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La tragedia di Rio ha una causa politica: il populismo della classe dirigente

– Il governo di centro-sinistra di Dilma Rousseff inizia il suo mandato con una sfida di proporzioni tragiche da affrontare: le pioggie torrenziali che hanno colpito la regione serrana dello stato di Rio de Janeiro in Brasile hanno gia causato la morte di centinaia di persone. La tragedia é stata classificata dal Centro di Ricerca sull’Epidemiologia dei Disastri in Belgio come una delle 10 peggiori frane degli ultimi 111 anni. L’evento ha una portata eccezionale visto che le precipitazioni di poche ore sono comparabili con quelle dell’intero mese di gennaio degli scorsi anni. Tuttavia rimane da chiedersi se le responsabilitá di una tragedia di queste dimensioni sia da attribuirsi esclusivamente ad un fenomeno meteorologico eccezionale, oppure se qualcosa poteva essere fatto per prevenire o limitare i danni di quanto accaduto.

Nonostante il Brasile abbia fatto passi importanti nel governo di Luis Inacio Lula da Silva (PT) in termini di crescita economica, controllo dell’inflazione, avanzo del PIL (fra le 10 economie del mondo) e principalmente grazie a progetti sociali come la Bolsa Familia e i Programas de Aceleração do Crescimento (PAC)  il modello di sviluppo del paese è ancora basato su due fattori che, messi insieme, creano gli ingredienti perfetti per una tragedia come questa. Da un lato un populismo vigente a livello locale che alla caccia di voti permette la crescita di un’urbanistica disordinata in questi insediamenti in massa sulle colline senza qualsiasi tipo di controllo preventivo della topografia locale ed in zone dove le case vengono costruite su terreni molto instabili. Tutto ciò ovviamente viene aggravato dalla disparità sociale in cui le classi benestanti che vivono in aree maggiormente sicure (anche se non sempre), non si chiedono come mai i loro impiegati, le loro badanti e le donne delle pulizie (tutta la classe media e ricca gode di questi vantaggi) riescano a vivere con uno stipendio minimo di 540 reais al mese (circa 200 euro).

Se ci fosse maggiore spirito critico sarebbe semplice comprendere che gli stipendi molto bassi costringono queste persone a risparmiare sulle spese per le abitazioni costruendo illegalmente in terreni pubblici o di proprietá altrui, evitando cosí di pagare le spese per l’affitto.
Questo è il caso delle tre cittá serrane di Petropolis, Teresopolis e Nova Friburgo, colonizzate da tedeschi e svizzeri alla fine dell’ottocento e storicamente benestanti. Le terre occupate di solito sono situate nelle periferie delle cittá e si trasformano in mini quartieri conosciuti come favelas. Le autoritá hanno interesse a tollerare queste situazioni per non alterare il delicato equilibrio sociale a scopi elettorali.
Il risultato di tutto ció si vede nei drammatici numeri di questa vicenda: piu di 700 morti e centinaia di dispersi, in maggioranza provenienti dai ceti piú bassi, anche se questa volta la forza della pioggia non ha risparmiato anche aree ricche come la Vale do Cuiaba, nella cittá di Petropolis. Famiglie intere travolte dal fango, vite distrutte. I cimiteri della cittá di Teresopolis, una delle piú colpite non ha spazio per tutti i deceduti.

Il nuovo governo del presidente Roussef ha l’occasione di prendere le distanze da questa questa retorica populista lassista dei governi del passato aiutando cosí a garantire un sicuro utilizzo del territorio. La ricostruzione dovrebbe impedire la presenza di nuove abitazioni nelle zone a rischio. Soprattutto, si deve fare in modo che i fondi destinati alla ricostruzione delle cittá colpite arrivino il piú presto possibile senza perdersi in un “tug of war” di colpe fra le autoritá locali ed il governo federale. Il Brasile é una democrazia giovane e le stime di crescita di Goldman Sachs prevedono che nel 2050 il Brasile sará fra le cinque maggiori economie del mondo. Per raggiungere questo obiettivo, il nuovo governo deve avere la maturitá politica di tutelare equamente i diritti dei suoi cittadini senza distinzioni economiche e sociali. Questo significa avere un piano urbanistico certo, che metta al centro della vita del paese il diritto alla vita della popolazione attraverso anche l’imposizione di sanzioni ai comuni non in grado di seguire queste direttive. Se questo non succederá, il Brasile dovrá prepararsi ad altre tragedie di questo tipo e, in quel caso, la responsabilitá non sará piú solo delle piogge, ma anche e soprattutto di una classe politica che non è stata in grado di imparare la lezione.


Autore: Melissa Rossi

Nata a Petropolis, Brasile nel 1980. Laureata cum laude in scienze politiche al Saint Anselm College, ha conseguito un master in relazioni internazionali alla Suffolk University di Boston con una specializzazione in organizzazioni internazionali e studi Latino Americani. Ha lavorato come assistente di ricerca alla Notre Dame University e insegnato in corsi sulla transizione democratica in Brasile alla Metropolitan University Prague.

3 Responses to “La tragedia di Rio ha una causa politica: il populismo della classe dirigente”

  1. Giordano Masini scrive:

    L’ultima volta che ono stato in Brasile, meno di 5 anni fa, lo stipendio minimo non raggiungeva i 300 reais (e il cambio con l’euro era tutt’altra cosa rispetto a oggi). Se oggi è quasi raddoppiato, e lo si deve allo straordinario sviluppo brasiliano degli ultimi anni, forse si può dire che il baratro che tradizionalmente divideva i ceti agiati, per lo più beneficiati da rendite corporative, e l’enorme massa di poveri si stia in qualche modo colmando (ci vorrà tempo, ovviamente), e che finalmente anche in Brasile si stia formando un ceto medio analogo a quello di altri paesi dell’America Latina, prima fra tutti l’Argentina.
    A quanto mi raccontano amici che vivono in Brasile (parlo di Salvador, Bahia, che tra l’altro come tutte le città del Nordeste sconta un deficit di sviluppo rispetto al resto del paese) anche dal punto di vista urbanistico stanno cambiando molte cose, e si sta cercando di interrompere quel meccanismo praticamente automatico (ma finora sempre tollerato dalle autorità, come giustamente hai descritto nel tuo bell’articolo) grazie al quale ogni nuova costruzione veniva immediatamente circondata da favelas. Me lo auguro per un paese a cui voglio un bene dell’anima.

  2. Ho scritto qualcosa di simile, mettendo a confronto l’atteggiamento fazioso tenuto in occasione di Katrina/Bush e quello tenuto in occasione delle alluvioni in Brasile.
    Trovo sballato il vezzo di prevedere sorpassi di nazioni come Cina e Brasile. Di norma i cicli di boom economico durano 15/20 anni al massimo. Il caso cinese è diverso perché si partiva da condizioni subumane (decine di milioni di morti per fame al tempo del “Balzo in avanti” di Mao), e perché buona parte delle factory cinesi sono in mani occidentali. Al termine dei cicli di crescita diventa obbligatorio alzare i salari e allora la musica cambia, e molto.
    Sul Brasile e gli USA: http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2011/01/locchio-di-riguardo-alluvioni-in-brasile-e-katrina.html
    Su Cina e USA: http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2011/01/vertice-usa-cina.html

  3. Melissa Rossi scrive:

    Salve Giordano,
    Hai ragione sul fatto che il Brasile stia diventando un paese più equo, ed infatti l’anno scorso il paese e’ stato l’unico nel mondo che há diminuito le disuguaglianze sociali in mezzo alla crisi economica che non vuol dire poco. Certo, il governo si sta impegnando, ma il tragitto sarà lungo a causa di secoli di mancanze di politiche pubbliche per tutti e non solo per la classe piu’ ricca.
    Volevo fare una correzione all’articolo in merito allo stipendio minimo. Anche se tutti gli anni il governo corregge il salario in base all’inflazione (ed infatti dovrebbero votare ora in Congresso per l’aumento che lo porterebbe a R$ 540) lo stipendio attuale vale R$ 510.

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