L’uomo giusto all’AEEG? Carlo Stagnaro (che però non ha tessere di partito)

– Le chiamavano indipendenti. Sono le autorità di settore sorte prevalentemente nel corso degli anni Novanta per tutelare interessi che nel tempo hanno assunto maggior riconoscimento nel nostro ordinamento o per regolamentare e vigilare su pezzi dell’economia nevralgici per il paese e investiti in quegli anni dall’ondata di liberalizzazioni e privatizzazioni. Nel Dna delle authority dovrebbe esserci l’indipendenza dalla politica e dagli interessi degli operatori sottoposti alla loro vigilanza. Uso il condizionale perché il recente caso dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas svela la debolezza di un equilibrio tra politica e amministrazione sotto costante minaccia.

A metà dicembre scadeva il mandato dei due commissari in carica dal 2003, Alessandro Ortis e Tullio Fanelli. Dopo un estenuante confronto tra maggioranza e opposizione e in seno ai principali partiti (Letta e Tremonti, da un lato, le correnti interne al Pd dall’altro) sono stati portati in Parlamento le designazioni di Antonio Catricalà alla presidenza, di Alberto Biancardi, Guido Bortoni, Luigi Carbone e Valeria Termini come componenti dell’autorità. Ma la cinquina non ha retto: alcuni dubbi sulla competenza e adeguatezza di almeno un candidato si sono fatti strada, i malumori nel Pd hanno provocato le dimissioni di Federico Testa da responsabile per l’energia del partito e l’insoddisfazione trasversale per l’accordo raggiunto ha indotto Catricalà a ritirarsi prima di finire vittima predestinata dei veti incrociati della politica. E così ci si è trovati di nuovo al punto di partenza.

Una politica rivelatasi irresponsabile e incapace di condurre gli stessi giochi di palazzo a cui non riesce proprio a rinunciare è stata salvata in corner dal Consiglio di Stato che ha ammesso una prorogatio del collegio di altri 60 giorni. Ma l’instabilità politica, gli scandali e il clima rovente che infiamma la vita pubblica nazionale non concedono alla nostra classe di governo il tempo e la calma per preoccuparsi della nomina di un’autorità chiamata a regolare un settore vitale per l’economia che fattura 230 miliardi di euro l’anno.
In questo contesto surreale in cui la (s)partitocrazia mostra tutta la sua inadeguatezza, non può che trovare una calorosa accoglienza il dibattito aperto da Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani, sul quotidiano Terra. L’idea, ispirata ai migliori principi di trasparenza e legalità, è quella di rendere pubblico un confronto sulle nuove designazioni e sui curriculum dei candidati per proporre una rosa di nomi che risponda davvero ai requisiti di competenza, professionalità e indipendenza richiesti per dirigere un’authority come l’Aeeg.
Una volta tanto, si è assistito alla pubblica enunciazione da parte di un segretario di partito (partito anomalo, da sempre alieno alle logiche lottizzatorie, va detto) di nomi che nulla hanno a che fare con la propria fazione. In un secondo intervento, Staderini propone una rosa di “papabili”, persone che meriterebbero di far parte del collegio di vertice dell’autorità per i meriti dimostrati sul campo, anziché per la devozione profusa a favore di una o l’altra corrente politica.

Su tutti, il nome di Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni. Mario Staderini lo definisce un “nome di rottura” e ha buoni motivi per farlo. La cifra del lavoro e dello stagnaro-pensiero è l’onestà intellettuale, lo spirito libero e indipendente sempre in cerca di verità, anche scomode, mai soddisfatto delle scontatezze che la retorica propone per mascherare interessi di parte e carenze della ragione. Laureato in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Carlo Stagnaro si è specializzato successivamente in economia presso l’IMT Institute for Advanced Studies Lucca. Dirige il dipartimento Studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, ha scritto saggi sulle implicazioni economico-scientifiche del Protocollo di Kyōto e del global warming (riscaldamento globale), e collabora per quotidiani e periodici come The Wall Street Journal, Oil & Gas Journal, Tech Central Station, National Review, oltre che Il Riformista, Il Giornale, Il Tempo, Finanza & Mercati, Il Secolo XIX, Libero, Il Fatto quotidiano, Aspenia e Il Foglio. Membro della Società italiana di fisica e dell’Associazione “Galileo 2001 – Per la libertà e la dignità della scienza”, è fellow dell’International Council for Capital Formation e dell’International Policy Network.
Le carte in regola, insomma, sembra proprio averle. Gli manca solo la tessera di partito, se questo è un problema per chi lo volesse in un’autorità amministrativa indipendente.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

3 Responses to “L’uomo giusto all’AEEG? Carlo Stagnaro (che però non ha tessere di partito)”

  1. gianpaolo@liberista scrive:

    articolo condivisibilissimo!!!:)

    buona giornata a tutti

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  1. […] influenze di tipo politico. In precedenza il rinnovo delle autorità amministrative indipendenti (AEEG e CONSOB) è stato un autentico calvario, con lotte tra forze politiche, ove non tra singoli […]