– “Governare non è riformare, ma amministrare”. Affermazione impegnativa, questa pronunciata da Berlusconi al Presidente di Confindustria. Emma Marcegaglia – riportano le cronache –  si era premurata di telefonare ieri sera al Premier per rassicurarlo del fatto che le accuse lanciate al governo il giorno prima a Che tempo che fa non intendevano essere  un attacco all’esecutivo. Marcegaglia, insomma, parlava in astratto. Giammai di questo Premier. Giammai di questo Governo, ché anzi, secondo la leader degli industriali, sta lavorando benone.

Infatti se governare non è riformare, se anzi è solo amministrare va dato atto a Berlusconi di aver governato benissimo in questa decade al potere. Non ha cambiato il paese di una virgola, ha garantito il mantenimento del vischiosissimo status quo. Ha contribuito alla tenuta di fronte agli attacchi del velleitarismo riformatore di quegli usi e costumi così strutturalmente malsani eppure così cari all’italica gens. Lo Stato che si gonfia, la libertà individuale che si restringe. Tanto è tutta una finzione perché in Italia, si sa, non vuole cambiare niente (quasi) nessuno.

Certo, Berlusconi adesso dovrà spiegarlo a quelli che con lui – e assai prima di Cetto – inneggiavano al “nuovo che avanza”. Ma anche qui è il genio del Cavaliere. Seppellire il baule dei suoi fallimenti e mandare alle fiamme l’icona innovatrice. Dare costrutto al nulla di fatto, motivandolo con spregiudiucata quanto corposa dovizia politologica. La nuova parola d’ordine, da adesso, è amministrare, non più riformare. Andreottionamente, un capolavoro.