Perché Berlusconi, unico in Europa, difende il dittatore Lukashenko?

di SIMONA BONFANTE – Esattamente un mese fa, il 19 dicembre, il Presidente bielorusso uscente, Alexandr Lukashenko, è stato rieletto con il 79,67% dei voti. Elezioni farsa – ha denunciato l’Osce che, due settimane dopo, si è vista sospendere dalle autorità locali, unilateralmente, le attività della sede a Minsk. Questo avveniva mentre il neo-eletto metteva in galera 600 tra le circa diecimila persone scese in piazza per protestare contro i brogli e le plateali irregolarità del voto e del conseguente scrutinio. Finiti dentro anche gli altri candidati alle presidenziali – Vladimir Neklyayev, Andrei Sannikov, Nikolai Statkevich e Alex Mikhalevich.

Funziona così in Bielorussia, da quando – era il 1994 – l’amico di Berlusconi si è insediato al comando del proto-satellite Urss. Oppositori politici, ma anche attivisti della società civile, liberi imprenditori – Vladimir Asipenka e Mikalay Autukhovich tra costoro – e giornalisti finiscono dentro o ‘suicidati’ – questo il caso di Aleh Byabenin, fondatore dell’autorevole sito di contro-informazione Charter 97, di cui si è pianta la misteriosa dipartita lo scorso 3 settembre.

In Bielorussia la stampa (e la distribuzione dei giornali) sono monopolio del governo. Dal primo febbraio scorso, poi, Internet è posto sotto il controllo diretto della Presidenza. Quanto alle organizzazioni non governative indipendenti, beh, viene sistematicamente negata loro la registrazione, ovvero impedito di operare legalmente nel paese. Per non parlare delle minoranze etniche (in special modo polacche e rom) e sessuali (gay e transessuali): discriminazione scientifica, più che sistematica.

Ebbene, per tutto questo nel 2008 il Consiglio UE stabilisce che a 41 rappresentanti del governo bielorusso, incluso il presidente Lukashenko, sia interdetto l’ingresso su territorio europeo. Il 25 ottobre scorso, tuttavia, il Consiglio UE decide di prolungare al 31 ottobre 2011 il provvedimento, ma di sospenderlo per il Presidente e ad altri 35 funzionari, in ossequio alla decisione del governo di accettare regole di campagna elettorale che rispondessero agli standard democratici internazionali.
Il Presidente ed il governo bielorusso, tuttavia, quelle regole le hanno platealmente violate. È per questo che il 7 gennaio scorso la diplomazia di Bruxelles ha espresso la necessità di un’azione sanzionatoria comune.
L’Europa democratica, in sostanza, chiede che la sospensione delle sanzioni per Lukashenko & Co. venga ritirata. L’Europa, per una volta, fa fronte comune, con Germania e Polonia – insieme a Svezia, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Repubblica Ceca – in testa. Ma qualcuno si oppone. Indovinate chi?

“Il governo italiano ritiene che la risposta alla repressione dell’opposizione in Bielorussia non possa essere basata solo su un ripristino delle sanzioni Ue sospese nel 2008, ma vuole che vi sia un approccio “articolato” che non blocchi il dialogo politico con Minsk”. L’ha detto lo scorso 12 gennaio il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare cui è seguita la mozione presentata alla Camera da Futuro e Libertà, con Benedetto Della Vedova ed Italo Bocchino come primi firmatari.

La mozione di Fli impegna il Governo ad attivarsi ufficialmente presso il governo bielorusso per l’immediata scarcerazione di quanti siano stati arrestati a seguito delle manifestazioni post-elettorali dello scorso dicembre. Si chiede inoltre al premier Berlusconi di agire di concerto con i partner comunitari affinché sia ripristinato il divieto d’ingresso nel territorio europeo per le 36 alte cariche della Repubblica Bielorussa, incluso il presidente Lukashenko, almeno fino a quando questi non abbia intrapreso atti concreti nella direzione della democratizzazione del paese, ovvero abbia offerto garanzie che le organizzazioni politiche nazionali ed internazionali impegnate per il consolidamento della democrazia, delle libertà individuali e dei diritti umani nel paese est-europeo possano operare in piena sicurezza e libertà.

La questione sarà affrontata a Bruxelles il 31 gennaio prossimo, dieci giorni dopo l’inaugurazione ufficiale del quarto mandato presidenziale di Lukashenko.
L’Italia però ha ad oggi mantenuto un atteggiamento ambiguo, se non pericoloso. Da un parte, assicura l’appoggio alle sanzioni – così Berlusconi a Merkel nel bilaterale a Berlino della scorsa settimana. Dall’altra però, chiede alla Ue “un approccio articolato”. Cioè? Boh!
Ricordiamo infatti che non si tratta di infliggere sanzioni economiche né di avviare chiusure penalizzanti per la popolazione. Si tratta piuttosto di mandare alle autorità di Minsk un segnale non solo simbolico, circa la indesiderabilità dei loro comportamenti – la loro, mica quella dei cittadini bielorussi. Ricordiamo inoltre che senza unanimità le sanzioni non passano.

Notizia di ieri: il governo polacco ha unilateralmente deciso il divieto di ingresso nel territorio nazionale di Lukashenko e di un insieme di giudici, procuratori e capi dei servizi che Varsavia ritiene responsabili delle persecuzioni contro gli oppositori seguite alle elezioni presidenziali.
La Polonia è nostra amica. L’Europa è la nostra patria. La democrazia è il nostro valore ‘non negoziabile’. Possibile che Berlusconi non capisca cosa possa implicare per la credibilità dell’Europa, dei suoi valori, della sua tenuta internazionale opinare su queste incontrastate certezze?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

10 Responses to “Perché Berlusconi, unico in Europa, difende il dittatore Lukashenko?”

  1. Adriano scrive:

    Lukashenko è il modello al quale si ispira e aspira il nostro B.
    E’ stato “eletto” dal popolo, quindi ha mano libera finchè riesce a mantenere il potere.

  2. Marco scrive:

    Semplice.
    Perchè è un cialtrone e gli piacerebbe essere un dittatore.

  3. LIVIO scrive:

    Perchè, forse ci guadagna qualcosa!!!!

  4. Antonio scrive:

    L. e’ il modello di riferimento di B., B. ci guadagna qualcosa, da qualche parte, e l’amico P. gli ha chiesto una mano. Una bella cricca di compagni di merende …

  5. l’asolutismo ha solo cambiato la forma di governo: da monarchica a repubblicana, o pseudotale

  6. Andrea B scrive:

    Perchè tutto questo ? Od occhio e croce direi un favore all’ amico comune, neo zar di tutte le Russie …

  7. GIAMPAOLO scrive:

    Smettetela, non siete credibili!

  8. mogol_gr scrive:

    Per poi poter difendere anche Mubarak.

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