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Google, dal garage al mondo

– Il co-fondatore Larry Page, 37 anni, riprende in mano il timone del motore di ricerca per antonomasia, subentrando a Eric Schmidt, il traghettatore, manager di provata esperienza che ha guidato Google nel decennio (2001-2011) in cui si è trasformata da startup con 200 dipendenti a colosso planetario che in borsa vale 200 miliardi di dollari (più del Pil egiziano ai prezzi correnti). E’ un segnale forte alla comunità finanziaria: il visionario ideatore del Page rank, l’algoritmo più famoso del mondo, ha completato il tirocinio pratico da amministratore delegato del gigante dell’hi-tech ed è pronto ad assumere il pieno controllo della gestione quotidiana del business.
La notizia del cambio al vertice ha quasi fatto passare in sordina i risultati esaltanti relativi al quarto trimestre 2010: utile per azione di USD 8,75 su vendite nette per 6,37 miliardi, che surclassano le stime degli analisti posizionate rispettivamente a USD 8,09 per azione e 6,04 miliardi. Una crescita dell’utile netto del 28,8% su base annua (contro un 22% massimo atteso dal mercato), trainata dalla performance degli introiti pubblicitari del sistema paid clicks, in aumento del 18% rispetto al quarto trimestre dell’anno scorso (il mercato stimava al massimo un + 15%), che hanno beneficiato del rimbalzo dell’e-commerce nel periodo natalizio.

Risultati eccellenti che testimoniano la forza dei trend in essere nell’economia digitale. Che alimentano grandissime opportunità per la crescita e l’innovazione, sia di Google che dell’intero eco-sistema. La tendenza più importante è la progressiva transizione del mercato pubblicitario da off-line a online, che procede a passo sostenuto su tutte le piattaforme, non ultima quella mobile, dove Google ha raggiunto una quota del 60% del mercato, grazie alla penetrazione commerciale del sistema operativo Android e all’acquisizione di AdMob.
Ma facciamo un passo indietro e proviamo a ricostruire brevemente i fattori alla base del successo del motore di ricerca di Menlo Park, California, considerando Google al di là del suo aspetto tecnico e materiale.

L’impresa è un’insieme umano molto più complesso della sommatoria dei suoi mezzi materiali di produzione. Nell’ambito di questa grande categoria c’e’ l’imprenditore “nomenclaturista”, che fa profitti con le relazioni privilegiate che intrattiene con il potere politico e la cui attività non è giustificata dalla competenze, ma dalla posizione sociale ricoperta. E c’e’ la vera impresa, quella che innova. L’azienda lungimirante e dalle molteplici competenze, tecniche e gestionali. Che ha la capacità di individuare i possibili scenari futuri del mercato, di prevedere i possibili bisogni dei clienti e al tempo stesso di migliorare l’organizzazione interna, incentivando ciascun dipendente a dare il meglio di sé.

La storia di Google ci ricorda che il mestiere dell’imprenditore è un mestiere complesso, in continua evoluzione, che non consiste nell’applicazione di ricette già pronte, ma è fatto di sperimentazione, creatività e innovazione. Solo così si può spiegare una crescita apparentemente sorprendente che ha portato l’idea del garage a svilupparsi fino a fatturare qualcosa come 29 miliardi di dollari l’anno.


Autore: Pierpaolo Renella

Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

2 Responses to “Google, dal garage al mondo”

  1. Tudap scrive:

    A questo proposito non si può che rivolgere un invito a sostenere due piccoli (per ora) ma ambiziosi progetti che vogliono ricreare lo spirito della Silicon Valley anch etra i giovani (futuri) imprenditori italiani:
    Mind the Bridge Foundation (http://www.mindthebridge.org/) e Fulbright BEST (http://www.bestprogram.it/)!

  2. Tudap,

    sia Mind the Bridge Foundation che Fulbright BEST svolgono una funzione importante per stimolare l’innovazione in Italia.

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