– Ancora una volta l’entourage di Berlusconi sta dando il meglio di sé.
L’onorevole Lupi, disperato, accavalla argomentazioni sempre più improbabili.
Il senatore Quagliariello non sa più cosa inventarsi per riuscire a continuare a far combaciare la figura del defensor fidei con quella del libertino di Arcore.Il Predellino, più o meno con la stessa intenzione, a sua volta si è imbarcato in un’odissea di voli pindarici e artifizi retorici. Tutti volti allo scopo – per certi versi goliardico – di riuscire, per l’ennesima volta, a trasmutare la realtà, o meglio a (sic) “contestualizzarla”.

Così quelli che prima erano etichettati come malvagi relativisti senzaddio diventano improvvisamente i bacchettoni, i moralisti, i bigotti, mentre Berlusconi, l’Unto del Signore, diventa un povero settantaquattrenne bricconcello e libertino che ha il bel vizietto di voler fare il monopolista anche in fatto di case-chiuse.

Ma a noi che ci picchiamo di liberalismo, libertarismo e anche di un certo libertinismo, capiteci, questa cosa non va tanto giù.
Per quale motivo al nostro Presidente del Consiglio basta organizzare un paio di feste (“eleganti e tranquille”, cit.) e subito, nonostante i vari decreti Englaro, sostegni al probizionismo, guerre alla prostituzione, difese della famiglia “naturale” e dei Valori cattolici (e solo di quelli), ottiene una bella patente di autentico libertino e libertario, mentre chiunque altro, per quanto sia radicale, liberale, libertario, per quanto si sia battuto e si batta per la legalizzazione della prostituzione, contro l’omofobia, per le coppie di fatto, l’eutanasia, il biotestamento, la laicità, viene tacciato di moralismo e bacchettonismo appena osa affermare che “il re e’ nudo”?

Non si entra nel merito della vita personale di Berlusconi. Non si sta giudicando il libertinismo privato, che magari sarà un problema per la Bindi, per Vendola, per la Binetti, ma di sicuro non per noi.

Si sta giudicando, per citare Emma Bonino, il cocktail “vizi privati, proibizionismo pubblico”. Ormai su Libertiamo.it è stato ribadito più volte, anche dallo stesso Della Vedova, che la vita privata del premier diventa contestabile in quanto e solo in quanto il PDL si pone come incarnazione del più becero catto-bigottismo, del moralismo sulla vita privata altrui, della stigmatizzazione del relativismo.
Da queste parti, se quello di Berlusconi fosse – per dire – un partito libertario in stile olandese, non avremmo niente da contestare sulla sua vita privata, finché resta nei limiti della legalità; dato che così non è, però, il motivo per cui, secondo gli stessi princìpi portati avanti dal suo partito, il Berlusconi privato non può conciliarsi col Berlusconi pubblico dovrebbero ormai averlo capito tutti, ma proprio tutti.

Ancora una volta, però, la magia berlusconiana si è avverata, si è rimesso in moto il bispensiero. In questo momento, per il pidiellino medio, siamo noi i bacchettoni perbenisti che vanno a ficcare il naso nella vita privata del Premier (quando lui, poverino, non ha mai detto niente a nessuno), mentre il suddetto Premier è diventato il simbolo della libertà, del libertinismo e del libertarismo.

E’ bastata una dichiarazione, una sola, perché una decina d’anni di vita politica all’insegna del clericalismo fosse cancellata dalla mente dei suoi elettori.

O semplicemente, forse, è stata raggiunta la massima aspirazione del politico moderno, la dissociazione dei Berlusconi, una doppiezza che permette di evocarli a giorni alterni tutti e due, quello privato e quello pubblico.
A seconda di cosa? Ma dell’opportunità politica del giorno, of course.