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Bunga Bunga Connection

– L’11 settembre del 2008, con squilli di trombe, il Consiglio dei Ministri approvò il disegno di legge  “Misure contro la prostituzione” del ministro Carfagna.
Nella relazione illustrativa del disegno si affermava che :“Il tema della prostituzione è da sempre assai controverso per le sue implicazioni etiche, culturali e di ordine pubblico. Le condizioni di miseria sociale e morale in cui in prevalenza si consuma il fenomeno della prostituzione impongono  alle Istituzioni di intervenire attraverso misure che, in primo luogo, tutelino la dignità ed i valori della persona umana e la sua libertà di determinazione.”

Nel disegno di legge quindi: “Viene interamente riscritto l’art. 600-bis del codice (…) meglio delineando la condotta dello sfruttamento della prostituzione minorile, chiarendo che l’utilità, anche se solo promessa, in cambio della quale il minore compia atti sessuali può anche essere non economica, rivedendo il regime delle circostanze ed aumentando le relative pene per l’induzione.”

Il ddl, in 4 articoli, puniva l’arresto da cinque a quindici giorni per chi si prostituisce in luogo pubblico e prevedeva sanzioni per i clienti e ammende da 200 a 3.000 euro per chi offre prestazioni sessuali, pena applicata anche a chi si rivolge alle ‘lucciole’, ed inoltre puniva chi compie atti sessuali con un minore tra i 16 e i 18 anni in cambio di denaro con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Vi ricordate cosa disse all’epoca il ministro Mara Carfagna? Disse questo: “si tratta uno schiaffo durissimo al mercato della prostituzione, gli toglie linfa. Un fenomeno vergognoso (…). Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga».
Una bella fetta del mainstream berlusconiano reagì con plausi e congratulazioni al ministro, al premier, ed a se stessi, nella loro funzione di paladini e regolatori della morale pubblica.
E poi ci furono le dichiarazioni di Berlusconi, che in una conferenza stampa disse fiero: “La prostituzione è un fenomeno che sta dilagando” e poi “che queste pene siano molto giuste anche quando soprattutto queste prostitute sono minorenni”.

Questo è il punto. La morale politica – in Italia ridotta a puro ologramma, ad apparizione, a mo’ di Madonna, che sembra fulminare le coscienze dei pochi che l’han vista, ma invisibile ai più – dovrebbe istantaneamente portare il paese tutto ad una sola univoca riflessione, o meglio decisione: una ipocrisia del genere, è indegna, punto. Prostituirsi vuol dire, solo e semplicemente, prendere soldi in cambio di sesso o di simulazioni sessuali. Tutte coloro che scambiano soldi con sesso sono prostitute e tutti colori che pagano donne con le quali hanno avuto rapporti sessuali, son clienti che, ideologicamente, alimentano il mercato. Chi è d’accordo con questo teorema – e lo dovrebbero essere tutti i berlusconiani che non si sono opposti all’approvazione ed alla campagna di comunicazione a favore del ddl della Carfagna – dovrebbe, se dotato di coscienza, andare a palazzo Chigi e chiedere le dimissioni di Berlusconi. Non lo fanno perché non hanno morale politica ma, semplicemente, si limitano a fare i moralisti quando serve a raccattare consensi tra i settori più gretti e qualunquisti del paese, quelli dove si può essere moralisti senza morale.
Che tutte queste ragazze della bunga bunga connection abbiano preso soldi per fare simulazioni di atti sessuali completi è l’unica, ma bastevole, certezza intangibile delle intercettazioni e delle indagini, ergo, sono prostitute. Come sono prostitute anche quelle che una volta chiamavamo “mantenute”, un eufemismo per intendere una mignotta con un solo facoltoso cliente che signorilmente non pagava le singole marchette, ma metteva a disposizione della professionista un appartamento, mobili, vestiti e pagamento utenze. Esattamente come fa Berlusconi. In questo contesto le esternazioni e le minacce contro la magistratura “eversiva” suonano come un tetro paradosso; perché mai i magistrati sono eversivi e nemici della “volontà del popolo” se agiscono proprio in nome delle direttive politiche ed ideologiche del premier e del suo governo, ossia, la lotta alla prostituzione?
Ma forse non si sapeva che Ruby era minorenne? E lui si è fidato, la ha adottata perché discriminata da quando si è convertita al cattolicesimo e perché da bambina ha subito violenze, si è fidato perché è un ingenuo che si fida della prima che incontra, vestita da porno star con tette di fuori e tacco 13, che gli dice di essere una povera bisognosa, una Maria Goretti vestita alla moda di Porto Cervo. E un uomo così ingenuo, filantropo incapace di capire il prossimo, sta lì a fare il premier di uno dei paesi leader nell’occidente? C’è qualcosa che non quadra. Ma non per gli italiani. È una questione mediatica?

È da anni che ogni volta che si prova a scrivere o a dire che l’apparato mediatico italiano narcotizza le coscienze del paese ci si sente rispondere che così si tradisce la ricerca. Che ormai da decenni le ricerche nella sociologia della comunicazione hanno determinato che gli effetti dei mass media sugli elettorati sono da considerare in quel ventaglio di gradazioni che va da “effetti minimi” a effetti “non trascurabili”, ma mai determinanti. Questo è vero. Ma queste ricerche hanno studiato sistemi mediatici “fisiologici” ossia dinamici. Come il sistema mediatico statunitense dove in libero regime di concorrenza le reti e le testate tendono a narrare le diverse anime ideologiche del paese. Il sistema mediatico italiano, invece, non è dinamico, ma bloccato. Il mercato televisivo generalista non è in regime di concorrenza, ma organizzato sugli interessi economici e politici del premier. La Rai è gestita politicamente da Berlusconi, e Mediaset è di sua proprietà, e la7 (che è “fatta” dagli interessi economici di Telecom) se da un lato lascia carta bianca a Mentana, dall’altro sta imponendo ad i suoi altri anchorman una linea “morbida” sulle attuali questioni del bunga bunga. In Italia, in questo momento storico, le tv generaliste sono un’arma univoca nelle mani della Presidenza del Consiglio. Tranne due programmi ed una rete (che non modificano il sentire comune perché visti da un pubblico radicato nelle sue idee) tutto il resto della produzione è al servizio della rimozione della coscienza morale politica del paese. La tv italiana è sempre più simile ad un grande, infinito, colorato, fantasmagorico, cinegiornale Luce.

Ultima cosa. Le varie ragazze bunga bunga, che spillano soldi a Berlusconi, che vogliono comprare 24 paia di scarpe senza lavorare, che se i regali del capo-sultano le deludono gli cristonano dietro, che fanno le mantenute d’accatto a 23 anni, che si fanno intervistare all’uscita dalla questura con in mano una bustona Gucci, per far vedere che han successo. Queste ragazze, è vero, sono l’Italia, come hanno scritto Battista e Cazzullo sul Corriere. Ma nessuno ha scritto che queste ragazze sono l’Italia voluta e teorizzata ed ideologizzata da un certo marketing mentale mass mediatico berlusconiano. L’Italia del successo qui ora e subito. Del tutto si può ottenere. Del se son furbo, è un valore. L’Italia del tutto si può fare, anche senza competenze. A meno che la vulva non sia una competenza. Questa Italia, ora vuole e pretende. Una volta si allevavano le figlie della lupa, adesso le lupe.
Certo, l’anima di Mussolini, tra le fiamme, si starà facendo grasse risate.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

4 Responses to “Bunga Bunga Connection”

  1. Eh no! “Ma nessuno ha scritto che queste ragazze sono l’Italia voluta e teorizzata ed ideologizzata da un certo marketing mentale mass mediatico berlusconiano”. Questo c’è chi lo dice da parecchio tempo e anche voi lo sapevate benissimo ma avete preferito girare la testa dall’altra parte. Almeno per un bel po’.
    Ho letto anche la lettere di Giulia Bongiorno stamani, condivisibile in tutto come lo è il suo articolo, ma nel PdL c’eravate voi e come funzionava la questione lo sapevate meglio di tutti.

  2. Parnaso scrive:

    Uno dei miei migliori amici frequentava assiduamente e seriamnente una ragazza, la sua fidanzata; quando questi la portava a cena (leggi offriva, ogni volta che le dava un regalino, questa ragazza gliela dava. Se non c’erano questi doni del cuore, no! da che mondo e mondo, le ragazze , anche le fidanzate, non l’ha danno gratis, perchè non esiste la logica del dono, ma quella del possesso: infatti oggi si ritiene che l’umono (maschio e femmina) non E’ corpo, ma ha un corpo, di cui si può disporre a piacemento (concezione antropologivca, da cui derivano aborto ed eutanasia. Morale della favola: chiamare prostitute le ragazzine della corte di Berlusconi è una offesa nei confronti delle prostitute vere, quelle che lo fanno di mestiere, sovente sfrutate da padroni senza scrupoli. In caso contrario dovrei chiamare prostituta anche la fidanzata del mio amico visto che per donare il proprio corpo al suo fidanzato aveva bisogno dell’aiutino monetario.

  3. erasmus scrive:

    ancora la favola del clima berlusconiano alimentatoa dai media …semplicemente ridicolo …finiani ipocriti e moralisti per opportunismo..

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