniquità è, per forza di cose, forte sulle voci visibili (ICI, canone RAI, ecc), se è verissimo che la figura del sostituto d’imposta è funzionale allo scopo del fisco di occultare le voci più importanti, c’è anche una avversione, secondo me morivata, verso le tasse sulla proprietà della casa e del ricevitore TV. Sono tasse che colpiscono il cittadino sol perchè possiede qualcosa, non perchè stia fruendo di un servizio pubblico .. e questo fa, diciamo così, incavolare un pò.

  7. caso scrive:

    io non voglio pagarle, non vedo perchè debba dare i miei soldi ad altre persone o perchè altri debbano darmi i loro soldi.
    voglio solo essere lasciato in pace, al massimo posso dare un 5% per la sicurezza…..
    nessuno può prendersi le mie cose, le difenderò con la vita

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] This post was mentioned on Twitter by FLI ROVIGO and Gi_Rovigo, Marco Faraci. Marco Faraci said: Tasse, se le conosci le detesti | di Marco Faraci | Libertiamo.it http://t.co/8RC32iq via @AddThis […]

  2. […] i lavoratori dipendenti non si rendono conto del peso delle tasse. cmq io sono d’accordo con la proposta di Romani: far pagare il canone con l’allacciamento della corrente salvo disdetta dell’utente stesso che dichiari di non avere tv così si porrà fine ad un’ evasione troppo diffusa. […]

  3. […] link: http://www.libertiamo.it/2011/01/25/tasse-se-le-conosci-le-detesti/ […]