– Libertà, uguaglianza, meritocrazia e dunque giustizia sociale. I propositi con cui Futuro e Libertà si è messo in moto non potevano essere migliori, ed è un bene primario alimentarli perché non si affievoliscano mai. E a proposito di “uguaglianza”, come siamo messi in Italia?

A giudicare da certi atteggiamenti che una certa propaganda erige quasi a “modello etico”, sembra che la situazione sia delle peggiori. Partiamo solamente dal presupposto che c’è chi è convinto che si possa tollerare alcuni e non tollerare altri. Si possono tollerare politici compromessi, ma non si può tollerare un immigrato che scappa da un paese in guerra o colpito da una carestia e che magari cerca di inviare qualche soldo alla famiglia con un lavoretto in Italia. E’ il classico tranello occidentalista (ma non per forza occidentale) che vuole incanalare la paura verso certi elementi della società, in modo che sia più facile poi costruirci sopra facili retoriche, funzionali sempre a determinate parti politiche. Del resto, ne è evidente conferma la serie di norme che questo Governo ha adottato in fatto di immigrazione, del millantato problema della “sicurezza”: chi se le ricorda oggi le “ronde” padane, o la norma sui cosiddetti medici spia?

In molti casi, in fatto d’immigrazione, l’Europa ha tradito se stessa e la propria tradizione liberale, puntando il dito contro il mondo musulmano, descritto banalmente come portatore di stili di vita inconciliabili col nostro o, peggio, come incubatore del terrorismo di matrice fondamentalista. Si tratta di un pregiudizio, di islamofobia. Con queste premesse, diventa molto difficile affrontare con la riflessività e senso dell’equilibrio temi che pure impattano significativamente sulla tenuta di una società plurale e democratica, qual è la nostra.

Ad esempio la questione del cosiddetto “velo integrale”, intorno a cui le ciance di benpensanti o simili si sprecano. Certo, prendere una posizione è difficile, soprattutto alla luce dell’approccio interventista della Francia in merito: a livello teorico, in Italia già vige una legge che impedisce di coprirsi integralmente il volto, ma il fatto che in questo caso si tratti di una pratica religiosa induce a un surplus di riflessione, nell’ottica di contemperare due esigenze contrapposte e costituzionalmente tutelate: la sicurezza pubblica e la libertà religiosa. E allora ci dobbiamo chiedere: vietare il velo integrale è una misura efficace contro gli “annidamenti” del terrorismo islamico, come vengono chiamati, oppure finisce per alimentare fenomeni di segregazionismo femminile? Inoltre, lo stereotipo del musulmano come “sudicio”, “lurido”, “delinquente” è diffuso a tal punto da far invidia, ad esempio, a quello altrettanto odioso del siciliano sempre “mafioso”. Stereotipi e luoghi comuni tipici delle peggiori tesi e proposte leghiste, che rispondono alla xenofobia cieca di un partito sostanzialmente razzista.

Sia la riprova il maltrattamento che (troppo) spesso riserviamo a musulmani che forse avrebbero assai più diritto di noi di abitare la terra su cui siamo nati. Sia la cura una buona dose di cultura, una forte capacità di discernimento fra Islam e fondamentalismo islamico e una equilibrata analisi di autocoscienza. Sia il risultato l’abilità di mettere in discussione verità credute come intoccabili, anche se per troppo tempo abbiamo guardato a quelle persone non come uomini e donne ma come animali, perché qualcuno si è impegnato ad inculcarci ridicole falsità. Sia l’obiettivo un radicale cambiamento di considerazione verso il mondo musulmano, osservato non dal nostro punto di vista occidentale, bensì con un occhio più “cosmopolita”, e quindi critico.

Altrimenti non cambierà mai niente. Altrimenti quel terrorismo che ha portato al crollo delle Torri Gemelle, l’avvenimento che ha segnato in grande il ritorno della più truce barbarie umana, sarà servito ad allargare il divario fra occidentali e musulmani e non quello fra persone per bene in genere e terroristi. Altrimenti continueremo a credere alle fandonie iniettateci dai piccoli strateghi della propaganda. Questo clima ingannatore di paura bugiarda non voglio più respirarlo. Non voglio più vivere nell’islamofobia.